
Trasporto NCC
7 Febbraio 2014
Traforo del Monte Bianco
7 Febbraio 2014Di seguito le principali attività della settimana
SITUAZIONE GENERALE
Dopo una serie di rinvii agli incontri prefissati, nella prossima settimana sono programmate due riunioni al Ministero dei Trasporti per affrontare i temi relativi alle problematiche del trasporto insulare e per fare una prima verifica sul rispetto degli impegni assunti con il protocollo di intesa.
Dobbiamo subito affermare che in particolare l’incontro di verifica non potrà essere basato su annunci di ulteriori impegni ma dovrà dare il via a quanto concordato. Non vogliamo certo fare i difensori d’ufficio del Governo sul quale non possiamo esprimere un giudizio esaltante. E’ pur vero che la situazione politica ed economica è sotto gli occhi di tutti e questo, che non può essere accettato certo come scusante, non ha facilitato il lavoro di chi aveva provato ad occuparsi di noi. Ma ritardi ulteriori non potranno essere accettati in modo passivo.
Alcune incomprensioni vi sono state, favorite magari da comportamenti irrituali di rappresentanti del Governo, che hanno favorito l’insorgere di lungaggini (vedi le comunicazioni della scorsa settimana) e non hanno aiutato certo a favorire evoluzioni positive. Sembra ora che il riavvio della macchina del confronto sia prossimo; mettiamoci ora al lavoro, sperando di non doverci ritrovare con nuovi rappresentanti con i quali dover riprendere le questioni già definite.
In settimana si è tenuta la riunione di presidenza Unatras che ha definito le questioni ancora aperte e come debbano essere affrontate. In particolare sono stati riaffermati alcuni principi che sono alla base del vivere in comune di ogni esperienza unitaria. Ogni federazione è legittimamente in condizione di assumere tutte le proposte che ritiene opportuno far conoscere per poterle valutare, così come di comunicare le proprie idee. Ciò che si dovrà in ogni modo evitare è l’assunzione di posizioni pubbliche che lascino intravvedere possibili differenziazioni su argomenti comunemente definiti. In tal caso, al fine di rafforzare l’organismo unitario ed evitare che qualcuno possa interpretare come segnale di divisione impostazioni difformi, il presidente non potrà che ribadire con determinazione quelle sono e rimangono le linee definite.
RINNOVO ALBO
Sono in corso le verifiche sull’esistenza dei requisiti delle federazioni che hanno presentato richiesta di far parte del prossimo Albo. Ciò che appare curioso è che realtà associative, anche se poco conosciute, abbiano mostrato interesse a far parte del nuovo Comitato. Sarebbero stati presentati alcuni requisiti, in modo non conforme alla norma, interpretati a proprio uso per ottenere il riconoscimento previsto. Tra questi spiccano realtà che chiedevano l’abrogazione dell’Albo. Addirittura parrebbe abbiano fornito, a prova del possesso dei necessari requisiti dichiarazioni fantasiose e singolari anche di appartenenza a confederazioni. Quello che non si comprende è la ragione per la quale sia stata respinta l’ipotesi che era stata presentata al tavolo delle trattative il 28 novembre 2013 che di fatto risolveva le preoccupazioni segnalate da una federazione sulla rappresentanza. Chi ha scelto di effettuare l’azione di fermo tentando di coinvolgere anche le imprese di autotrasporto in una iniziativa che poco aveva a che vedere con i nostri interessi (il riferimento è rivolto alla protesta dei forconi dei quali sentiremo parlare in occasione della prossime prove elettorali) poteva seguire quella strada. Tutto è da dimostrare ovviamente ma chi sosteneva che le federazioni tradizionali erano collegate a realtà della committenza ora sarebbe corso a ricercare di poter legare il proprio simbolo a chi rappresenta una parte della committenza del settore o a rappresentanze dei lavoratori. Niente da eccepire sulla legittimità rappresentativa di queste realtà ma una qualche curiosità sulle “ragioni profonde” che avrebbero indotto ad “apparentarsi” con queste realtà la teniamo. Ma non era una vergogna, così si sosteneva su certi volantini, che alcune federazioni dell’autotrasporto fossero aderenti alle confederazioni dell’artigianato, del commercio, dell’industria o della spedizione?
TRASPORTO PERSONE
Si è tenuta in settimana una iniziativa sul trasporto a noleggio con conducente per cercare di porre rimedio al guaio generato dall’ emendamento presentato da una senatrice di Sel che, abrogando la proroga prevista nel decreto mille proroghe, determinerà, se non ulteriormente modificato, problemi gravi alla categoria. A nome della Confcommercio ho inoltrato alla Commissione parlamentare competente proposte emendative e le motivazioni a supporto. I testi sono pubblicati sul sito Conftrasporto.
