Perchè tacere ?

29 Novembre 2010

LAV10217 – Lavoro. Incentivi all’assunzione di lavoratori titolari di indennità di disoccupazione. Messaggio Inps n.29897 del 26 Novembre 2010.

30 Novembre 2010

Perchè tacere ?

29 Novembre 2010

LAV10217 – Lavoro. Incentivi all’assunzione di lavoratori titolari di indennità di disoccupazione. Messaggio Inps n.29897 del 26 Novembre 2010.

30 Novembre 2010

Causa la pubblicazione su un giornale di settore di un articolo che torna su una questione chiarita più volte negli organismi della federazione, che coinvolge il Presidente della associazione di Catania, dopo aver a lungo riflettuto ho deciso di rendere visibile sul nostro sito sia dell’articolo pubblicato che degli interventi pubblicati ad adiuvandum sul tema.

Trovo molto superficiale che il Direttore del settimanale, senza aver avuto la compiacenza di contattarmi per avere delle delucidazioni sulla vicenda, abbia deciso di mettere in prima pagina il suo articolo titolandolo addirittura:”Perché tacere”. Tacere “de che” se non mi sono state rivolte delle domande. Sono iscritto all’Albo dei giornalisti pubblicisti da più di trent’anni e ritengo che forse un maggior rispetto quando si coinvolgono persone o realtà associative non sarebbe stato fuori luogo.

Pubblichiamo pertanto l’articolo con i due interventi a commento e la risposta che ovviamente fornisco.

Tanto rumore per nulla o una azione concertata? Ai lettori il giudizio.

Paolo Uggè

*** – ***

Egregio Direttore ho avuto modo di leggere il suo editoriale titolato  “Perché tacere?”.

L’ho letto con molta attenzione e francamente non mi pare che il suo articolo favorisca l’esigenza di fare chiarezza su un a questione di così grande importanza. Piuttosto asseconda il tentativo di strumentalizzazione che qualcuno’, probabilmente lo Stesso che ha ispirato l’articolo ,sta facendo per motivi che nulla hanno a che vedere con la lotta alla mafia.

L’articolo e’ criticabile per il metodo usato e per i contenuti che lo compongono. E’ lontano infatti dal fornire un qualsiasi contributo a quella chiarezza che proprio Lei chiede.

Direttore ma se la Sua prefessione di giornalista le impone la necessità di avere delle risposte perché non rivolgere ai diretti interessati le domande funzionali alle risposte che cerca? Seguendo questa strada probabilmente avrebbe offerto ai suoi lettori un informazione aderente allo stato dei fatti ed avrebbe evitato il dubbio di essersi prestato,probabilmente in maniera inconsapevole ,a chi vuole perseguire scopi personali.

Avrebbe dovuto e potuto verificare nelle sedi adatte come il tribunale, la prefettura e la questura il vero stato dei fatti. Si e’invece limitato a riportare le chiacchiere di paese che qualche suo  illustre collega ha già provveduto a diffondere. Una domanda si impone: perché non l’ha fatto?

Avrebbe potuto inoltre chiedere se ad esempio , l’imprenditore coinvolto, abbia mai ottenuto le certificazioni antimafia necessarie per la sua attività. Sarebbe stato utile per la ricerca della verità .

Le poche notizie contenute nell’articolo sono, inoltre, completamente sbagliate. Il commissario della Fai Catania non sono stato io. Se vuole le fornisco nome cognome e telefono. Le spiegherà che il sig Ercolano non é stato nominato da me bensì eletto dall’assemblea che ha ricostitutio gli organismi dell’associazione alla quale hanno partecipato una cinquantina di imprenditori . Tutti mafiosi quelli che hanno eletto il proprio Presidente ?

Riferisce, sempre nell’editoriale, che mille imprese sono uscite dalla fai per associarsi ad una sedicente nuova associazione di Catania che non trovo nell’elenco delle federazioni riconosciute maggiormente rappresentative. Questa notizia , mi creda e’ veramente comica e sa perché? Conservo ancora gli elenchi che venivano trasmessi da chi seguiva precedentemente l’associazione locale. Le posso assicurare che il numero mille è frutto di molta fantasia. Se vuole la controprova si rechi a Catania. Per controllarne l’attività, partecipi in incognito ad una loro assemblea o se vuole chieda a qualche imprenditori del posto; troverà la conferma di ciò che dico.

Infine direttore mi chiami le racconterò di come la Fai si sia incontrata con i rappresentanti di tutte le istituzioni locali competenti per approfondire ” il caso” che lei crede di aver sollevato. Mi permetta di dire che a mio parere non ha scoperto alcunchè ma ha contribuito ad alzare in polvere e si sa che la povere non contribuisce certo a veder chiaro.

Le considerazioni fatte a lei direttore valgono anche per la sig Franchini che si e’ sentita in dovere di intervenire anche se la signora ha avuto mille occasioni per porre queste domande. Non l’ ha fatto. Chi è parte di una organizzazione non ha bisogno di conquistare i suoi cinque minuti di notorietà a danno di un collega imprenditore, fino a prova contraria incensurato, ma ha il dovere di collaborare con correttezza e onestà intellettuale per il bene generale.i colpi sotto la cintura portano alla squalifica anche nella boxe e non fanno onore a chi li pratica.

