La Settimana Sindacale Confederaledal14 al 18 LUGLIO 2014

Viabilità Nazionale – Comune di Parma

18 Luglio 2014

CIR14256 – Radiazione di veicoli per definitiva esportazione all’estero. Ulteriori precisazioni operative dell’ACI.

21 Luglio 2014

Viabilità Nazionale – Comune di Parma

18 Luglio 2014

CIR14256 – Radiazione di veicoli per definitiva esportazione all’estero. Ulteriori precisazioni operative dell’ACI.

21 Luglio 2014

Di seguito le news settimanali.

SITUAZIONE GENERALE
Anche questa settimana non si registrano novità di rilievo sulle tematiche del settore, tranne una delle “solite uscite” che producono solo confusione e depotenziamento delle iniziative assunte da tutte le federazioni. Non è possibile sforzarsi di trovare delle posizioni condivise, inviare lettere a firma di tutti e poi dover prendere atto che vi sia chi ne riduce la portata con iniziative solitarie.
Un po’di decenza!
Il secondo episodio che si è registrato, che ha valenza sul settore, è l’elezione del vice presidente del Comitato Centrale dell’Albo.

ALBO. SILVIO FAGGI VICE PRESIDENTE
Innanzitutto voglio complimentarmi con l’amico Silvio Faggi per la nomina a vice presidente dell’Albo. A Lui un forte in bocca al lupo e un impegno a sostenerlo per ogni eventuale esigenza.
Sono certo che Faggi saprà coinvolgere tutte le persone che vorranno partecipare alla grande sfida di rilanciare l’Albo che dovrà divenire uno strumento realmente in grado di portare ordine nella categoria. Tale impostazione è stata oggetto di proposte anche nel recente seminario di Parma del 15 giugno.
Mi sia consentito anche spendere qualche considerazione su altre persone che altrettanto erano in grado di occupare quella carica. La scelta di Unatras, ho cercato di spiegarlo nelle comunicazioni della settimana scorsa, non è stata costruita su veti nei confronti di chicchessia, ma discende dal desiderio di mettersi a disposizione al fine di gestire la fase di rilancio del comitato, con i suoi nuovi compiti. Il principio della rotazione è stato esteso anche ad altre federazioni, oltre quelle considerate più rappresentative, dal motivo che nell’Albo non esiste, come in passato, una classifica sul livello di rappresentanza. Questo ha determinato il convincimento da parte di Unatras, che raggruppa sei federazioni su dieci, di doversi mettere in gioco per collaborare nella costruzione di  quella che sarà la fase nuova dell’organismo.
Spiace che questo sia stato classificato come una lotta nei confronti di una persona o addirittura di una realtà associativa. Le persone e le rappresentanze, per noi, non si contestano a prescindere, caso mai i distinguo, possono insorgere sulle scelte politiche che derivano dalla tutela di interessi diversi che sono tutti rispettabili. Mai ostracismi, dunque, su chi si comporta correttamente.
Uno dei compiti dell’Albo sarà proprio quello di mettere a fattor comune le evidenti differenze per costruire la linea necessaria a tutelare gli interessi di tutta la categoria.
Non ci pare che appartengano a questa logica certe ricostruzioni alle quali abbiamo invece assistito. Per non dover sempre tacere ritengo necessario allora far conoscere l’esperienza che il segretario ed io abbiamo vissuto.
In una presidenza Unatras, tenutasi mesi or sono, Russo venne “messo sotto accusa” per aver osato esprimere la convinzione che la vice presidenza dell’Albo avrebbe dovuto essere assegnata a chi rappresentava l’Anita.
Qualcuno fece osservare l’inopportunità di quella dichiarazione accusando la Fai di aver voluto in tal modo bypassare l’organismo unitario, sostenendo invece che la scelta competesse alla presidenza Unatras. Concetto sul quale tutti convenimmo. L’unitarietà deve tuttavia essere dimostrata sempre, evitando, ad esempio, di assumere prese di posizione solitarie e magari in contrasto con quelle prese, come si è dovuto e si continua purtroppo a registrare.
Da presidente mi sono attenuto a quella decisione ed ho convocato l’Unatras per ottemperare alla richiesta, avanzata in quell’occasione dalla presidente Fita, alcuni giorni prima del Comitato Albo. Lì ha preso corpo l’idea, dopo un confronto che ha portato a prendere in considerazione il concetto di rotazione tra le federazioni, unito al fatto che l’Unatras riteneva giusto avanzare una  candidatura propria. Così è nata la candidatura di Silvio Faggi, sulle competenze del quale nessuno ritengo sia in grado di eccepire negatività.
Come spesso avviene, i rappresentanti della Fita si sono riservati di consultare la presidenza sulla posizione da assumere. Non essendo pervenuta alcuna comunicazione, prima della riunione del Comitato, Amedeo Genedani, a nome di Unatras, ha avanzato la candidatura di Silvio Faggi.
Oltre all’astensione delle centrali cooperative, dell’Anita e della Fedit, anche la Fita ha deciso per l’astensione.
Questa la cronistoria di quanto avvenuto che ho voluto mettere per iscritto, anche per fornire a chi ci legge interpretazioni aderenti alla realtà. Ognuno tragga le proprie considerazioni.

