
RIFLESSIONI PER IL NUOVO GOVERNO
17 Novembre 2011
NOR11229 – Statuto delle Imprese. Legge 11 novembre 2011, n. 180 (Norme per la tutela della libertà d’impresa).
18 Novembre 2011Credo che gli auguri al nuovo Governo siano d’obbligo. Nel giro di pochi giorni si troverà in condizioni di assumere le prime decisioni importanti che renderanno operative le linee annunciate in tema di tagli, di liberalizzazioni,di interventi che eliminino le distorsioni della concorrenza, come ha annunciato nel suo intervento il neo Presidente del Consiglio, oggi al Senato.
Sicuramente anche il nostro mondo si troverà coinvolto nelle decisioni che dovrà assumere il nuovo Esecutivo. La bacchetta magica non la possiede nessuno; non si può affermare che in queste prime giornate, ad esempio, si siano potute registrare positività in campo finanziario. Occorrerà lavorare.
Questo dimostra che i mercati seguono logiche e tempi diversi. Sarà la dimostrazione di stabilità e la capacità di intervento del Governo che potrà produrre i cambiamenti positivi che tutti attendiamo.
Auguri
Ma è proprio sugli interventi che è necessario richiamare l’attenzione del Governo. Siamo pronti a collaborare ma non a lasciarci prendere in giro.
Nessuno si azzardi a pensare che modifiche alle regole concordate con il precedente Governo ed approvate dal Parlamento, possano essere cambiate in modo unilaterale con la bugia che alterano la concorrenza.
Noi siamo pronti a confrontarci su ogni aspetto, tranne che a mettere in discussione le certezze che, con mesi di confronto, abbiamo contribuito a determinare.
Il Governo deve sapere che se si fa interprete solo di quella parte che vuole minare i principi sui quali si sono costruite le normative dell’autotrasporto, contrabbandando per tariffe minime quello che in realtà sono parametri necessari a garantire più sicurezza, innescherà le condizioni per uno scontro duro.
I costi della sicurezza non sono fissati dalle categorie interessate e quindi non rientrano nella fattispecie che caratterizza i patti di cartello o che ledono la concorrenza. L’organismo che ha definito tali costi è parte del dicastero dei trasporti, pertanto di natura pubblica e al di sopra delle parti.
Se l’autorità nazionale di controllo del trasporto ferroviario è considerata indipendente, pur se gli operatori privati lamentano la “troppa vicinanza” con le ferrovie spa, perché non deve essere altrettanto considerato indipendente l’Osservatorio della Consulta?
Il Governo deve sapere che ha a che fare con degli “imprenditori illuminati”:
che delocalizzano parte dei loro sistemi produttivi, impiegano lavoratori in affitto provenienti da paesi della Comunità, ma che comunque pretendono aiuti pubblici che riducano il costo del lavoro e che sono del tutto insensibili al rispetto delle norme sulla sicurezza sociale e della circolazione.
Ed è per non fornire elementi che diano la possibilità ad un giudice di avere dei riferimenti certi, qualora venisse chiamato a pronunciarsi in materia di danni determinati dal mancato rispetto da parte di tutti i componenti della filiera delle norme sulla sicurezza che, invocano inesistenti distorsioni della concorrenza e chiedono l’abrogazione delle norme.
Lo chiedono ora anche al Governo nazionale, dopo che a livello comunitario le loro tesi non hanno trovato accoglimento. Non importa se viene ad essere messa a repentaglio l’incolumità dei cittadini, che lo Stato ha il dovere di garantire, l’importante è poter continuare a lucrare su operatori deboli.
Noi siamo pronti a sostenere in un costruttivo confronto le nostre ragioni, ma determinati, se saremo costretti, a mettere in atto ogni forma di iniziativa, anche la più dura, per garantire il rispetto delle regole.
Tutti sono in grado di comprendere che il sistema del rispetto delle regole previsto oggi, a meno di evidente malafede, non è configurabile con un sistema di tariffe obbligatorie.
È altrettanto noto anche che vi sono nel mondo del trasporto associazioni motivate a chiedere le tariffe antidumping (quelle che il governo Prodi aveva garantito nel 2007); garanzie sui tempi di pagamento, pena l’erogazioni di sanzioni penali. Alcune hanno fatto anche ricorso ad azioni di fermo dei servizi.
Noi non siamo convinti che queste siano la soluzione dei problemi del settore.
Comportamenti superficiali ed imposizioni potrebbero tuttavia indurre a far ritrovare sulle posizioni più estreme chi ha invece scelto la strada di norme compatibili con i principi della concorrenza ed oggi in vigore.
La storia dovrebbe insegnare che con il confronto si possono governare i problemi complessi; è lo scontro che produce solo disagi.
Vorremmo che su queste osservazioni riflettessero i componenti del nuovo Governo.
Noi crediamo: “in una sorta di Paese delle regole; il luogo dei diritti ma anche dei doveri; il luogo delle regole da costruire insieme, fuori dal gioco degli idealismi aprioristici.
I “padroni delle ferriere di allora definirono questi concetti: “l’utopia di Sturzo” che sono alla base dell’appello ai liberi e forti.
Le sembra troppo, signor Presidente del Consiglio, se oggi chiediamo anche noi “un Paese delle regole?
Paolo Uggè


