

Le norme imposte dagli Stati nostri confinanti, formalmente a tutela dell’ambiente, sostanzialmente a tutela delle loro imprese, finiscono per danneggiare non solo gli autotrasportatori italiani, ma l’intera produzione nazionale: “ecopunti” austriaci, operazioni contagocce poste in essere da Austria e Svizzera, ostacoli alla circolazione al Monte Bianco dei veicoli frigoriferi, che vengono trattati ai fini dei pedaggi come veicoli eccezionali, sono tutte barriere che si frappongono alla circolazione delle nostre merci, a tutto vantaggio delle merci prodotte oltralpe. Così, Austriaci e Svizzeri, mentre lamentano l’inquinamento del loro territorio, incrementano a dismisura il loro parco veicoli industriali. Se effettivamente le misure protettive adottate sono indispensabili per la tutela dell’ambiente, occorre che Bruxelles intervenga ponendo in essere delle misure compensative, che annullino le conseguenze economiche di quegli ostacoli, che derivano alla nostra economia da una regolamentazione in contrasto con uno dei principi fondamentali che ispirano le norme istitutive dell’Unione Europea: la libera circolazione di persone e cose su tutto il suo territorio. Altri 10 Paesi stanno ora per entrare nell’Unione Europea, aumentando di due terzi il numero degli Stati membri: Sono Paesi che operano, nel campo dei trasporti, a costi inferiori ai nostri, con infrastrutture spesso obsolete, con norme particolari. Noi desideriamo che questi Paesi siano ammessi a far parte della nostra Unione. Quello che chiediamo, è che una volta tanto vengano adottate tutte le misure necessarie per impedire che le diverse condizioni di oggettivo vantaggio in cui questi trasportatori operano sin da ora, finiscano per scacciarci completamente non solo dai mercati dell’Europa Orientale ma anche dal territorio dell’attuale Unione. Certi segnali sono, tuttavia, tali da destare preoccupazione. Si è tenuta a Roma, nei giorni scorsi, la riunione della Commissione mista italo polacca, per discutere di contingenti di autorizzazioni per l’anno 2002 e per l’anno 2003. Il nostro Segretario Generale dottor Cozzi che ha partecipato all’incontro in rappresentanza della Conftrasporto, mi ha riferito di non avere mai assistito in tanti anni di attività ad una riunione di Commissione mista, affrontata con tanta arroganza da parte di una delegazione straniera. L’atteggiamento del Presidente della delegazione polacca, sembrava più quello di chi viene ad imporre le proprie condizioni, che quello di chi si presenta per condurre un negoziato. Se si fossero accettate le richieste polacche, oggi avremmo un mercato completamente libero da qualsiasi contingentamento od autorizzazione, ivi compreso il mercato italiano con la liberalizzazione del Cabotaggio terrestre. Quello che sorprende, tuttavia, non è tanto l’enormità delle richieste, ma l’assoluta assenza di disponibilità nei Polacchi ad accettare qualsiasi soluzione alternativa o di compromesso: volevano tutto e subito. Analogo atteggiamento hanno tenuto in materia di trasporto persone.