
Dai costi minimi maggior sicurezza sulle strade per tutti.
16 Giugno 2011
Due gravi incidenti stradali, hanno visto il coinvolgimento di mezzi pesanti.
16 Giugno 2011Dopo il 12 giugno si cambia; probabilmente niente sarà più come prima, salvo ripensamenti, nei rapporti tra committenza e autotrasportatori. I costi minimi della sicurezza si applicano anche per i contratti redatti in forma scritta.
Nessuna tariffa obbligatoria, come insiste a sostenere Confindustria, ma la identificazione di quelli che sono i costi della sicurezza. Chi non li percepisce è indotto a violare le norme sulla sicurezza sociale e delle circolazione. Ognuno resta ovviamente libero di concludere i contratti come meglio ritiene, nessun obbligo, le parti devono sapere solo che se un danneggiato chiede i danni esistono dei parametri di riferimento che definiscono quelli che sono i costi incomprimibili e nei confronti di coloro che li hanno violati, scatta il principio della responsabilità condivisa.
Ognuno può intenderla come vuole. Ma questi sono i principi contenuti nella riforma del 2005, la legge n. 32, concordata con tutte le parti sociali.
Piangere ora sul latte versato come fa qualcuno è inutile. Non si era compreso quanto inserito nella legge, o si cerca di forzare oggi? Quando il ministro Bianchi decise di non completare la riforma non ricordiamo prese di posizione così dure come che oggi registriamo. Forse qualcuno aveva pensato di essersi liberato definitivamente di norme che puntavano a creare un mercato, sì libero, ma regolato da poche leggi.
Da oggi dunque nessuno può far finta di non sapere. Nei contratti di trasporto esistono dei livelli, non definiti dall’autotrasporto, ma frutto di intese,verificate dal ministero. Quei riferimenti sono utili per chi deve giudicare, e garantire ai cittadini nel contempo che tutti quelli che operano nella filiera rispondono responsabilmente dei loro comportamenti.
Un aspetto importante deriva dal collegamento delle recenti norme del Codice della Strada con il rispetto delle disposizioni sulla sicurezza. Ognuno deve sapere che qualora in un incidente risulti coinvolto un mezzo pesante e si registrino dei feriti o dei decessi, sono disposte presso le aziende della filiera le verifiche sul rispetto delle leggi che riguardano la sicurezza della circolazione e di quella sociale. Quindi è un atto di serietà rappresentare al proprio committente quello che scatta in automatico e senza che vi sia alcuna iniziativa diretta da parte dell’operatore interessato.
Sappiamo bene come la magistratura sia giustamente molto sensibile ai temi della sicurezza. Già in questi primi mesi, laddove è stata coinvolta, ha pronunciato sentenze a favore dei richiedenti ed ha emanato i primi decreti ingiuntivi.
In questi giorni per impedire l’entrata in vigore delle norme e per provare a ridurre i valori minimi definiti da oltre un anno dal ministero per i contratti non scritti, la Confindustria e la Confetra hanno sostenuto che si determinerebbe un aumento per l’economia pari a 11 miliardi di euro.
Pubblicheremo presto quelli che sono gli incrementi reali sia per i consumatori che per chi paga i trasporti, a meno di voler sostenere che oggi, e noi sappiamo bene che non è così, il mercato paghi prezzi molto inferiori. Secondo stime realistiche, se i prezzi del trasporto aumentassero del 20%, si registrerebbe un incremento sui prodotti posti in vendita di pochi centesimi.
E’ possibile che Confindustria non si renda conto che il problema vero è quanto l’operatore che effettua il servizio percepisce.
L’intermediazione parassitaria è difficile che operi per dare organizzazione ma solo per sfruttare la posizione di rendita. Hanno mai pensato in Confindustria che molti problemi potrebbero essere risolti se si riuscisse ad eliminare chi intermedia senza dare valore aggiunto?
Tra le reazioni più vivaci spicca quella di un vice presidente di Confindustria che ha sostenuto che le evoluzioni in atto sarebbero del tutto in contrasto con la legge n.32/05. Se la leggesse e non si facesse raccontare il contenuto della stessa, e chi scrive lo fa a ragion veduta, troverebbe che la responsabilità condivisa sulla sicurezza sociale e della circolazione, con la qualità e la sicurezza, da garantire attraverso i controlli, sono i punti cardine della riforma.
L’alto dirigente mostra inoltre alcune lacune informative. Quando contesta la scelta degli accordi di settore forse non conosce che questa è stata la battaglia portata avanti proprio dall’associazione del trasporto confindustriale; così come dimentica che è dal 1990 il sistema produttivo beneficia della riduzione dei costi che il Governo riconosce alle imprese di autotrasporto proprio per non essere fuori mercato rispetto ai prezzi in vigore in Europa. I veri beneficiari delle riduzioni, come è ben descritto nel libro di Deborah Apolloni del Sole xxiv Ore, sono proprio le imprese committenti.
Più volte abbiamo detto che siamo disponibili a ridiscutere l’entità degli interventi del Governo a condizione che lo Stesso garantisca, attraverso opportuni controlli, il rispetto delle normative sulla sicurezza sociale e della circolazione. In un momento di difficoltà economica le imprese di trasporto sono pronte a fare la loro parte.
Se la Committenza ritiene che i costi del trasporto siano troppo onerosi perché non decide di gestire direttamente con automezzi di loro proprietà i trasporti . Così potranno scoprire quelli che sono i costi reali dell’autotrasporto.
Ritengo che siano assolutamente da segnalare infine due perle presenti nella relazione.
La prima: laddove si lamentano “i demagogici inasprimenti dei controlli solo sulla committenza”. Chiediamo di rendere pubblici i dati dei controlli effettuati sulla committenza. Bastano quelli.
La seconda: Confindustria che oggi parla di accordi è la stessa che nei nove mesi trascorsi ne ha impedito la realizzazione intervenendo a bloccare quelli che si stavano realizzando.
Per ora dobbiamo riconoscere al Governo di aver mantenuto con senso di responsabilità il punto anche a fronte delle pressioni della Committenza. Noi chiediamo solo il rispetto delle leggi e per garantirci questo siamo pronti a mettere in campo pubbliche denunce, fornire dati e prove, insomma ad assumere ogni iniziativa per ottenere il rispetto delle regole.
Paolo Uggè


