Ocse: Discriminazione e scarse prospettive di lavoro colpiscono i figli degli immigrati – 01/07/2015

ANCMA: IL MERCATO DELLE 2 RUOTE ACCELERA IN GIUGNO – 02/07/2015

6 Luglio 2015

Unioncamere: ottantatremila posti di lavoro in pi? entro giugno nelle imprese private – 01/07/2015

6 Luglio 2015

ANCMA: IL MERCATO DELLE 2 RUOTE ACCELERA IN GIUGNO – 02/07/2015

6 Luglio 2015

Unioncamere: ottantatremila posti di lavoro in pi? entro giugno nelle imprese private – 01/07/2015

6 Luglio 2015

I figli degli immigrati continuano ad affrontare grandi difficoltà ad integrarsi nei paesi OCSE, in particolare nellUnione europea, dove per i loro risultati scolastici scarsi molti faticano a trovare lavoro, secondo un nuovo rapporto OCSE / UE.Negli ultimi dieci anni, lItalia è stata una delle principali destinazioni per gli immigranti nellarea OCSE. Dal 2000, la percentuale di immigrati sul totale della popolazione è più che raddoppiata, fino a raggiungere il 10% nel 2012. La maggior parte dei migranti arriva in Italia per lavorare, anche se il primo permesso viene spesso ricevuto nell’ambito di una regolarizzazione. Nel corso dell’ultimo anno, lItalia è stata ancora una delle principali destinazioni europee per gli extracomunitari. La maggior parte di questi nuovi immigrati non intende rimanere in Italia, né arriva in Italia attratta dalle opportunità di lavoro, che rimangono tuttora limitate dato che il paese sta cominciando solo ora a riprendersi dalla profonda crisi. Tuttavia, alcuni migranti resteranno in Italia, e “Indicators of Immigrant Integration 2015: Settling In” analizza la situazione degli immigrati arrivati nelle precedenti migrazioni nel panorama economico italiano.Con un tasso di occupazione complessivo del 59%, gli immigrati in Italia sono più propensi a lavorare rispetto agli autoctoni (tasso di occupazione del 56%). Tuttavia, gli immigrati di sesso maschile sono stati particolarmente colpiti dalla crisi economica. Il loro tasso di occupazione è diminuito dall’82% nel 2006-07 al 70% nel 2012-13, una diminuzione di 12 punti percentuali. La diminuzione del tasso di occupazione per gli autoctoni è molto meno marcata: meno di 6 punti percentuali. La perdita di posti di lavoro è stata meno pronunciata tra le donne immigrate, il cui tasso di occupazione è sceso di un solo punto percentuale, ma la qualità del loro lavoro è chiaramente peggiorata in quanto – rispetto al passato – tendono ad occupare posti di lavoro più instabili e precari.