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16 Giugno 2020ISTAT – SITUAZIONE E PROSPETTIVE DELLE IMPRESE NELL’EMERGENZA SANITARIA COVID-19
16 Giugno 2020Scrive l’OCSE sul suo sito che la pandemia COVID-19 è una crisi sanitaria globale senza precedenti nella memoria vivente. Ha scatenato la più grave recessione economica in quasi un secolo e sta causando enormi danni alla salute, al lavoro e al benessere delle persone. Le prospettive per il futuro dell’economia sono ancora altamente incerte e questo anche per la possibilità di una seconda ondata di infezioni. Dal grafico pubblicato dall’Istituto possiamo leggere che il nostro Paese, a livello mondiale, insieme a Francia, Spagna e Regno Unito è uno di quelli che maggiormente risentirà della crisi anche in termini di punti PIL, arrivando a poter perdere il al 14%. La grande quantità di dati, analisi e autorevoli considerazioni sul momento storico, economico e sanitario che stiamo vivendo (molto è presente anche in questa newsletter), riconduce tutta allo scenario di incertezza e rischio di cui dicevamo.
Il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, intervenendo agli Stai Generali, chiede atti concreti: dice che l’elevata incertezza dell’economia, con un Pil che potrebbe anche precipitare ad un -13%, non deve però essere una scusa per non agire, è anzi una ragione ulteriore per muoversi lungo un disegno organico di riforme, che incida su una Pa realmente al servizio dei cittadini, e su un’economia sommersa che ci rende un caso unico in Europa.
Nella pubblicazione Istat sulla situazione e prospettive delle imprese italiane nell’emergenza sanitaria Covid-19 emergono moltissimi dati utili per meglio comprendere e affrontare la situazione che stiamo vivendo e fra questi la questione occupazionale che è legata strettamente a quella del fatturato. Oltre il 70% delle imprese (che rappresentano il 73,7% dell’occupazione) dichiara una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019: nel 41,4% dei casi il fatturato si è più che dimezzato. Per far fronte a ciò la misura più utilizzata dalle imprese è quella della Cassa integrazione guadagni (Cig) o di strumenti analoghi come il Fondo integrazione salariale (Fis). Ciò anche grazie all’allargamento della platea di possibili fruitori, è stata utilizzata da oltre il 70,2% delle aziende con almeno 3 addetti. Sono dati coerenti con quelli appaiono nell’Osservatorio Congiunturale Format, pubblicato il 9 giugno, dov’è anche aggiunto che il 58% delle imprese si sta rassegnando all’idea di dover procedere ad un taglio del personale non appena sarà terminato il periodo di “blocco” dei licenziamenti. Il combinato disposto tra la crisi dei ricavi, la crisi di liquidità successiva alla fase di interruzione delle attività e le difficoltà del quadro occupazionale una volta terminati gli effetti delle misure di contenimento adottate dal Governo centrale, colloca alla fine del mese di giugno 2020 il probabile picco della crisi per le imprese in Italia. In questo quadro, la crisi rischia di presentare un conto estremamente salato a fine anno: rischiano di andare in fumo fino a 120 miliardi di ricchezza (-8% del valore aggiunto dell’intero tessuto produttivo), 430 mila imprese potrebbero chiudere senza più riaprire e sono oltre un milione i lavoratori che potrebbero perdere il proprio posto di lavoro.



