
Dicendo no alla convenzione delle Alpi l’Italia ha difeso il proprio sviluppo
26 Ottobre 2011
Comunicazioni del Presidente Paolo Uggè
26 Ottobre 2011Giornate negative per il mondo del trasporto. Realtà che non sono proprio vicine a noi non hanno trovato niente di meglio che prendere lo spunto da una manifestazione legittima, anche se per noi sbagliata nelle richieste, per rilanciare le loro ostilità nei confronti delle nostre conquiste. Faccio riferimento ai Codacons ed a quei partiti che non perdono occasione per presentare emendamenti, interrogazioni, mozioni oppure ordini del giorno che tentano di mettere in discussione quelle che sono le linee che le principali associazioni del settore stanno portando avanti, anche se a fatica, con l’Esecutivo. L’ultimo esempio è di ieri dove alla Camera si è tentato di far approvare il protocollo trasporti parte della Convenzione delle Alpi sul quale tutto il mondo produttivo e dei trasporti si era schierato contro. Alcuni partiti che ritengono invece che le ragioni ambientali debbano prevalere su quelle dello sviluppo hanno cercato di mettere in minoranza il Governo e, non essendovi riusciti hanno accusato il medesimo di “farsi portavoce delle istanze degli autotrasportatori.
Tornando al fermo occorre dire che, al di là dei comunicati stampa, si è ridotto a ben poca cosa. Certo si può convenire che abbia generato problemi al Porto di Genova, quasi vi fosse una sorta di intesa, ma lì esistono problemi particolari mai risolti, anche se nell’Autorità portuale è presente un rappresentante della categoria. (indovinate chi è?) In altre zone le adesioni sono state simboliche . Ciò che si è esteso a macchia d’olio non è stata l’azione di fermo caso mai le dichiarazioni stampa.
Questo atteggiamento spiace perché l’autotrasporto è forte solo se unito ed anche se forse qualche sbaglio può essere stato commesso anche da parte nostra non è interesse della categoria consentire le divisioni.
Diventa difficile, anche se non impossibile, trovare una sintesi tra tesi completamente divergenti. Meglio sarebbe invece la strada della flessibilità su richieste che non siano improponibili.
In ballo c’è la visione dell’essere impresa. Da un lato la filosofia di chi punta a vedere sempre il trasporto come una realtà assistita e dall’altro chi ritiene che per affrontare le sfide del mercato globale si debba puntare a favorire i momenti di crescita imprenditoriale, anche senza rinunciare in modo traumatico agli interventi che consentono di contenere i costi.
Dunque affermare che 400 milioni di euro sono inutili, come sostiene chi ha proclamato il fermo, ha un senso se poi non si chiede di reintrodurre il sistema delle tariffe obbligatorie, di per sé non certo incompatibile con le disposizioni comunitarie, ma inconciliabile con la logica del mercato unico.
Mettere sulla strada per protestare operatori su richieste che non potranno mai essere accolte è una responsabilità pesante.
Chiedere di modificare il principio della soggettività della responsabilità penale per l’autotrasporto è una aberrazione giuridica che si commenta da sé.
rivendicare “la certezza assoluta dei tempi di pagamento” è cosa che fa riscuotere consensi ma occorre spiegare che questo deve avvenire all’interno delle procedure esistenti; come si può pensare di dare vita ad una Agenzia statale di natura pubblica che recuperi i corrispettivi dovuti per conto dei trasportatori?
Ma si è detto agli operatori che in un sistema democratico esistono principi che non possono essere piegati a piacimento per esigenze di una parte?
L’intervento dello Stato si chiede per ottenere il rispetto delle regole. Noi pensiamo che questo sia il modo per premiare le imprese serie da quelle che non lo sono. Nei principi economici che sono alla base delle attività imprenditoriali, al di là del rispetto dei diritti dei lavoratori, in un libero mercato non si applicano i principi dello Stato sociale; consentire ai più deboli di poter sopravvivere è un principio equo ma non funziona in un mercato aperto e globale. Per questo eliminare la richiesta del Durc, che può essere semplificata, significa proprio operare per consentire a chi non rispetta le regole di poter agire e fare concorrenza a chi invece si industria per rispettarle. Noi siamo perché le imprese che hanno fatto sacrifici non debbano essere messe in difficoltà da chi non è riuscito o non ha voluto trovare le soluzioni per operare nel rispetto delle regole.
Riproporre la questione degli interventi sul gasolio, regola di politica fiscale che deve essere decisa a livello comunitario (ormai lo sanno anche i bambini) vuol dire far insorgere delle inutili illusioni, sapendo di non poterla risolvere.
Ancora: non v’è dubbio che in Sicilia le imprese vivano oggettivamente delle difficoltà maggiori e che quindi sia necessario trovare soluzioni di natura politica, ma devono essere compatibili con i principi comunitari. Per questo considero la scelta del vicepresidente siciliano di Trasporto Unito di sospendere il fermo dei servizi (e non penso certo per le promesse che per interposta persona, anche se autorevole, sono state a Lui fatte), una decisione responsabile. Essere riuscito a condividere la scelta della sospensione con i propri colleghi con i quali aveva invece deciso di partecipare al fermo non deve essere stato facile; eppure vi è riuscito.
La domanda è se la medesima consapevolezza non poteva ritrovarsi a livello nazionale. Invece anche in questo caso si è preferito non condividere la scelta di responsabilità di un vice presidente e lo si è voluto sconfessare.
Le soluzioni per l’autotrasporto siciliano non sono semplici da trovare anche perché, come sopra detto, vanno ricercate a livello comunitario; ma qui il Governo deve avere la capacità non solo di assumere impegni, ma anche di trovare risposte adeguate. Per questo non basta sostenere che si devono diminuire le sanzioni per gli operatori della Sicilia. L’Europa non darà mai il suo benestare ad una questione così posta. Si dovranno trovare invece delle soluzioni compatibili e su questo di devono responsabilizzare anche i poteri locali che non possono chiamarsi fuori dal trovare soluzioni a questioni che toccano l’economia siciliana.
Vi sarebbe molto da aggiungere ma mi fermo qui.
Ho cercato in modo pacato senza offendere le persone di illustrare le cose per come noi le vediamo e per come sono. La speranza è che si possa aprire una fase di riflessione positiva per tutti.
Se così non sarà e tra qualche settimana si sentirà ancora parlare di azioni di protesta senza che vengano avanzate proposte non demagogiche ma fondate su richieste sostenibili ne potremo che esserne dispiaciuti soprattutto per gli operatori che rischieranno di essere coinvolti ancora in percorsi che non porteranno loro niente di risolutivo.
Certamente non è alimentando illusioni che si risolvono i problemi ma dicendo quelle che sono le verità, anche le più difficili, che si consente alla gente di valutare ed a sua volta di decidere.
La verità viene sempre a galla. Dichiarare che si sospende il fermo perché il Governo ha convocato la categoria quando la convocazione risale a domenica, cioè ben prima che il fermo partisse, è voler prendere in giro la gente; così come lasciar credere che l’impegno a “ridiscutere” significhi accordo a cambiare le norme che non piacciono.
Allora i rappresentanti di categoria prospettino le cose possibili a raggiungersi e non alimentino delle pericolose illusioni; la gente sa comprendere.
Altrettanto da parte del Governo si evitino le “furbate” e si dimostri più senso dello Stato dicendo, laddove è necessario, dei fermi no.
Paolo Uggè




