
La Conftrasporto è pronta ad un fermo unitario della categoria
26 Novembre 2007
Divieti di circolazione all’estero. Mese di novembre 2007
26 Novembre 2007Più volte avevamo evidenziato l’inadeguatezza e la scarsa affidabilità del ministro Bianchi nel gestire un dicastero di rilevante impatto sulla vita sociale ed economica del Paese.
Ecco alcune perle del Suo operare:
Interrogato se avesse concordato il rinvio dell’obbligo, dell’installazione sui mezzi pesanti delle strisce retroriflettenti, che consentono una migliore identificazione del mezzo pesante il disattento professore, mentendo, negò una simile decisione. Aveva appena sottoscritto l’ impegno con le associazioni degli autotrasportatori tanto che emanò un decreto legge.
Sul codice della strada ha annunciato un provvedimento d’urgenza; ha presentato un disegno di legge in giugno; ha emanato un decreto legge il due agosto divenuto efficace solo 20 giorni dopo sul quale è riuscito a farsi mettere in minoranza alla Camera.
Recentemente ha annunciato l’intenzione di rendere obbligatorio il limitatore di velocità sulle autovetture italiane, dimenticandosi che sulle strade circolano veicoli omologati in altri Paesi europei sui quali non ha nessun potere di intervento.
Non c’è che dire un ministro a rischio!
Oggi, senza che le Commissioni trasporti siano state minimamente coinvolte dimostrando scarsa considerazione nel Parlamento, presenta le linee guida del Piano della Mobilità.
Sono passati diciotto mesi dagli annunci sul Piano Generale della Mobilità per il quale sono stati stanziati 15 milioni di euro per tre anni. Invece del Piano solo delle linee guida.
Tempi di realizzazione; interfaccia trasporti e territorio; connessioni della rete sul piano internazionale; risorse; logistica; telematica; tutti elementi essenziali per un Piano degno di tale appellativo.
Nulla di tutto ciò!
Invece:
– elencazione di principi fumosi e generici;
– nessun raccordo con il dicastero delle infrastrutture;
– nessuna indicazione di piattaforme logistiche, aree di interscambio e degli mirati alla crescita delle imprese.
In sostanza solo un assemblaggio operato per una tesi di laurea al cui autore lom stesso professor Bianchi avrebbe certamente consigliato di reimpostare seriamente e concretamente il lavoro.
In compenso mentre si sottolinea nelle linee guida la necessità di collegare le reti nazionali con quelle europee e si indicano nei corridoi 5, con la Tav; il corridoio 1 Berlino-Palermo; con il Ponte sullo Stretto; il corridoio dei due mari Genova-Rotterdam, con il terzo valico; il ministro non perde occasione per dichiarare la propria contrarietà al terzo valico e al Ponte sullo Stretto.
Quanti danni ancora dovrà creare all’economia nazionale prima di essere messo nella condizione di non più nuocere al Paese.
Il futuro lo dirà.
*** – ***
Il documento Piano Generale della Mobilità Linee guida, letto attraverso la nota introduttiva a firma del Ministro Bianchi, ci ha lasciato sospesi in un vuoto di pensiero. Non siamo riusciti infatti a trovare nessun punto su cui condensare un contributo di merito e di contenuti.
Non abbiamo trovato traccia di virtù o sapienza trasportistica; non trapela da nessuna riga l’annunciata rivoluzione culturale che sposta il concetto dalla politica dei trasporti (e la logistica?) a quella della mobilità.
Nella sua accezione più generalista un Piano Generale della Mobilità deve avere come presupposti tecnico-scientifici ai fini della programmazione, temi quali:
– interfaccia trasporti e territorio e come centralità le grandi aree urbane;
– le connessioni della rete sul piano internazionale, ma non come semplice concetto, ma indicando come realizzarle, in quanto tempo, con quali risorse;
– la logistica;
– la telematica applicata.
Non ultimo i tempi del Piano dei Trasporti sono gli stessi di quelli delle infrastrutture?
Quale raccordo c’è con il Ministero delle Infrastrutture?
Signor Ministro, così come è impostato il Piano della Mobilità, muoversi sul territorio non è più una condanna per il cittadino, ma per il Paese! Un Paese che ormai ha perso il conto dei maggiori costi che supporta per movimentare merci e passeggeri rispetto a quelli normali.
Siamo ormai ad un ordine di grandezza di circa 100 miliardi di euro all’anno. Questi 100 miliardi di maggiori costi ci permette di ridurli nell’arco dei prossimi cinque anni di almeno un 20% o dobbiamo aspettare il 2020?
Sottolineare che è necessaria una profonda rivisitazione del PGTL del 2001 e del Piano della Logistica del 2006, ci è stato subito chiaro che Lei il Piano della Logistica, non ha avuto il tempo di leggerlo o di studiarlo!
La rivoluzione copernicana che Lei ci promette è il contenuto provenienti dal Piano della Logistica quale attuazione del Patto della Logistica, approvato e sottoscritto da: Confindustria, Confcommercio, Aiscat, Anas, Ferrovie dello Stato, Assoaereo, Confitarma, RAM, Confagricoltura, Confartigianato, CNA, Confcooperative, Legacoop, Confesercenti, Assopirti, Confetta, Conftrasporto.
Sembra superfluo, ma è necessario anche per sgombrare il campo da un altro equivoco che serpeggia nell’approccio con il suo dicastero, ha nei fatti valutato il Patto e il Piano della Logistica, che quei piani sono stati elaborati in un ambiente fortemente connotato, cioè autotrasportatori!
Non può far premio alla Sua figura una cultura del sospetto; quanto di intrinsecamente valido, sia sul piano del metodo che dei contenuti di quei documenti, è stato prodotto attraverso un sereno confronto ed una reale sinergia nell’ambito della Consulta dell’Autotrasporto e della Logistica; non è pensabile che venga surrettiziamente fatto passare per strumento di tutela di interessi di una sola parte del mondo del trasporto.
Ancora una volta si ignora, o forse si vuole ignorare, che la Consulta è nata proprio per avviare progetti di rinnovamento e sviluppo della logistica ed il Piano Nazionale della Logistica è finalizzato a migliorare la competitività del Paese in un’ottica di governance di sistema.
Signor Ministro, per la sua figura di eccellente Urbanista, ma anche in quanto professore e Rettore, riteniamo che i Suoi molteplici impegni l’abbiano costretta a licenziare un documento al cui approfondimento non ha potuto dedicare sufficiente attenzione; diversamente si sarebbe reso conto che rappresenta poco più di un maldestro assemblaggio operato per una tesi di Laurea, al cui autore avrebbe certamente consigliato di reimpostare seriamente e concretamente il lavoro!.


