Le piccole e medie imprese (PMI) costituiscono una parte assai rilevante del sistema produttivo in tutte le economie, anche in quelle in cui hanno sede e operano i grandi colossi multinazionali. In Italia la frammentazione del sistema produttivo è però maggiore che in tutte le altre maggiori economie avanzate. In termini di valore aggiunto e occupazione le aziende con meno di 250 addetti rappresentano, rispettivamente, circa il 70 e l’80 per cento del totale, oltre 10 punti percentuali in più rispetto alla media dei paesi dell’Unione Europea. In particolare, sono soprattutto le microimprese, con meno di 10 addetti, a fare la differenza: in Italia sono circa 4,2 milioni e impiegano circa 7,8 milioni di persone (il 47 per cento del totale; 29 per cento nella media europea).Questa peculiarità italiana ha radici lontane e si è accentuata a partire dagli anni settanta, quando del resto la dimensione media delle imprese è diminuita anche negli altri paesi europei. Vi sono state e vi sono tuttora profonde differenze nei giudizi su questa configurazione del sistema produttivo. Da un lato l’elevato peso della piccola e media impresa non sarebbe nient’altro che l’esito dell’arresto e dell’arretramento del grande processo di modernizzazione del Paese i cui alfieri erano le grandi imprese pubbliche e private2. Dall’altro un’ampia letteratura ha mostrato come le piccole e medie imprese italiane, soprattutto quelle manifatturiere che hanno saputo sfruttare le economie di agglomerazione nella fioritura dei distretti industriali, siano state esse stesse gli attori di una storia di successo che ha coniugato crescita e innovazione per lungo tempo.