Verifica dello stato di attuazione del Protocollo d’intesa siglato a Palazzo Chigi lo scorso 17 Novembre

21 Luglio 2006

Ordinanza di ingiunzione del Prefetto. Termini di emanazione

25 Luglio 2006

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21 Luglio 2006

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25 Luglio 2006

Sono ripresi gli incontri al ministero dei trasporti con i nuovi titolari del dicastero per affrontare le iniziative da intraprendere nei confronti del settore.

Al di là della inevitabile critica sul tempo passato, frutto anche della sciagurata decisione di scorporare il dicastero dei trasporti da quello delle infrastrutture, quanto sembra emergere dai primi contatti è una superficialità che proviene dai ministeri estranei ai trasporti, coinvolti nella trattativa.

Quando la Fai/Conftrasporto evidenziava l’assoluta necessità di far ripartire presto la Consulta, sembrava questa una richiesta che mirava a voler riconoscere il lavoro fatto dal sottoscritto, che nella passata legislatura ricopriva l’incarico di presidente. Purtroppo, e il nostro mondo non fa eccezione in questo, gli invidiosi e i prevenuti abbondano e anche in questa vicenda, anziché analizzare il tutto secondo gli interessi della categoria, si preferisce essere contro solo per partito preso. Niente di preoccupante in quanto alla fine gli untori del pensiero, è già successo nel passato, non hanno avuto molto successo. Il reale problema è che le perdite di tempo non giovano certo a nessuno.

La vera motivazione sulla Consulta nasce dal fatto che il presidente, essendo indicato dal ministro dei trasporti ma nominato dal Presidente del Consiglio, automaticamente assume il ruolo di coordinatore dei dicasteri interessati e quindi è in grado di coinvolgere meglio i, non sempre disponibili a collaborare, dirigenti pubblici che non fanno capo al dicastero dei trasporti. E mai come nelle problematiche del nostro settore è indispensabile un soggetto politico che abbia il potere di intervento e riesca a mettere tutti intorno ad uno stesso tavolo.

Una conferma di tale necessità viene da un esame di merito della questione. I primi incontri convocati hanno chiaramente lasciato trasparire come, nonostante l’impegno del neo sottosegretario delegato ai problemi dell’autotrasporto, i rappresentanti degli altri dicasteri abbiano dimostrato supponenza, impreparazione e voglia di fare nulla, anteponendo ipotetiche contrarietà rispetto ai contenuti dei protocolli di intesa sottoscritti nella passata legislatura. L’uscita improvvida del ministro Bianchi, poi, che ha addirittura dichiarato di non sentirsi impegnato da accordi sottoscritti da un altro governo, non ha certo contribuito a migliorare la situazione.

Per fortuna il sottosegretario Annunziata ha corretto tale inaccettabile impostazione, riaffermando che il rispetto di un principio, quello della continuità amministrativa, continuerà a non venir messo in discussione. Se così non fosse stato le associazioni si sarebbero trovate in una condizione a soluzione unica. E qui un richiamo alla memoria per tutti: nel 2001 quando venne ipotizzata una simile interpretazione le associazioni minacciarono immediatamente di abbandonare il tavolo delle trattative.

Quello che tuttavia non può essere accettato è il tentativo di coloro che cercano di inserirsi nella trattativa al solo scopo di dimostrare che le associazioni sottoscrittrici dei recenti protocolli di intesa avevano sbagliato tutto. Anzi più precisamente si erano “vendute” ad un sottosegretario amico che invece tale non era.

Chi mi conosce ben sa che i confronti non mi fanno certo paura. Soprattutto se avvengono di fronte agli operatori. Nel caso in specie poi il confronto avverrebbe con degli interlocutori che nel recente passato hanno sostenuto: l’estensione ai piccoli vettori delle norme di accesso al mercato; hanno accettato passivamente la riforma Bassanini che ha ingenerato la fine della funzione dell’Albo di cui oggi ne rivendicano la centralità; hanno stretto patti nelle stanze di Grand Hotel Excelsior a Roma sulla clausola di decadenza delle tariffe o hanno accettato nelle stanze di palazzo Chigi di sottoscrivere protocolli; oppure che, di fronte a testimoni, hanno convenuto, presente la committenza, sui punti fondamentali della riforma.

Molto spesso quegli individui sono, loro sì, alla ricerca di una visibilità perduta a qualsiasi costo e pur di raggiungere il loro obiettivo sarebbero pronti a gettare sulle strade in battaglie inutili poveri operatori.

In altre categorie, i taxisti, chi ha cercato di usare simili artifizi è stato bollato come “Giuda delle trattative”. Purtroppo nell’autotrasporto esiste ancora qualcuno che persegue nel riconoscere loro una certa credibilità.

La Fai/Conftrasporto non sposerà mai battaglie funzionali ad interessi economici o politici estranei al nostro mondo. Il passato è testimone di questo! Il nostro pass- president, Fabrizio Palenzona, ebbe più di qualche volta a sostenere come la dirigenza della Fai avesse sempre avuto la schiena dritta di fronte a tutti i governi e le committenze. Io non mi toglierò certo da questa strada. Anzi se la battaglia sarà ritenuta giusta userò quanto è oggi nelle mie possibilità per portare le ragioni della categoria anche in sedi prestigiose perché questo è il mio dovere di presidente.

Non mi defilerò al compito, se mi verrà chiesto, di portare la voce di tutti, convinto di rafforzare le ragioni di una categoria di imprenditori necessaria per la competitività dell’economia del Paese.

Per realizzare ciò è indispensabile accantonare una volta per tutte le polemiche e ricercare il rafforzamento della categoria basandosi sui fatti, sulle esigenze e sulle reali aspettative utili alla crescita del settore. Cessino dunque i tentativi di strumentalizzazione e si lavori non per distruggere ma per costruire quell’unità di intenti che rafforzerebbe tutti. Ovviamente chi non ci sta si assume una grande responsabilità.

Paolo Uggè- Presidente Fai