A PROPOSITO DI RISPETTO DEI PRINCIPI UNITARI
Come avevamo informato nella scorsa settimana le federazioni tutte avevano convenuto di inviare una comunicazione al Sottosegretario con la quale si rappresentavano le posizioni sugli argomenti di interesse della categoria.
Apprendiamo dal sito della Fita la decisione di diversificarsi, ancora una volta, rispetto agli impegni assunti insieme. Non riteniamo questo modo di operare utile.
Non possiamo fare a meno di notare come, rispetto alle richieste concordate, vi siano delle proposte  che sembrano essere in sintonia con quelle che la Confetra  presentò in un convegno tenutosi mesi or sono.
Chi accusa gli altri e invece da tempo cerca di trovare l’intesa alle spalle delle altre federazioni, e l’accordo del cemento è  un primo segnale, dovrebbe guardarsi allo specchio.
Ognuno è libero ed è legittimo che abbia opinioni diverse. Innanzitutto se si vuole costruire l’unità le posizioni si presentano e si discutono nelle riunioni con tutti. Viceversa il diversificarsi dopo che sono state raggiunte le intese, non è un modo che produce positività.
Anche sul merito delle richieste avanzate troviamo delle contraddizioni evidenti. Sui costi minimi mentre, da un lato si dice di voler attendere il pronunciamento della Corte di giustizia (il protocollo con il Ministro prevede però un altro percorso), dall’altro si sostiene la necessità di trovare strumenti efficienti per tutelare i vettori italiani, dopo che si sarà pronunciata l’Alta Corte. Una tesi sostenuta anche da Confetra che non ci vede concordi.
Davvero si crede, ove vi fosse un pronunciamento contrario alla scelta dei costi minimi che vi sarà un Ministro che voglia intervenire con norme che non si attengano ai pronunciamenti della Corte?
Si ricorrerà allora ad un fermo del settore per ottenere nuovo norme? Non è invece forse meglio, come definito negli incontri con il Governo, ricercare, partendo da quelli che sono punti fermi, delle  possibili soluzioni?
Nel caso invece, cosa della quale siamo convinti, i principi legati alla sicurezza fossero confermati, pensiamo veramente che la committenza non metta in atto altre iniziative che finirebbero per creare ancora incertezze per gli operatori? Non è allora forse meglio approfondire per verificare se si possa  costruire norme idonee e condivise?
Anche in questo caso nel seminario di Parma abbiamo riconfermato il percorso previsto dall’intesa del novembre scorso.
Nel merito le proposte della Fita ci sembrano inoltre discutibili. Come non accorgersi che le norme vigenti sulla sicurezza già prevedono che alcuni costi vengano ribaltati sull’utenza e che l’azione diretta sia già  prevista. Proporre la mediazione obbligatoria con l’intervento delle associazioni di categoria rischia di essere oggetto di nuovi impugnative perché rischia di impattare con le norme sui patti di cartello. Se poi non fossero norme cogenti non servirebbero a nulla.
Come poi sia possibile sostenere ancora che le riduzioni compensate sui pedaggi autostradali si applichino solo per il conto terzi? Si vadano a rivedere le norme sulle distorsioni della  concorrenza. Forse non è a loro noto ma nel 2003 la Commissione aprì una procedura proprio perché riteneva discorsiva della concorrenza la concessione degli sconti sui pedaggi alle sole imprese di trasporto in conto terzi. Perché farsi del male allora? Una tesi viene fatta circolare su questo voler persistere in una posizione errata e riguarda l’esclusione di qualcuno in particolare da un consorzio che gestisce tali procedure. Non siamo in grado di commentare queste voci ma ci permettiamo di chiedere a chi si ostina a sostenere proposte sbagliate di sentire il parere autorevole di chi dirigeva la direzione del Dipartimento dei trasporti sulla vicenda. Comprendo che non ci si voglia abbassare ad interloquire con il sottoscritto che ha vissuto in prima persona tutta la vicenda, ma la dottoressa Ricozzi è in grado di fornire tutte le informazioni che si ritenessero necessarie avere (la dottoressa mi perdonerà se l’ho coinvolta ma non se ne può più di sentire proposte che danneggerebbero i nostri operatori). 
Un fatto è però appare evidente, fino a che non si manifestino opinioni diverse, prendiamo atto che esistono operatori, aderenti ad una federazione rappresentativa, che si riconoscono in tali richieste. Anche quando non concordiamo, non ci sottraiamo al confronto con tutti, se richiesto. Basta che si abbia ben chiaro che si deve partire da dati oggettivi, che sono le norme di legge o le interpretazioni comunitarie.
Queste considerazioni ci consentono di ribadire ancora che non risponde al vero sostenere che vi sia disponibilità a discutere solo con chi rappresenta l’utenza industriale discriminando il mondo della  intermediazione sulla questione dei costi minimi.
L’Unatras ha sempre sostenuto la necessità che il Ministro assuma una iniziativa-verifica, se vuol concretizzare quanto sostenuto sull’opportunità di prevenire le decisioni della Corte europea e lo  continua a ritenere (ci spiace invece che la Fita sembri essere in linea con la richiesta di Confetra che ha chiesto al Ministro di non fare nulla.). Tornando poi al confronto tra le parti, noi riteniamo che nella prima fase questo debba avvenire tra il mondo della produzione e chi effettua i trasporti, senza escludere, dopo, ulteriori interlocuzioni.
Noi riteniamo si debba, senza rinunciare alle tutele necessarie per chi effettua la vezione, ricercare opportune modifiche sia sul problema dell’accorciamento della filiera che del rafforzamento della trasparenza e della tracciabilità. Altrettanto dovrà essere assicurato il rispetto delle regole, sul quale responsabilizzare le parti contraenti, attraverso il mantenimento dell’azione diretta. Escludiamo dall’Albo chi non paga l’Iva, i contributi, le tasse, insomma chi effettua comportamenti sleali.
Lo abbiamo detto più volte non temiamo il responso della Corte perché siamo certi che non potranno essere messi in discussione i principi legati alla sicurezza; ma siamo pronti nel caso di un confronto, ad approfondire l’applicabilità o meno di soluzioni che producano i risultati anzidetti.
Questi concetti sono anche inseriti nel documento conclusivo del nostro seminario di Parma che, mi corre l’obbligo rappresentare questa necessità, dovrebbero essere oggetto di incontri con gli operatori nelle diverse realtà territoriali. In caso contrario potrebbero insorgere problemi legati al sentirsi parte di un sistema di rappresentanza inidoneo e cadere nelle mani di chi sta cercando di ridare fiato a movimenti, già visti, dietro i quali si attivano personaggi a noi ben noti.

