Crif – ‘Split payment’: impatto complessivamente limitato sul merito creditizio delle PMI. Per CRIF Ratings improbabile un’estensione oltre il 2020 – 18/07/2018

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Eurostat – Debito pubblico leggermente superiore all’86,8% del PIL nell’area dell’euro. Debito Italia sale a 133,4% – 20/07/2018

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“Gli effetti dello ‘split payment’ sul livello di indebitamento complessivo per le PMI italiane nel 2015 sono stati minimi” sono queste le conclusioni di uno studio curato da CRIF Ratings su un campione di società italiane. Secondo i dati del MEF, la porzione di IVA soggetta al regime dello ‘split payment’ ammontava a EUR 6,7mld, ovvero il 9,8% del gettito IVA complessivo dalle società di capitali nel 2015; le richieste di rimborso IVA relative allo stesso periodo d’imposta sono cresciute di EUR 2,13mld y-o-y a EUR 9,97mld in totale (+27%). Limitatamente al campione studiato dall'Agenzia, si rileva un aumento dei crediti per imposte[1] per circa EUR 1,5mld a EUR 18,3mld nel 2015 (o +9% y-o-y) che tuttavia, rappresentava solo lo 0,6% del debito finanziario totale del campione (EUR 246,4mld).

Il campione utilizzato nello studio di CRIF Ratings include 26.935 PMI italiane[2] che hanno depositato il bilancio ordinario nel periodo 2013-2016. Le società incluse nel campione hanno riportato un fatturato aggregato di c. EUR 727,4mld nel 2015 che, secondo i dati del MEF[3], rappresenta circa il 26% del fatturato complessivo generato dalle società di capitali italiane soggette al regime dell’IVA nel periodo d’imposta 2015. In base a queste statistiche, i settori maggiormente colpiti dall'impatto dello ‘split payment’[4] nel 2015 sono stati utilities ed energia, costruzioni e infrastrutture, manifattura, commercio e trasporti e logistica.