A riguardo del trasporto noleggio con conducente, alla luce di alcune affermazioni che circolano sui vari siti, debbo riconfermare che, dopo la delibera assunta in seno agli organismi “nessuna federazione o sezione si può fregiare o utilizzare il marchio, depositato e registrato, della Fai. La sezione non esiste più; la Fai non rappresenta il settore del trasporto persone e pertanto chi utilizza il marchio compie un atto che porterà ad intraprendere anche azioni legali per la richiesta danni arrecati all’immagine della federazione. Risulta infatti che nella ultime settimane richieste di chiarimento sarebbero state rivolte agli uffici per chiedere notizie in merito a richieste di contribuzione ricevute. Il contributo non è per la Fai; la Fai non ne ha mai chiesti agli operatori; chi avanza richieste non lo fa per nostro conto.
Confermo invece che Confcommercio sta operando per verificare le condizioni per costituire all’interno degli organismi una realtà che fornisca a tali operatori l’adeguata tutela. Vogliamo dunque mettere sull’avviso operatori che potrebbero essere indotti nell’errore da richieste presentate di adesioni a realtà avente una denominazione riconducibile in qualche modo alla nostra federazione.
“SI CONTINUA A NON CAPIRE”
Leggiamo alcune ricostruzioni sulla vicenda pedaggi autostradali che non corrispondono a quanto è in atto.
La posizione che abbiamo espresso è chiara e può essere confusa solo per errore. Attribuire alla nostra Fai difese di un mondo, al quale non apparteniamo, per aver illustrato con chiarezza quale siano le situazioni esistenti, riteniamo sia un errore che richiede la nostra precisazione. Abbiamo sempre chiesto che interventi sui pedaggi non avessero ripercussioni sui conti delle imprese di trasporto, che non sono in condizione di sopportare aumenti di costi ulteriori. Da qui la domanda sul chi paga?
Unatras a nome di tutte le organizzazioni ha richiesto un confronto con le concessionarie per verificare, non la modifica dei sistemi in vigore che producono le riduzioni compensate per gli operatori, ma come trovare a livello commerciale, o in altro modo, soluzioni atte a recuperare gli incrementi applicati. Se un importante amministratore locale condivide le nostre tesi ne siamo compiaciuti; non per questo cambieremo la nostra posizione che riteniamo sia quella utile a tutelare i nostri operatori, evitando di danneggiarli.
Errori interpretativi li leggiamo anche in comunicati che non hanno alcun riscontro con la realtà. In una nota si affermano teorie molto distanti dalla realtà e frutto di disattenzione o disinformazione.
Ritenere che i rinvii delle riunioni presso il Ministero siano frutto di interventi delle federazioni che hanno sottoscritto il protocollo il 28 novembre u.s. è una affermazione falsa e priva di riscontri oggettivi.
Così ipotizzare che dei “fondi non bene identificati” sarebbero assegnati alle stesse rappresentanze. Ipotesi anche questa non rispondente ai fatti sia per l’entità dei fondi (non è la gran parte) che per quanto riguarda la gestione, (aperta a tutti in possesso dei necessari requisiti). Le risorse destinate al settore sono in piccola parte indirizzati ai corsi di formazione, necessari a ridurre i costi per le imprese, obbligate da normative europee ad effettuarli. Per altro risulta che anche chi non condivide le scelte effettuate dalle federazioni tradizionali fa ricorso in modo significativo ai finanziamenti per la formazione, e non si esime dal chiedere risorse di entità rilevante per organizzare i suddetti corsi.
Si richiede infine una rendicontazione di come i destinatari, che spiace doverli ricordare a qualcuno che non si sforza di comprendere, non sono destinati altro che alle imprese. Rammentiamo come queste debbano rendicontare obbligatoriamente, visto che si utilizza denaro pubblico, e quindi sottoposte alla verifica degli organismi di controllo dello Stato.
CONSIDERAZIONE FINALE
Ma se Fai, Fita, Confartigianato, Casaartigiani, Fiap, Unitai, Anita, Fedit , Movimento cooperativo sono considerate parte della “casta” chi è negli organismi di rappresentanza regionali e pretende, senza aver dimostrato di possedere i titoli, da anni previsti da leggi , di essere inserito in organismi costituiti sempre per legge, come lo dobbiamo classificare? E con quale nome lo possiamo definire?
In uno Stato civile e democratico le regole sono fondamentali e debbono essere rispettate da tutti. Per quanto riguarda quelle sulla rappresentanza, è il Parlamento che le stabilisce. E’ legittimo non accettare l’impostazione ma questo significa andare contro l’ordinamento democratico. Si può anche fare ma solo in un modo; attraverso che ha la rappresentanza popolare.
IN CHIUSURA
Veniamo portati a conoscenza che sarebbero in atto nelle ultime settimane verifiche che, partendo dalla constatazione di violazioni registrate dal cronotachigrafo, si estenderebbero ai committenti. Il principio della responsabilità solidale sembra essere entrato nel” modus operandi” delle forze adibite ai controlli. Ricordo che tale iniziativa rientra negli impegni assunti nel protocollo e quindi è importante poter essere informati dalle strutture e dalle imprese di notizie in merito.
Alla prossima.
Paolo Uggè




