
Le Federazioni del trasporto contrarie all’intesa con il Governo riuniscono oggi a Milano i loro direttivi
9 Febbraio 2007
Sospeso il fermo dei servizi
10 Febbraio 2007Le ragioni, noi, le conoscevamo da tempo e non avevamo certo la necessit? di ulteriori conferme. Quanto tuttavia si sta manifestando, nel momento in cui il confronto con il Governo si va inasprendo e di fronte alle ?solite promesse? alcune associazioni, in dispregio agli impegni assunti con gli operatori del settore, accettano un nuovo ed inutile protocollo, ci induce a fornire la nostra ricostruzione dei fatti che rimettiamo alle libere valutazioni di ognuno.
Le ragioni, noi, le conoscevamo da tempo e non avevamo certo la necessit? di ulteriori conferme. Quanto tuttavia si sta manifestando, nel momento in cui il confronto con il Governo si va inasprendo e di fronte alle ?solite promesse? alcune associazioni, in dispregio agli impegni assunti con gli operatori del settore, accettano un nuovo ed inutile protocollo, ci induce a fornire la nostra ricostruzione dei fatti che rimettiamo alle libere valutazioni di ognuno.
Sinceramente avremmo preferito non dover evidenziare questi aspetti perch?, ancora una volta, emerge in tutta la sua evidenza come la storia si ripeta e i dirigenti di una associazione, la Fita, siano costretti a rapportare i loro atteggiamenti sindacali secondo le decisioni che i superiori dirigenti confederali compiono, indipendentemente dagli interessi degli operatori.
I nostri lettori ben ricorderanno le vicende dei mesi trascorsi quando le associazioni di categoria dibattevano e si confrontavano costantemente, sia con il ministero dei trasporti che all’interno della Consulta, sulle tematiche che interessavano l’attivit? delle imprese. L’autotrasporto veniva sempre consultato, in concomitanza di ogni legge finanziaria, ma anche preventivamente sulle tematiche importanti: quali la riforma del settore o la definizione del Patto della logistica. Questo per la Fita era solo e sempre occasione di polemica.
Dopo otto mesi dall’insediamento del nuovo Governo: la legge finanziaria approvata non ha rispettato gli impegni assunti dal ministro dei trasporti; non vi ? stata alcuna concertazione preventiva con la Presidenza del Consiglio. La Consulta inoltre, che era divenuto l’organismo di concertazione tra tutte le parti interessate alle attivit? di trasporto, ? stata convocata solo tre volte, senza per? poter affrontare e definire le problematiche contingenti che toccano il settore.
Ripercorrendo le fasi delle trattative del passato e scorrendo i protocolli di intesa sottoscritti una costante emerge. La differenziazione critica della Fita in particolare, rispetto alla sostanziale condivisione di tutte le altre associazioni.
Sicuramente qualche imprenditore sar? anche stato assalito dal dubbio che il distinguo provenisse da valutazioni serie, derivanti da una legittima non condivisione, rispetto alle scelte che venivano portate avanti. Cos? invece non era e oggi ne abbiamo purtroppo la conferma.
Le dichiarazioni durissime, che allora ad ogni occasione venivano rilasciate dai dirigenti di quella isolata federazione, o Unione di categoria, sono scomparse. I tentativi di fermo effettuati ripetutamente, anche a livello settoriale, sono un lontano ricordo. Si ripensi al fermo delle bisarche, fatto passare come una iniziativa autonoma della categoria, e alle conseguenze negative prodotte, soprattutto per i vettori coinvolti.
Ai giorni nostri, invece, tutto sembra andar bene e, al di l? di qualche dichiarazione sulla stampa utile solo per certificare la propria esistenza in vita, quando dalle parole si passa ai fatti la determinazione si trasforma in ricerca ?a prescindere? di inesistenti ?aspetti positivi?.
Siamo convinti che gli stessi imprenditori sopporteranno con fastidio l’ultima presa di posizione dei dirigenti di questa organizzazione perch? mostrano un modo di rappresentare la categoria poco autonomo dagli eventi politici del Paese.
