
Proposta di revisione della direttiva “eurovignette”
16 Febbraio 2009
Studi di settore.
16 Febbraio 2009Ridurre il costo del lavoro e rilanciare i consumi: pare questa l’esigenza primaria alla quale i governi industrializzati del mondo stanno cercando di dare una risposta concreta e funzionale. Le misure che anche il nostro Governo ha emanato mirano a rispondere alla logica di far ripartire la domanda interna e contemporaneamente aiutare le imprese. A leggere le dichiarazioni dei vertici delle principali rappresentanze del mondo economico, non pare esserci una totale soddisfazione. Si chiede allo Stato sempre di pi?. La presidenza di Confindustria invita il Governo a osare di pi? e la richiesta viene da chi rappresenta le piccole e medie imprese e da chi chiede pi? risorse per rilanciare i consumi. Ora le difficolt? sono impegnative e ognuno, sentendosi pi? penalizzato di altri, ritiene giusto evidenziare la propria insoddisfazione rilanciando richieste che talvolta sembrano pi? degli ultimatum che delle sollecitazioni. Ho letto l’interrogativo che un giornalista economico si poneva sull’adeguatezza di una manovra tendente a favorire un ricambio del parco circolante per imprese che praticano la delocalizzazione come risposta all’elevato costo della mano d’opera. La proposta mirava a vincolare il ricorso al bonus al rapporto con le maestranze nazionali impiegate. Cos? come la domanda che solleva qualche dubbio sui risultati della Manovra, visto che il principale problema non pare essere per le famiglie quello di cambiare l’autovettura, ma avere in disponibilit? pi? risorse per spendere di pi?. Ci si ritroverebbe in una poco piacevole situazione se si arrivasse a constatare che l’incremento delle vendite non si ? realizzato. Per lo Stato si tratta di un intervento pesante che accolla una parte del costo delle autovetture con ritorni non certi. Le difficolt? hanno una ricaduta sia sui lavoratori, sia sui datori di lavoro e questo convincimento comincia a farsi strada nelle persone che hanno deciso di rimboccarsi le maniche e affrontare insieme, datori di lavoro e lavoratori, le possibili vie d’uscita. Questi esempi, per ragioni che non riusciamo a comprendere, sono stati evidenziati solo su Libero, sabato 7 febbraio. Il principio su cui gli accordi, raggiunti a livello aziendale, si fondano ? il mantenimento dell’organico in cambio di pi? lavoro e meno guadagno per i lavoratori. Una follia? Eppure il fenomeno ? in crescita. In un’intervista che andr? in onda questa sera alle 20.15 su Canale Italia e su altre emittenti regionali e provinciali (l’elenco ? su www.conftrasporto.it) del TG Fai, il telegiornale tematico dedicato al mondo dell’autotrasporto, in qualit? di presidente ho deciso di lanciare una proposta-provocazione che potrebbe avere una triplice valenza. Ridurre il costo del lavoro per le imprese; mettere in tasca pi? soldi ai lavoratori; rappresentare un onere sostenibile oltre che recuperabile, per lo Stato. Per le imprese di autotrasporto, che subiscono la concorrenza pi? di altre derivante dal costo del lavoro, sarebbe un aiuto significativo, ma anche altri settori potrebbero trovarlo interessante.


