Articoli del 23 luglio 2021
23 Luglio 2021
LAV21345 – Oggetto: Lavoro. Giurisprudenza della Cassazione (diritto alle ferie dei dirigenti; natura dei versamenti datoriali ai Fondi di previdenza complementare)
23 Luglio 2021

IL PUNTO di Paolo Uggè.

Roma, 23 luglio 2021

Indubbiamente ci troviamo in una situazione complicata e ingarbugliata. Non vorrei essere nei panni del presidente Draghi, attorniato da alcuni personaggi di diversa estrazione culturale e politica che, invece di operare per favorire la tanto auspicata ripartenza del nostro Paese, cercano solo di incrementare la propria visibilità, baccagliando per sostenere posizioni che hanno a che vedere più con le loro appartenenze politiche che con le primarie esigenze dei cittadini.

Innanzitutto dovrebbe essere chiaro a tutti che se il presidente Draghi non riesce a mantenere le condizioni e gli impegni assunti in sede europea, l’Italia non riceverà i trasferimenti concordati. E sembra altresì chiaro che, in questo quadro, l’erogazione dei fondi comunitari sia condizionata dall’evoluzione e dalla gestione della pandemia.

Se la riforma dei tempi della giustizia è bloccata da alcuni partiti che antepongono le ideologie al cambiamento, si genera un problema sulle intese raggiunte in sede comunitaria. Se sulle norme riguardanti la semplificazione del codice degli appalti si presentano emendamenti che, anziché velocizzare le procedure, mantengono le impostazioni e incrostazioni del passato, si manda in minoranza l’Esecutivo, si infrangono i patti che sono stati conclusi e si rallenta di fatto la ripresa. Infine, se si torna a fare terrorismo stupido ed ideologico basato sulla paura rispetto alla questione pandemica, si genereranno ripercussioni deleterie sulle attività, si causeranno nuove chiusure e si potrà dire davvero addio alla speranza della ripartenza economica.

Tutti i giorni i media riportano titoli e dichiarazioni chiaramente volte a riprodurre l’atmosfera ansiogena di qualche tempo fa. Così rischiamo di generare un clima che può bloccare gli effetti della timida ripresa che inizia a farsi sentire.

Premesso che la situazione vaccinale è stata gestita in modo inadeguato sin dal suo inizio, l’aspetto più allarmante è la poca chiarezza che aleggia intorno alla gestione della pandemia. Se oggi, per un attimo, provassimo a metterci nei panni dei turisti, potremmo davvero meravigliarci se le prenotazioni rallentano o, peggio ancora, arrivano disdette? Sostenere che il numero dei contagiati aumenta, senza in alcun modo rapportarli al numero dei tamponi effettuati su persone non ancora vaccinate e senza tener in considerazione che gli ingressi nelle terapie intensive ed i decessi sono in diminuzione, è una ricostruzione che mira a generare paure, dubbi e stati d’ansia. Questi non favoriscono la ripresa, la bloccano. Siamo un Paese che sottovaluta gli effetti degli ingressi da altri Paesi, immigrazione compresa, e non solo blocca coloro che aspirano alle vacanze in Italia ma limita anche gli spostamenti ai propri cittadini. Pura follia o autolesionismo.

I ristoratori, le strutture ricettive, gli spostamenti, le attività sportive stanno rischiando di tornare nella condizione critica dei mesi appena trascorsi. Una riflessione è d’obbligo: un anno fa non esistevano i vaccinati eppure, con l’avvento della stagione calda, si registrò senz’altro una riduzione nella diffusione del virus; ora che una quota significativa di cittadini è vaccinata e le temperature si presentano in crescita, si paventa l’incubo dell’ondata Delta senza tenere conto che, proprio per effetto della vaccinazione, i numeri sono molto più confortanti rispetto al passato.

Qualcosa non funziona! Giusto prevedere precauzioni sugli assembramenti che sulla necessità di indossare le mascherine in determinate condizioni o altro. Ma coloro che non sono riusciti a vaccinarsi, e non sempre per loro scelta, cosa fanno? Vengono privati del diritto della libertà di circolazione? Oltretutto, se in alcune regioni si pensa di procedere con misure assunte in autonomia che situazione si verrà a creare? Se in ogni realtà regionale si procede in forma disomogenea, come si può pensare che l’economia si risollevi?

Perché un abitante della Lombardia, regione dove si è raggiunta l’immunità di gregge, deve consentire ad un sardo o ad un siciliano di entrare nella sua regione, senza il green pass o i tamponi? Le decisioni debbono essere assunte come componenti di un quadro generale unico e devono essere il risultato di analisi serie, che tengano conto di come sui vaccinati l’impatto del virus sia molto minore. In Inghilterra, i cittadini sono liberi di circolare al proprio interno ma un europeo se vuole entrare deve passare attraverso le forche caudine. Noi blocchiamo i nostri?

In questa situazione si innesta un ulteriore problematica che è legata all’inquinamento. Abbiamo illustri paladini della questione ambientale che, per togliersi uno sfizio, volano nello spazio e producono valori di Co2 pari a quello emesso da 300 aerei. Non è forse inutile ricordare che l’inquinamento atmosferico, questo mostro che ci ricordiamo di combattere solo se prodotto dalle autovetture o dai mezzi pesanti, è un problema globale, in quanto non resta nei confini geografici entro cui è stato prodotto. Elemento che sfugge evidentemente ai grandi media, che addirittura esaltano simili imprese sorvolando sul loro enorme impatto ambientale.

Naturalmente, in fatto di transizione ecologica, sento di dover ribadire che le proposte della Commissione europea mirano a privilegiare alcune fonti energetiche (l’elettrico) senza tener in alcun modo conto del principio della neutralità tecnologica. I decisori di Bruxelles non sembrano minimamente preoccuparsi di come si produce quell’energia elettrica, di come si dovranno smaltire batterie, pannelli e accumulatori né sembrano interessarsi delle implicazioni politico-economiche di una simile scelta, giacché una materia prima strategica come il litio non si trova in abbondanza in tutti gli Stati. Il concetto che sia la merce a scegliere la modalità più conveniente sembra scomparso. Ma i trasporti sono un sistema che si realizza con diverse modalità, principalmente via mare, ferro, strada e secondo la convenienza.

Il quadro che si viene delineando dovrebbe iniziare a destare preoccupazione, soprattutto in una congiuntura in cui la priorità assoluta è quella di conciliare lo sviluppo economico con il rispetto ecologico.

Una riflessione ultima, già avanzata altre volte, è relativa a quanto potrà succedere tra poco più di un mese quando per l’inizio del semestre bianco nel nostro Paese non si potrà più sciogliere il Parlamento. Penso ad un incremento della litigiosità tra le rappresentanze politiche, una riduzione del potere del Governo ed è possibile che si determini il rischio di forti tensioni sociali.  A pagare saranno i più deboli, gli emarginati, i lavoratori ed i piccoli operatori ma soprattutto si toglierà la speranza ai giovani.

Spero proprio di sbagliare ma i segnali si intravvedono tutti.

23 luglio 2021

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