
Assemblea degli Autotrasportatori
16 Gennaio 2012
Comunicazioni del Presidente
16 Gennaio 2012Rapporti categoria e Governo
Gli avvenimenti di queste ultime giornate impongono, dopo le riunioni che si sono tenute sia nelle varie realtà territoriali che negli organismi nazionali, una riflessione più ponderata.
Innanzitutto devo sottolineare subito che dagli impegni assunti dal Governo e dalle decisioni prese dal Tar del Lazio emerge un dato di grande rilevanza: i costi incomprimibili della sicurezza escono rafforzati e riconfermati. Mi pare subisca una forte battuta d’arresto invece la strategia di quella committenza che, nonostante abbia condiviso a suo tempo la riforma del settore imperniata sulla liberalizzazione regolata, oggi disconosca che le norme emanate non siano che il completamento del percorso avviato nel 2005 con la legge n. 32.
Da oggi niente sarà come prima perchè nessuno potrà sostenere che le disposizioni sono dubbie o in attesa di pronunciamenti di organi giudiziari. Dopo che i competenti uffici comunitari hanno dato il responso negativo a chi chiedeva un intervento sulle decisioni assunte dal Governo, anche il Tar del Lazio non ha ritenuto di concedere la sospensiva. Se non si fosse addivenuti al ritiro probabilmente il pronunciamento del Tribunale sarebbe stato ancor più netto. Netto anche il vice ministro Ciaccia che ha ribadito in modo esplicito che l’ordine del giorno approvato dalla Camera e accettato dal Governo sui costi incomprimibili della sicurezza che devono essere mantenuti, verrà rispettato. (Intanto possiamo dire che il Governo non solo ha richiesto per i problemi legati ai costi dei premi assicurativi l’apertura di un dialogo con l’associazione competente, ma ha anche provveduto alla segnalazione all’antitrust del comportamento delle compagnie nei confronti delle imprese del trasporto e in modo particolare quelle del mezzogiorno).
Ora il tempo consentirà, laddove vi possono essere aggiustamenti che eliminino tutti gli elementi di dubbia legittimità, di trovare le soluzioni più adeguate per i costi della sicurezza.
In particolare occorrerà prestare molta attenzione alla questioni connesse con gli accordi di settore che ha sollevato dubbi da parte dell’antitrust. Una considerazione deve essere presa a riferimento. I costi incomprimibili della sicurezza servono perché a quelli che percorrono le strade non vengano corrisposti corrispettivi inferiori rispetto ai valori indicati dal ministero.
Nessuno deve illudersi che la partita sia chiusa. Ho già detto che abbiamo concluso il primo tempo di un incontro calcistico in vantaggio ma l’esperienza insegna che nella seconda parte della partita può ancora succedere di tutto, anche se confidiamo avendo ragioni più che valide sul raddoppio dei goals.
Si deve intensificare quindi il riferimento ai costi della sicurezza che è un diritto per il vettore ma che tiene conto anche delle esigenze di chi affida in modo corretto i trasporti.
Un risultato che premia, non come sostiene qualcuno, “ i professionisti del fermo” ma la capacità di fare il proprio mestiere nell’interesse di chi si rappresenta. Ridicolo è vedere un elenco di questioni ritenute da questo notiziario associativo che sono state risolte proprio grazie all’azione di realtà che poi si accusano di utilizzare l’arma sindacale.
Quelle che vengono definite “proposte serie che hanno bisogno di un sindacato di imprese credibile nei confronti della politica” sono da tempo patrimonio delle azioni della nostra federazione. Forse è difficile per tutti comprenderlo ma è così. Un suggerimento a chi ha redatto l’editoriale. Non lo faccia leggere al presidente di una organizzazione cuneese che in assemblea è andato a proporre il fermo. Potrebbe avere qualche problema.
La “rivolta” in Sicilia
Intanto oggi in Sicilia è partita la prima fase della “rivolta” indetta dal movimento dei forconi che vede coinvolto anche l’autotrasporto. Non è un fermo, anche se locale, delle imprese del settore. È una azione che mira a dare sfogo al malcontento e ad una situazione locale particolarmente pesante.
Infatti vi sono commercianti, agricoltori, coltivatori diretti, ed anche alcuni autotrasportatori. Per il loro coinvolgimento si sono inserite questioni che riguardano l’autotrasporto ma che non possono essere risolte così come richiesto, in quanto toccano argomenti di competenza nazionale se non di natura comunitaria.
Alla fine il rischio è che non si risolvano i problemi della gente che si potrebbe ritrovare come nel 2000. un protocollo pieno di promesse e poi nessun risultato. C’è da sperare che non sia una delle tante invenzioni messe in atto per dare visibilità a qualcuno o la soluzione di qualche problema ad un altro. E’ evidente, se così fosse, la strumentalizzazione della forza del settore dell’autotrasporto per cause non proprio riconducibili agli interessi dello stesso.
Noi abbiamo sempre rispettato il diritto alla protesta ma quando non è largamente condivisa non può mai ricorrere ad iniziative intimidatorie come sembra invece che siano in atto. Le imprese che operano a livello nazionale o internazionale che hanno i loro automezzi bloccati se chiedono di poter essere messi in condizione di circolare devono essere tutelati: Ammettere forzature sarebbe come omettere atti obbligatori.
Se fosse sfuggito agli attenti tutori dell’ordine rammentiamo che da alcune dichiarazioni emerge che l’iniziativa è stata definita “l’inizio della rivolta”. Il che dovrebbe porre le questioni in un modo diverso e non derubricate ad azione sindacale di protesta degli autotrasportatori.
Ci risentiremo.
Paolo Uggè




