Tir un fermo….che non si ferma. Governo Associazioni e Committenza, centralità e ruolo dell’Albo degli Autotrasportatori

Richiesta di restituzione del Credito di imposta 1992

1 Marzo 2007

C’? chi……si “impegna ad impegnarsi”

2 Marzo 2007

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Riceviamo e pubblichiamo l’articolo inviatoci da Giorgio Colato, Dirigente Nazionale Categoria e Vice Presidente Comitato Centrale Albo

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L’autotrasporto italiano versa sicuramente, al pari di tante aziende di produzione, in gran difficoltà e non servono le banali dichiarazioni di chi, demagogicamente, dice di voler far trasportare le merci tutte su ferrovia, quando questa, già ora, non è in grado di assicurare un servizio adeguato alla sua quota di mercato, per la nota carenza di materiale rotabile insufficiente ed obsoleto.

Piaccia o non piaccia lo 80% del prodotto italiano viaggia su gomma e, fermo restando la necessità di ridurne la percentuale con altre modalità di trasporto, bisogna gestire e salvaguardare questa risorsa, basilare alla filiera dell’economia italiana, in maniera diversa da come viene trattata oggi da parte di tanta utenza che lesina sul giusto compenso e dai vari governi che si sono succeduti in questi ultimi anni.

Il fermo, dichiarato e programmato da tutte le organizzazioni di categoria dal 12 al 16 febbraio, è stato sospeso prima da alcune Federazioni, poi da altre.
Le prime sottoscrivendo il protocollo offerto dal Governo, le seconde per senso di responsabilità, senza però sottoscrivere alcun accordo.

In questa situazione, le aziende di trasporto sono frastornate da patti sottoscritti fin dall’ottobre 2006 e non resi operativi, da nuovi che, di fatto, contengono perlopiù semplici impegni. Gli autotrasportatori, in questo momento, capiscono solo che stanno perdendo quote di mercato ed operando sottocosto, tanto da non riuscire più a far quadrare i bilanci delle loro aziende, in gran parte mono veicolari, sicuramente non in grado di competere con la concorrenza estera dell’oltralpe.

La sospensione dell’azione di fermo non vuol significare che il Governo ha concesso quello che la categoria si aspettava ma è, purtroppo, la conseguenza di forti differenze, politiche ed economiche tra le rappresentanze di questo mondo nonché dell’estrema polverizzazione di un settore.

Nessuno deve gioire se i TIR non hanno spento i loro motori nell’attuale fermo!

La mancata attuazione della protesta, principalmente dovuta alla debolezza contrattuale causata dall’esubero dell’offerta di veicoli rispetto la domanda, ci deve, per assurdo, maggiormente preoccupare perché é un sintomo d’estrema difficoltà in un comparto dove troppe aziende stanno operando, per sopravvivere, al di fuori di ogni norma di sicurezza in condizioni e orari di guida oltre i limiti consentiti.

Le aziende di produzione e quanti governano questo Paese devono cercare e ritrovare, con le associazioni di categoria, un dialogo serio e costruttivo per non delegittimare il ruolo di queste ultime e lasciare spazio ad organizzazioni “COBAS” dell’autotrasporto, che porterebbero il comparto nel caos e alla chiusura di tante aziende del settore.

Già nel 1973, ed io c’ero, le aspettative del mondo dell’autotrasporto venivano perlopiù ignorate e le Federazioni impossibilitate a svolgere il loro ruolo di rappresentanza.

L’Albo degli autotrasportatori, creato dalla legge 298/74 frutto di un grande fermo, fu la risposta giusta, non solo per il settore ma anche per la pubblica Amministrazione, per il Governo ed aziende di produzione, in un contesto di comune interesse.

Gli Albi provinciali ed il Comitato Centrale, previsti da detta legge, hanno dato, in modo particolare nei primi decenni, grande stabilità ed impulso all’autotrasporto, rappresentato dalle sue organizzazioni in Organismi pubblici e col Governo.

Il malessere attuale, nel mondo del trasporto su strada, è dovuto ad un calo generale d’interesse, da più parti, verso un settore che partecipa al 12% del PIL italiano, penalizzato fortemente dalla liberalizzazione voluta dall’Europa, che ha visto il raddoppio del parco veicolare, e dalla legge Bassanini, che ha creato anarchia decisionale tra Provincia e Provincia, riducendo a semplici organi consultivi delle commissioni provinciali (dove siedono le rappresentanze dell’autotrasporto), i cui pareri, prima, erano vincolanti.

L’Albo di categoria, al quale gli autotrasportatori versano un contributo annuo per il suo mantenimento, rappresenta un sicuro punto di riferimento e supporto, con documenti e studi autorevoli sulla movimentazione delle merci su strada in sicurezza ed iniziative pregevoli, apprezzate e di riferimento non solo al settore ed alle proprie Organizzazioni di categoria, ma anche per i vari Governi in carica, la pubblica Amministrazione, la committenza.

L’Albo che si è visto ridurre i fondi con il provvedimento taglia spese, “quote d’iscrizione” di carattere associativo e non fiscale, risorse a tutt’oggi non ripristinate, oltre a curare la tenuta e la pubblicazione nazionale delle imprese di autotrasporto di cose per conto di terzi, “promuove, anche d’intesa con le Associazioni nazionali della categoria, lo sviluppo ed il miglioramento dell’autotrasporto di cose” (legge 298/74).

L’albo dei trasportatori, con l’estensione dei suoi compiti, attuata con DPR 68/94 e Legge 454/97, deve, purché interpellato, “collaborare direttamente con il Ministro dei Trasporti per la definizione degli obbiettivi e delle priorità dell’azione amministrativa, ai fini del concreto miglioramento e dello sviluppo dell’autotrasporto di cose” ed inoltre, “prestare anche la propria consulenza su tutte le questioni afferenti il settore dell’autotrasporto di cose per conto di terzi.. ”d’esprimere pareri obbligatori sui programmi e sulle direttive in materia di autotrasporto prima della loro adozione ….”.

Purtroppo questi compiti, previsti da leggi, sono stati, anche in questo momento di tensione, ignorati da chi potrebbe e dovrebbe servirsene, contrariamente al passato, pensando di relegare ad un ruolo marginale l’Albo, dimenticando che all’interno dello stesso, nel Comitato Centrale, sono presenti autorevoli rappresentanti di categoria e dei vari Ministeri.

L’Albo, voluto unicamente a suo tempo dalle aziende di autotrasporto, non ha assolutamente esaurito il suo ruolo, nonostante gli anni, anzi ora più che mai potrebbe essere il volano per l’autotrasporto italiano in Europa al servizio dell’economia del nostro Paese.

Con la nuova riforma ed il consolidamento ed il potenziamento dei suoi compiti, l’Albo degli autotrasportatori unitamente alla Consulta, purché realmente operativa e rappresentante gli interessi delle diverse modalità di trasporto dal terrestre, ferroviario, aereo e marittimo, può ancora sperare di essere strumento forte e rispondente alla realtà in grado di dare un futuro al trasporto italiano, anche se bisogna invertire la tendenza in atto e assegnare il giusto ruolo di dignità ad un settore che non deve avere ne chiedere assistenza, ma abbisogna di una diversa considerazione da parte di tutti.
Diamoci una mossa prima che sia troppo tardi.


Giorgio Colato
Dirigente Nazionale Categoria
Vice Presidente Comitato Centrale Albo