

A porsi l’interrogativo non ? una associazione di categoria che mira a tutelare gli interessi del mondo del trasporto, bens? Mario Sebastiani su Finanza Mercati. Il noto esperto, affrontando il tema di come si possa operare per rimettere le ali al Cargo del nostro Paese, non sottace la sua delusione sulla mancanza di quello che avrebbe potuto e dovuto essere lo strumento politico di riferimento per dare competitivit? al nostro sistema Paese. L’esperto ritiene sia scarsa l’influenza, in termini generali sull’economia del Paese, dell’uscita di Alitalia dal traffico Cargo in quanto, a Suo dire, non cambier? molto il grave deficit logistico che affligge il Paese. La maggior parte delle merci vengono gi? oggi preparate e sottoposte ai controlli di frontiera negli aeroporti italiani e poi trasportate sui camion per riempire i voli Lufthansa. Cos? come le filiere produttive affidano nella maggior parte dei casi la loro capacit? di penetrazione sui mercati al trasporto stradale. Sostiene ancora l’economista che ?faccia pi? male all’economia nazionale il fatto che le nostre merci sopportino costi e tempi di trasporto eccedenti quelli dei concorrenti europei, piuttosto che i passeggeri siano costretti a servirsi di Hub europei?. Uno dei maggiori handicap per la competitivit? italiana ?, secondo Sebastiani, ?la mancanza di cultura e di organizzazione logistica moderna che pu? che essere raccolta solo da grandi imprese che si trasformano da meri vettori a integratori di logistica?. Che fine ha fatto allora il disegno unitario di sistema contenuto nel Patto per la logistica del 2005; si chiede Sebastiani. Un quesito che sembra ricalcare le ripetute sottolineature di Conftrasporto all’opinione pubblica. Un interrogativo condivisibile che deve per? trovare risposte da chi ha governato in questi due anni. Forse non ? a conoscenza dei pi? ma il ?Patto del 2005? ? stato trasformato in ?Piano nel 2006?e sottoscritto dagli stessi che lo avevano condiviso, approvato infine dal Cipe il 23 marzo 2006 ma messo nel cassetto dal governo Prodi. Non ? stata una dimenticanza ma un modo diverso e secondo noi errato, di concepire le scelte strategiche nel Paese. Mentre il Governo Berlusconi aveva messo al centro della propria politica economica la logistica e i trasporti, il programma di Prodi ha preferito abbandonare tutto quanto era legato a tale visione. Si ? iniziato con la separazione dei ministeri; abbandonato il Piano della logistica e scelto di redigere un fantomatico Piano della mobilit?, del quale dopo due anni, si sono potute solo leggere le linee guida. Il tutto con un costo pari a 15milioni di euro, contro i 600mila spesi per la redazione sia del Patto che del Piano. Fa piacere che una voce importante come quella di Sebastiani si levi a rivendicare oggi la ripresa dei contenuti del Patto. Forse tali critiche dovevano prima essere rivolte a coloro che detenevano le responsabilit? delle scelte. Oggi il Paese non si ritroverebbe a pagare le conseguenze di scelte effettuate che hanno bloccato gli interventi che avrebbero favorito le condizioni perch? il nostro sistema produttivo non si trovasse con l’allungamento dei tempi nella consegna dei prodotti, in una stagione nella quale si produce per flussi e la competitivit? si gioca sul tempo. Se pensiamo in aggiunta che la logistica ? tempo non possiamo che rammaricarci ancor pi? del tempo perduto e fare tutte le pressioni possibili perch? il nuovo Esecutivo recuperando quanto c’? di buono realizzato nel passato riprenda ad occuparsi seriamente di competitivit? che non pu? essere affrontato con interventi congiunturali bens? strutturali. Paolo Ugg?