

Non ha fatto neppure in tempo a insediarsi, che il nuovo esecutivo si ? trovato, senza aver alcuna responsabilit?, a fare i conti con la proclamazione di uno sciopero nel settore del trasporto pubblico locale. E tutto lascia intendere che questa non sar? che la prima iniziativa. Verrebbe da domandarsi, visto che le conseguenze delle azioni sindacali nei trasporti locali si riversano sui cittadini incolpevoli, quale sia la logica di uno sciopero a governo non ancora in condizioni di operare. Che senso ha mettere in difficolt? tanti cittadini e lavoratori per una vertenza che sicuramente ? frutto di ragioni complesse, che non intendo minimamente discutere, ma che altrettanto certamente prende l’avvio da molto lontano? Viene spontaneo domandarsi quali risposte possono pensare di avere lavoratori, visto che il governo ancora in carica guidato da Romano Prodi solo per l’ordinaria amministrazione ? impossibilitato ad assumere ogni decisione utile alla soluzione della vertenza. Il sospetto che si tratti di una campagna ?contro?, da attuare a prescindere, sorge spontaneo. Ed ? decisamente forte. Del resto, gi? da tempo era facilmente prevedibile che il settore dei trasporti sarebbe stato l’elemento sul quale costruire una pesante conflittualit? nei confronti del nuovo esecutivo. Non si pu? certo negare che, in diversi settori del trasporto, esistano i presupposti perch? la situazione esploda: il trasporto aereo, le ferrovie, il trasporto pubblico locale, l’autotrasporto, in sofferenza da almeno due anni, rischiano infatti di sconvolgere la vita e l’economia del Paese nei prossimi mesi. Limitandoci al tema del trasporto su gomma, non si pu? non pensare all’impatto che riversano sui bilanci delle imprese i continui incrementi del prezzo del gasolio e conseguentemente all’effetto che soprattutto sui piccoli imprenditori tale costo produce. In questa settimana le associazioni hanno gi? diffuso una nota con la quale si chiede un urgente incontro al nuovo ministro. Il settore dell’autotrasporto, dopo tre protocolli d’intesa sottoscritti in due anni dal ministro Alessandro Bianchi, ? ancora in attesa di ricevere quanto promesso. La FAI Conftrasporto non prester? certo il fianco a manovre di stampo politico, ma ha il dovere di ricercare ogni mezzo utile per tutelare le proprie imprese aderenti. Per questo non pu? che auspicare e attendersi dal nuovo titolare delle Infrastrutture e Trasporti consapevolezza e attenzione sin dai primi giorni. Uno dei primi passi da compiere ? sicuramente quello che consenta alla Consulta per il trasporto e la logistica (rimasta di fatto inutilizzata con Prodi alla guida del Paese) di poter realmente svolgere i ruoli per la quale venne costituita nel 2003. E la stessa cosa vale per la Commissione, insediata dall’allora sottosegretario alle Attivit? produttive onorevole Dell’Ecle nel 2006 e lasciata a sua volta inattiva per due anni, che vedeva l’unione petrolifera e le associazioni del trasporto merci confrontarsi proprio sui prezzi del gasolio. Infine, occorrer? dare seguito ai punti della riforma sulla parte normativo-tariffaria che possono risultare determinanti anche per dare risposte alla questione gasolio. Solo la ripresa immediata di un confronto sui punti lasciati irresponsabilmente irrisolti da Prodi e sui temi legati all’attualit? del caro gasolio potr? evitare che anche il settore del trasporto merci apra una fase di vertenze, andando ad aggiungersi a coloro che gi? hanno deciso di avviare, probabilmente per altri motivi, la stagione degli scioperi ?contro?. Ma prima di giungere a uno scontro esiste (almeno per chi non cerca manovre strumentali) una strada alternativa: quella del confronto. PAOLO UGGE’