

In queste settimane, il presidente di Ferrovie spa, Innocenzo Cipolletta, ? stato protagonista di alcune prese di posizione sulla stampa. Prima ha accusato i tir di essere i responsabili delle inefficienze delle ferrovie; poi ha lanciato suggerimenti al ministro del Welfare. Nulla dice, per?, dello scandalo, denunciato dal Corriere, sullo stato di degrado di diverse carrozze che sembrano adibite al trasporto animali. Nell’intervista sui tir non ho potuto fare a meno di interrogarmi sulla reale identit? del soggetto che lamenta l’eccessiva presenza di autoarticolati rispetto all’irrilevante quota rappresentata dalla strada ferrata. Lo stesso Cipolletta che, da direttore di Confindustria, ottenne dal ministro Burlando di raddoppiare i mezzi per il trasporto merci, oggi si scandalizza della concorrenza della gomma? Ed ? sempre lo stesso che da un lato esalta la competitivit? e dall’altro si adopera perch? i principi del libero mercato siano singolari, visto che ogni anno richiede l’assegnazione di risorse pubbliche? Lo stesso che tende a estendere le norme di un folle contratto di lavoro dei macchinisti a altri competitor? Devo subito premettere che Fai Conftrasporto condivide pienamente la necessit? di evitare che gli investimenti dello Stato sul potenziamento del ferro non vadano perse o sottoutilizzate. Quello che per? spero sia condiviso anche dai presidente delle FS ? l’assoluta necessit? che, in attesa di nuove infrastrutture, la modalit? di trasporto che consente alle merci di giungere sui mercati europei non venga penalizzata sul nascere. La competitivit? di un sistema economico ? data dalla funzionalit?, dalla flessibilit?, dai costi e dal fattore tempo. Oggi il trasporto merci avviene prevalentemente su strada, perch? le ferrovie non sono in grado di rispondere al mondo produttivo e il servizio non sempre ? garantito. Rimane il fatto che quando l’ex ministro Di Pietro ha spostato di due anni la conclusione dei lavori per il traforo del Brennero, l'”inquisitore dei tir” ha taciuto. Ha mai pensato che l’unico Paese in Europa costretto ad attraversare una catena come quella delle Alpi ? il nostro e che quindi ogni intervento che penalizza la mobilit? mette fuori concorrenza il sistema economico? Un’ultima annotazione: il professor Cipolletta lamenta che il nostro Paese non investe in logistica. L’indice Connecting to compete, calcolato dalla Banca mondiale sulla competitivit? della logistica, sottolinea che le nazioni performanti sono quelle che hanno adottato un “approccio sistemico”. Proprio l’impostazione di quel Piano della logistica frutto di un “Patto” sottoscritto nel 2005 dal presidente Berlusconi, dai rappresentanti delle FS e delle parti economiche e sociali pi? rappresentative, abbandonato dall’allora ministro dei Trasporti Bianchi, senza che il presidente delle ferrovie sia mai intervenuto. La crescita del traffico per il 2010 far? aumentare di oltre il 140% i costi della congestione, pari a 80 miliardi di euro. La modalit? ferroviaria, dunque, pu? trovare spazi per crescere, in attesa che con i collegamenti ferroviari alpini si possano meglio riequilibrare le diverse modalit?. Finch? non sar? cos?, evitiamo di accomunare, criminalizzandoli, uomini che consentono al Paese di muoversi con una categoria che ha ottenuto un orario di lavoro irragionevole. E smettiamola di penalizzare l’unica modalit? che consente alla nostra economia di essere nei diversi mercati. Paolo Ugg?