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IL PUNTO di Paolo Uggè.

Roma, 11 giugno 2021

Ogni giorno giungono dati positivi sul regresso della pandemia che ha procurato lutti e danni ed in alcune parti del mondo, purtroppo, continua a procurarne. Speriamo vi sia un concreto miglioramento a breve.

Ora tocca alla fase delicata della ripresa economica. Le prospettive lasciano intravvedere la possibilità di un rimbalzo robusto dopo che nel 2020 si è dovuto registrare un incremento del deficit a livello europeo del 7,5% sull’anno precedente, con una perdita di 3 milioni di posti di lavoro. Secondo i dati degli organismi europei in termini occupazionali il peso maggiore, in particolar modo, ha senza ombra di dubbio colpito il mondo giovanile. Esiste tuttavia una evidente contraddizione. Si registra una richiesta di mano d’opera, in alcuni settori insoddisfatta, che dovrebbe indurre ad un ragionamento più ampio se cioè manchino le opportunità o la voglia di lavorare.

Ovviamente le misure immaginate dal Governo prevedono un incremento del rapporto deficit –Pil di quasi il 6% nel 2022 ma per questo si dovrà operare sulle cose concrete e possibili in tempi brevi, sostenendo le politiche economiche che sono contenute nel documento presentato dall’Esecutivo, anche se occorrerà essere cauti per evitare si determinino vantaggi solo per taluni, magari un depauperamento per altri e lo sfruttamento dei più deboli. Occorrerà non ignorare che nella fase immediata si dovrà prestare particolare attenzione per evitare che mentre si elaborano ipotesi di interventi a lungo termine possano incrementare i fallimenti. Programmare è necessario ma forse si dovrebbe iniziare ad intervenire laddove è già possibile. Questo, credo sia un compito delicato sul quale le federazioni, quelle veramente rappresentative, presenti sul territorio, dovrebbero impegnarsi. Alcuni segnali, proprio in questi tempi, lasciano intravvedere tentativi di svilire il ruolo della rappresentanza. Favorire delle soluzioni che riconoscerebbero la rappresentatività anche a coloro che non hanno i requisiti previsti non aiuta né l’azione del governo né i processi di condivisione. Credo che le federazioni più rappresentative debbano reagire.

Tra l’altro anche lo stesso ministero non troverebbe giovamento dal doversi confrontare con una miriade di sigle dove ognuno sostiene la propria tesi. E’ pur vero che così potrebbe avere l’alibi di compiere le scelte in perfetta autonomia ma non dovrebbe dimenticare che la categoria si riconosce nell’Unatras e questa è in condizione di mobilitare il settore, anche se questo sarebbe meglio evitarlo. Il fermo programmato in Liguria per i prossimi giorni e che forse si poteva evitare, dovrebbe indurre a riflessioni.

In questi giorni un episodio ha determinato l’intervento della Guardia di Finanza (non è un fatto nuovo).  Una nota impresa di logistica è stata oggetto di intervento e sequestri da parte della Magistratura. L’accusa riguarda violazioni fiscali e sfruttamento di lavoratori, tramite forme irregolari di cooperative. Ovvio che da parte nostra esista il principio della presunzione di innocenza. Ma il segnale non è da sottovalutare.

Dopo quanto affermato dal Presidente della Repubblica, al quale non mancheremo di rivolgerci, e della stessa Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che hanno evidenziato quanto la sicurezza sia elemento di crescita, ci attendiamo comportamenti conseguenti e non solo annunci. Ribadisco che in Italia vigono delle norme (Dlgs n.286/05) che prevedono la responsabilità condivisa, tra tutti i soggetti parte della filiera del trasporto, sulle violazioni delle regole sulla sicurezza sociale e della circolazione. Siamo in tutta onestà certi che si applichino con la dovuta attenzione?

Gli altri temi che stanno spopolando come panacea di tutti i mali sono legati alla transizione ambientale ed alla digitalizzazione. Anch’io li rivendico con forza!

In ogni dove si ascoltano messaggi pubblicitari a favore di qualche fonte energetica in particolare ma non si evidenzia, ad esempio, che per raggiungere i livelli contenuti negli annunci per realizzare le nuove forme di energia occorrano (70 Gigawatt).  Sarebbero necessari 50 impianti nucleari (raggiungibili negli anni 2074 e 2090). Inoltre mi pare ci si dimentichi della neutralità tecnologica. Non vorrei ci trovassimo ancora nella solita “modalità annuncio”. Tra due mesi il clima politico muterà in modo significativo. Con l’inizio del semestre bianco, nel quale le elezioni sono sospese, temo evoluzioni che in qualche modo impatteranno sulle decisioni riguardanti il Paese.

Una osservazione debbo fare, dopo aver premesso che sono tra i sostenitori di una politica ambientale che sia calibrata su parametri necessari ma utili.  Negli ultimi quindici anni sarebbero stati stanziati per favorire lo sviluppo del trasporto su ferro, circa mille miliardi. L’obiettivo di trasferimento modale è miseramente fallito. I dati relativi al trasferimento modale lo attestano. Nessuno evidenzia che le tecnologie applicate già abbiano ridotto le percentuali di inquinamento del trasporto pesante. A parte che vorrei mi si spiegasse come si coniuga questo amore sviscerato per la modalità ferroviaria mentre si consente alle aziende ferroviarie di investire nel trasporto stradale di persone, su gomma. Rispondono a necessità di mobilità? Vero! Ma allora smettiamola con gli annunci e la criminalizzazione delle altre forme di trasporto o di fonti energetiche. Sosteniamo che un Esecutivo serio dovrebbe attuare, il principio anzidetto della neutralità nella transizione tecnologica e non seguire le “mode”. Tra l’altro i tempi di attuazione non sono brevi. Chi pensa di penalizzare ciò che in questi tempi consente ad una economia di essere competitiva o è fuori di testa o irrealista. I cambiamenti sono necessari ma non possono penalizzare l’esistente.

Ho accennato a questi argomenti anche per attirare l’attenzione su temi e per fornire elementi sui quali compiere riflessioni. Mi pare che ancora una volta gli interessi di gruppi finanziari e la politica degli annunci, se non si muta passo, rischiano di farla da “padrone”. E mai il termine è stato più aderente alla situazione che si potrebbe prefigurare.

11 giugno 2021

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