Distinti saluti

Paolo Uggè – Presidente FAI Conftrasporto

*** – ***

PERCHE’ TACERE? Claudio DONATI interviene nel confronto su LEGALITA’ E RAPPRESENTANZA NEL MONDO DELL’AUTOTRASPORTO

Sul tema, sollevato da un recente editoriale del Direttore del CORRIERE DEI TRASPORTI, Francesco Paolo LI DONNI, è già intervenuta Cinzia FRANCHINI, Presidente della CNA/FITA emiliano-romagnola

Caro Direttore,

mi permetto di intervenire nel dibattito da lei recentemente sollecitato sul rapporto tra legalità e rappresentanza nel mondo dell’autotrasporto.

Dunque, “PERCHE’ TACERE?”

Su questo argomento, si può tacere per varie ragioni, tra cui segnalo le seguenti: 1) sottovalutazione; 2) paura; 3) pigrizia intellettuale; 4) opportunismo; 5) connivenza.

Scartata l’ultima ipotesi, che vorrei considerare impossibile da attribuirsi ad alcuna associazione, le altre non sono necessariamente tra loro alternative; anzi possono spesso coesistere dando luogo a diverse combinazioni. Tutte, però, contribuiscono ad allontanare questo settore dalla democrazia, sia politica che economica.

Insomma, tacere significa posizionarsi in un cono d’ombra, in cui l’illegalità ha più facile attecchimento. Non esistono, in questo caso, vie di mezzo. Per tale motivo, iniziative quali quelle prese a suo tempo dal Presidente di Confindustria Sicilia Lo Bello, non solo sono da salutare, ma anche da prendere a modello di comportamento. Analogamente, ho trovato significativo l’intervento sul suo giornale del presidente regionale della CNA/FITA emiliana, Cinzia Franchini.

Mi consenta, in premessa, un cenno alla vicenda, da lei ricordata, dell’ingresso in Transfrigoroute Italia Assotir di un consistente numero di imprese, molte delle quali orbitanti precedentemente nell’area  della FAI siciliana, avvenuto poco più di un anno fa. Credo che in quella vicenda ciò che ha contato sia stata la semplicità e la trasparenza del messaggio di T.I. Assotir, presentatasi come “Associazione di soli trasportatori”, nata libera e, come ci piace ricordare, senza padroni (né padrini)  politici o economici.

Tornando al tema, siamo molto interessati ad una sede in cui poter portare alcune questioni, a nostro avviso, rilevanti. Per esempio: se una commessa di trasporto viene presa praticando una concorrenza feroce, a colpi di tariffe del 50-60% inferiori a quelle correnti ( che sono ferme, in molti  casi a dieci anni fa), è possibile pensare che vi sia una qualche anomalia che dovrebbe interessare, ben al di là dei trasportatori, la pubblica opinione e lo Stato?

O questo interesse deve accendersi solo quando le telecamere filmano qualche sacchetto di polvere bianca scaricato da un tir?

Ancora, come si chiama la tangente che un trasportatore devetalvolta pagare per entrare in un mercato?

E coloro che, in nome di un liberismo selvaggio (auspicato in genere solo in casa degli altri), tollerano questo stato di cose, da che parte stanno?

Infine, nella girandola di tavoli ministeriali tra committenza e vettori, c’è traccia di simili argomenti?

Sollevo queste domande semplicemente per dire che la creazione di regole di democrazia economica non riguarda solo la tutela delle PMI dell’autotrasporto; ma costituisce anche l’antidoto più efficace alle dinamiche pervasive dei fenomeni malavitosi. Mettere regole in questo settore, vuol dire spuntare le unghie a chi dello sfruttamento ha fatto l’arma principale per sviluppare il proprio business e considera  proprio avversario chi invece pretende che l’attività di trasportatore sia svolta con un minimo di dignità professionale.

Del resto, non è affatto peregrino il dato, in apparenza paradossale, in base a cui, proprio in settori scarsamente remunerativi, è frequente l’approdo di capitali di dubbia origine. Ora, è del tutto evidente che per rendere credibile una battaglia di tale impatto occorre che credibili siano innanzitutto le associazioni, a partire dai loro programmi e dalla scelta delle persone chiamate a rappresentare i trasportatori. E’ infatti sufficientemente chiaro a tutti che mai, come in questo caso, la moglie di Cesare deve, non solo essere, ma anche apparire, onesta.

Perciò, per restare alle battute, soluzioni del tipo “Dracula presidente dell’AVIS” si commentano da sole. Le scelte che lei segnala nell’editoriale appartengono certamente alla autonomia decisionale di chi le ha fatte e, come tali, sono certamente legittime; ma, obiettivamente,  rischiano, come la stampa ha a più ripresesottolineato, di accreditare un’immagine della categoria preoccupantemente “opaca”. Al contrario, a mio avviso, il punto politico è proprio questo: l’autotrasporto, se vuole essere legittimato nel proprio ruolo imprenditoriale e sociale, ha bisogno di scelte “alla luce del sole”. E sul tema della legalità, appunto, le scelte non possono che essere nette.

Con i migliori auguri

Il segretario generale di Transfrigoroute Italia Assotir

Claudio Donati