La cronistoria: Il 20 dicembre le associazioni, constatato che nella legge finanziaria 2007 non risultavano inseriti gli impegni assunti in dispregio a quanto sottoscritto, sollecitarono il Governo ad utilizzare il decreto ?mille proroghe? per ?onorare quanto convenuto. Nel contempo le stesse rappresentanze proclamarono l’avvio di una fase di mobilitazione dal 13 al 27 gennaio, con l’effettuazione di manifestazioni in diverse zone del Paese e con la previsione del fermo dei servizi di trasporto, proclamato a partire dal 12 febbraio.
Ovviamente in modo responsabile le stesse organizzazioni assicuravano che, qualora fossero state assunte ?iniziative tendenti a risolvere le questioni evidenziate?, si sarebbe effettuata una valutazione responsabile.
Appare evidente a tutti che il riferimento alla ?valutazione responsabile? stava a significare: emanazione di provvedimenti amministrativi concreti, e, attraverso l’inserimento nel ?mille proroghe?, l’attuazione delle norme mancanti. Ma cos? non ? stato.
Dopo le positive adesioni alle manifestazioni e, alla luce della convocazione del Governo per il 30 gennaio, le associazioni ritennero importante rafforzare il loro potere contrattuale proclamando il fermo dei servizi a partire dal 12 febbraio. Non tutte condivisero una simile decisione. La Fita/Cna subordin? la propria partecipazione alla elaborazione di una nuova piattaforma. La singolare esigenza tendeva a precostituire le condizioni per un cambiamento di linea e soprattutto produceva inevitabilmente una sensazione negativa di mancanza di compattezza, quando invece questa sarebbe stata necessaria.
La possibilit? di aggiornare una piattaforma ? sempre possibile ma le vertenze rispondono a regole ben precise. Se infatti l’altra parte, in questo caso il Governo, avesse rispettato tutto quanto previsto come si sarebbe potuto mantenere l’attuazione del fermo? Sarebbe stato scorretto. Il dubbio che tale scelta fosse allora un semplice escamotage per nascondere altro, appare legittimo. Cos? come definire, un simile comportamento una arrampicata sugli specchi degna dei migliori climbers in circolazione ? realistico.
Sono convinto che per questa strada il settore rischia di ritrovarsi a ripetere le tristi esperienze gi? vissute dal 1996 al 2001, periodo che non risult? essere particolarmente positivo per le imprese del mondo del trasporto.
Sul tappeto vi sono scelte che possono definitivamente mettere fuori gioco le imprese nazionali. Qui non si tratta di non voler trovare mediazioni. Si tratta di rivendicare il diritto al recupero di un confronto sulle scelte future che ? sempre stato riconosciuto. Se viceversa il nuovo Esecutivo immagina di dover decidere in proprio sulle scelte che toccano aspetti importanti per lo sviluppo e competitivit? del sistema Paese, ? legittimato a farlo. Le associazioni di categoria sono per? altrettanto legittimamente e doverosamente impegnate a far valere i diritti di coloro che rappresentano, come hanno gi? fatto da altre categorie, che hanno costretto il Governo a rivedere decisioni assunte ed a ridiscutere scelte riguardanti pesantemente le future attivit? imprenditoriali.
La parte che avete letto l’ avevo scritta prima del triste epilogo della trattativa, registratosi nella serata del 7 febbraio.
Ora abbiamo la prova che le istanze degli autotrasportatori passano in seconda linea, rispetto alle indicazioni confederali e politiche. Le dichiarazioni roboanti come quella sulla necessit? di ottenere modifiche alla legge delega di riforma dell’autotrasporto, rivendicata dalla Fita, si sono assopite e la soluzione inserita nel verbale di intesa, che viene considerato un grande risultato, ? la prova di quanto sia grande la presa in giro dei dirigenti di quella organizzazione. Per fornire ad ognuno l’elemento di valutazione ripropongo la frase, inserita nel protocollo a tale proposito, che ritengo molto chiara:? qualora le modifiche ai decreti legislativi attuativi della riforma non pro
Fonte:
Redattore: Segreteria Generale Conftrasporto


