

?Tir assassini?. ?Tirroristi?. Oppure ?Tir con licenza di uccidere?, come ? stata titolata l’inchiesta pubblicata sul numero de ?L’Espresso? in edicola a fine marzo. Ovvero: siamo alle solite, all’abitudine di fare demagogia, di accontentarsi di un’analisi generica (capace solamente di mostrare all’opinione pubblica un’immagine distorta di una categoria nella quale tutti al volante si comporterebbero come irresponsabili, incuranti dell’incolumit? degli altri utenti della strada) senza avere la capacit? o la voglia di analizzare la realt?, i dati. Per esempio quelli ISTAT, che avrebbero raccontato una realt? ben diversa, fatta di una stragrande maggioranza di camionisti professionali e responsabili, senza alcun desiderio autodistruttivo di provocare incidenti. Una realt? dalla quale emerge che solo sette incidenti su 100 vedono coinvolti camion e camionisti con la percentuale che scende ancora sensibilmente quando di parla di incidenti provocati dai mezzi pesanti. E, ancora, mentre dal 1995 al 2004 il numero di incidenti, in termini di eventi, saliva del 23 per cento, quello degli incidenti che hanno visto coinvolti veicoli merci, i presunti ?Tir con licenza di uccidere? sono aumentati del 15 per cento: l’otto per cento in meno. E’ scritto tutto nero su bianco nel Rapporto sull’incidenntalit? nell’autotrasporto dell’Istat, l’Istituto nazionale di ricerca. Dati inconfutabili e a disposizione di tutti. Giornalisti compresi. A partire da quelli de ?L’Espresso? che nella loro indagine accennano all’insufficienza dei controlli, senza per? dar un nome e un cognome ai responsabili (tanto basata scaricare tutto addosso agli autotrasportatori), senza raccontare che nel 2005, con la legge 32, il Governo introdusse un sistema di liberalizzazione regolata fondata su tre principi: la responsabilit? condivisa tra caricatori, committenti e autotrasportatori; il rispetto delle regole sulla sicurezza sociale e della circolazione; i controlli sulle strade e presso le imprese. Per realizzare ci? venne previsto in un protocollo di intesa, condiviso e ribadito anche dall’attuale Parlamento, che si sarebbero istituite pattuglie dedicate ai controlli dei mezzi pesanti, da realizzare in ogni provincia, nel numero di almeno dieci al giorno. Peccato che tutto sia rimasto sulla carta. L’indice di produttivit?, ovvero il rapporto fra i mezzi adibiti ai controlli e il numero dei controlli effettuati, ? ahinoi, rimasto identico, se non diminuito. E la stessa sorte ? toccata all’emandamento che prevedeva l’obbligo, per i conducenti di mezzi pesanti coinvolti in incidenti con feriti o decessi, di attestare di non essere consumatori abituali n? di sostanze alcoliche n? di stupefacenti, intervenendo con l’interdizione alla guida. Le inchieste giornalistiche, per essere tali, non dovrebbero limitarsi agli effetti ma risalire invece alle cause e alle responsabilit?. Certo, occorrerebbe raccontare che i primi a chiedere controlli severissimi, per combattere gli abusivi e il lavoro nero, sono stati proprio gli autotrasportatori, che spesso sono padri di famiglia e sulle strade non si divertono a rimetterci la pelle. E bisognerebbe addirittura parlare di camionisti vittime di incidenti sul lavoro (perch? chi cade dall’impalcatura ? una povera vittima e un camionista con moglie e 4 figli a casa no?) Ma forse questo non sarebbe uno scoop, non assicurerebbe il facile titolone sparato in copertina. Paolo Ugg? P.S.: oltre al danno ora si ? aggiunta la beffa, sotto forma di una solenne bocciatura inflitta dai competenti organismi europei all’Italia proprio per la carenza dei controlli previsti anche da una direttiva comunitaria. Gli stessi controlli che gli autotrasportatori avevano ripetutamente chiesto attraverso le denunce di Conftrasporto e le interrogazioni parlamentariche sollecitavano il Governo la cui incompetenza e le cui evidenti lacune (da parte chi ha gestito i ministeri) hanno provocato questo nuovo grave incidente di percorso.