IL SISTRI SIA REVOCATO
Abbiamo riferito di quanto il Ministro dell’Ambiente abbia dichiarato alla Camera sulla necessità di dichiarare concluso l’esperimento del Sistri. Per quanto ci riguarda siamo soddisfatti, anche se della strada ve ne è ancora da percorrere, di quanto ottenuto fino ad oggi.
Il principio della tracciabilità dei rifiuti pericolosi è da noi condiviso. Lo è stato da subito. A differenza di altri abbiamo sempre sostenuto quali dovevano essere le condizioni perché ciò si potesse realizzare. Applicabilità a tutti, esteri compresi, no all’aggravamento dei costi per le imprese di trasporto, funzionalità del sistema, possibilità di interfacciarsi con tutti i sistemi già installati sugli automezzi.
Abbiamo messo a disposizione l’ufficio legale per chi voleva avanzare richieste di riconoscimento dei danni ed abbiamo ottenuto una prima condanna del ministero dell’Ambiente. Ora con una nuova campagna chiederemo alle imprese di sostenere la richiesta di eliminazione del sistema. Giovedì Il Giornale uscirà con una nostra pagina in merito.
Crediamo e ribadiamo che senza la certezza delle condizioni sopra richiamate non daremo il  nostro consenso anche ad altri sistemi.
Per questo rinnoviamo al Governo la richiesta di abrogazione.

