Istat – Rapporto annuale 2017 – 18/05/2017

Istat – Produzione nelle costruzioni e costi di costruzione – 18/05/2017

22 Maggio 2017

Istat – Stima preliminare del Pil – 16/05/2017

22 Maggio 2017

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La 25esima edizione del Rapporto annuale dell'Istat affronta il tema della struttura sociale attraverso le caratteristiche dei gruppi, descrivendo e interpretando i fenomeni da più punti di vista. Le chiavi di lettura proposte consentono di mettere in luce una pluralità di aspetti, allargando lo sguardo dagli individui ai soggetti sociali e agli attori economici.

Scompaiono le tradizionali classi sociali, a partire da quella operaia. E' quanto emerge dal Rapporto Istat secondo il quale "la diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi". In pratica gli operai sono sempre meno quelli impegnati in lavori connessi alla produzione e sempre più "blu collar", giovani spesso con bassa scolarizzazione impegnati in attività come call center, servizi alla persona, distribuzione commerciale. E' questa l'analisi contenuta nel Rapporto che traccia una mappa socio-economica dell'Italia, aggiornando i modelli tradizionali con schemi "multidimensionali". Per l'Istat "la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse".

La classe operaia e il ceto medio "sono sempre state le più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese" ma "oggi la prima – osserva l'Istat – ha abbandonato il ruolo di spinta all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale". Si assiste quindi a una "perdita dell'identità di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi". Per l'Istituto ci sono interi segmenti di popolazione che "non rientrano più nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta – sottolinea l'Istituto – anche al progressivo invecchiamento della popolazione". Ecco che nella nuova geografia dell'Istat "la classe operaia", che "ha perso il suo connotato univoco", si ritrova "per quasi la metà dei casi nel gruppo dei 'giovani blue-collar'", composto da molte coppie senza figli, e "per la restante quota nei due gruppi di famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri". Anche la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali, in particolare "tra le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia". Secondo l'Istituto "la classe media impiegatizia è invece ben rappresentabile nella società italiana, ricadendo per l'83,5% nelle 'famiglie di impiegati'".

In Italia nel 2016 si contano circa 3 milioni 590 mila famiglie senza redditi da lavoro, ovvero dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro. Si tratta del 13,9% del totale, con la percentuale più alta che si registra nel Mezzogiorno (22,2%) Si tratta di tutti nuclei "jobless" dove si va avanti grazie a rendite diverse, affitti o aiuti sociali. Nel 2008 queste famiglie erano 3 milioni 172 mila, il 13,2% del totale.

A quanto rivela ancora l'Istat, quasi sette giovani under35 su dieci vivono ancora nella famiglia di origine. L'Istituto spiega che nel 2016 i 15-34enni che stanno a casa dei genitori sono precisamente il 68,1% dei coetanei, corrispondenti a 8,6 milioni di individui.

L'Istat, che traccia una mappa socio-economica dell'Italia, aggiornando i modelli tradizionali con schemi «multidimensionali», afferma che «la diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi». Per l'Istat «la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse».