

Quanti hanno dimenticato il fermo dell’autotrasporto che nel dicembre scorso paralizz? l’economia nazionale per tre giorni interi? Gli operatori del settore decisero di intraprendere quella clamorosa iniziativa stanchi di due anni di intese sottoscritte e mai rispettate dal ministro Bianchi e soprattutto dell’immobilismo nelle scelte concernenti il trasporto merci. La soluzione, ipotizzata al solo fine di rimuovere le situazioni di difficolt? esistenti in quei giorni nel Paese, fu trovata con una nuova serie di proposte che l’Esecutivo present? alla categoria. Vi fu molta insoddisfazione e molte furono le critiche nei confronti di quelle associazioni che favorirono le iniziative di protesta, soprattutto perch? le soluzioni tracciate dal Governo altro non erano che titoli di provvedimenti che sarebbero stati emanati successivamente. Nessun confronto nel merito, nessuna valutazione di compatibilit? con le norme comunitarie, nessuna verifica con gli operatori interessati. Non fu un caso se la Conftrasporto defin? quanto proposto come un insieme di titoli i cui contenuti erano tutti da definire e pertanto insoddisfacenti. Oggi il Paese volta pagina e, qualsiasi sar? il responso delle urne, sicuramente ci si trover? di fronte a una nuova compagine di Governo con la quale anche il nostro settore si trover? costretto ad aprire un serrato, quanto immediato confronto. Niente, o molto poco di quanto indicato, in modo unilaterale dal Governo Prodi ? stato infatti realizzato. Se le ragioni possono ricercarsi certamente nella poca dimestichezza ad individuare soluzioni possibili da parte di chi, Governo e associazioni di categoria, ha condotto la vertenza, una cosa ? certa: la parte di Pinocchio spetta a pieno titolo all’Esecutivo uscente. Una nuova fase dunque si aprir? e i rischi di far vivere al Paese una nuova stazione di conflitto sono forti. Gli operatori si trovano in grosse difficolt? e i problemi della categoria sono rimasti di fatto gli stessi del 2006. Con l’aggravante che, nel frattempo, il costo del gasolio si ? impennato; i concorrenti esteri, molto pi? convenienti, hanno incrementato la loro presenza sulle strade italiane; la riforma avviata nella passata legislatura, con il consenso di tutte le parti, non ? stata completata e, da ultimo, i controlli necessari per il rispetto delle norme sulla sicurezza sociale e della circolazione non sono stati effettuati come concordato (il deferimento di questi giorni alla Corte di giustizia europea ne ? una evidente riprova). Si dovr? ricominciare da dove eravamo rimasti. E questo anche perch? il Governo Prodi, che aveva assicurato l’attuazione di quanto promesso in occasione della soluzione del fermo, non ha neppure, come per altri aspetti o settori, saputo o potuto utilizzare gli ultimi provvedimenti emanati in articulo mortis per mantenere quanto garantito agli autotrasportatori. Una polpetta avvelenata o, se si preferisce, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro. Chi nel dicembre scorso si era mostrato particolarmente pronto nei confronti del governo uscente, ha gi? preannunciato, dopo la prima settimana di governo, un nuovo fermo della categoria se l’esecutivo entrante non emaner? provvedimenti concordati. Provvedimenti che quattro mesi fa erano stati dati per sicuri (in cambio della sospensione della protesta) da pasticcioni incapaci e forse anche un po’ in malafede. Paolo Ugg?