NEWS IN PILLOLE
– Il Senatore Jonny Crosio, lo riportiamo nel sito, ha assunto una iniziativa a difesa del principio che ribadisca la normalità dei serbatoi aggiuntivi sui veicoli, purché omologati dai competenti uffici. Tale aspetto è esploso in provincia di Sondrio per la zona extra doganale di Livigno ma coinvolge tutti i vettori che operano in trasporti internazionali e transitano da un paese ad un altro. L’interrogazione del Senatore della Lega Nord ricostruisce l’intera vicenda che Conftrasporto ha risollevato proprio questa settimana con una lettera al Ministro Lupi. Condividiamo l’opportunità, il sen. Crosio ha già ottenuto l’assenso di alcuni suoi colleghi, di presentare un emendamento al ddl di recepimento di una  legge comunitaria, per definire, almeno nell’immediato, l’intera questione.
In particolare si evidenzia che anche lo stesso procuratore generale della Corte di Giustizia nelle conclusioni presentate il 30 aprile u.s, ha sostenuto la legittimità dei serbatoi aggiuntivi (pende una causa sollevata da un impresa tedesca sulla questione). La richiesta mira ad ottenere, allora, una sospensione dell’esecuzione della sanzione che gli uffici dell’Agenzia delle Dogane hanno invece già comminato ai vettori che effettuavano rifornimento in zona extra doganale.

– Sulla questione taxisti –Ncc sta operando l’Autorità dei trasporti. Lo si apprende nella relazione depositata in Parlamento. La questione, aperta da anni, alla quale i vari Ministri non hanno saputo dare delle soluzioni, di fatto produce obblighi che  impongono ai noleggiatori il rientro in sede dopo aver effettuato un servizio. In sostanza nel caso un noleggiatore effettui un servizio da Milano a Roma non potrebbe ricaricare un altro cliente che avendolo prenotato, chieda di essere portato  da Roma a Firenze. Secondo questa norma demenziale dovrebbe rientrare a Milano presso la propria rimessa. Solo un deficiente può pensare ad una simile soluzione. Certo che si devono colpire e prevenire gli abusi (anche se sono Ncc) ma non commettendone altri.

– Nessuno se ne occupa ma presto con l’istituzione delle aree metropolitane, la chiusura delle realtà provinciali si genereranno problemi di gestione amministrativa di non facile soluzione.
Una piccola chiosa personale “ il Paese è in grave difficoltà; l’economia non riparte; i consumi sono ancora in regressione; il Pil è statico e l’occupazione diminuisce. In questa condizione la classe politica (non tutta per la verità) anziché affrontare i temi che toccano da vicino la vita delle persone, e l’attività delle imprese, continua litigare ed inventare artatamente posizioni irrinunciabili su delle questioni che hanno certamente grande rilevanza, come le riforme istituzionali, ma sulle quali si potrebbe in fretta trovare le vie d’uscita. Se non ne sono capaci copino modelli di altri paesi e la smettano di perdere tempo solo per mantenere in vita il loro potere di interdizione, contrabbandato come garanzie per la democrazia ed i cittadini. Così l’Italia muore”.

– E’ confermato che Trasporto Unito, aderente a Confetra abbia proclamato un fermo in Sicilia in quanto ritiene che non vengano rispettati accordi sottoscritti. Prendiamo atto che anche Confetra, nel passato piuttosto critica sulle azioni di fermo, grazie alla presenza di Trasporto unito tra le sue federazioni aderenti, sta forse (?) mutando idea sull’utilità delle azioni di fermo.

– Martedì si è tenuta la riunione del Comitato centrale dell’Albo; mercoledì la giunta Confederale e l’assemblea del Cnel; giovedì una prima riunione tecnica per predisporre i lavori della commissione per le eventuali modifiche statutarie, come deciso in assemblea generale e confermato dal Consiglio nazionale.

Alla prossima.

Paolo Uggè