
COS13353 – Costi di esercizio dell’impresa di autotrasporto del mese di Novembre 2013, determinati ai sensi dell’art. 83 bis della Legge 133/2008 e ss modifiche.
13 Dicembre 2013
Costi minimi della sicurezza
13 Dicembre 2013In sintesi le principali attività settimanali.
SITUAZIONE GENERALE
Lunedì e martedì incontri del fondo Forte per la formazione professionale. Negli altri giorni gli uffici hanno seguito i lavori parlamentari controllando gli emendamenti presentati alla legge di stabilità che riguardano anche le nostre questioni. Emendamenti contrari da parte del Movimento 5 Stelle, Lega e Sel.
Non v’è però ombra di dubbio che l’attività si è concentrata sulla protesta in atto nel Paese che associazioni locali di autotrasporto e il Movimento dei Forconi hanno realizzato a macchia di leopardo. Spero di non offendere la sensibilità di nessuno se per comodità indicherò il Movimento dei Forconi come il soggetto che ha organizzato la protesta. Diverse le sigle, poco rappresentative, che si sono unite alle iniziative, alcune anche di autotrasporto.
Abbiamo detto più volte che non intendiamo commentarne le ragioni, anche perché vorrebbe dire che non siamo in contatto con il Paese reale e non ci rendiamo conto del diffuso malessere nei confronti di un certo modo di fare politica e rappresentanza che è alla base del diffuso e forte malcontento dei cittadini.
La voglia di protestare è tanta anche se quando si organizza la protesta occorre anche avere degli obiettivi chiari e raggiungibili. Se fosse vero che sia solo lo scioglimento del Parlamento, come si legge da qualche parte, la definizione è una sola: rivoluzione. Secondo la nostra Costituzione il Parlamento lo elegge il popolo con le libere elezioni e la sostituzione può avvenire solo attraverso tale espressione.
Altre strade hanno poche prospettive in quanto si mettono su una china diversa e rischiano di trascinare tanti cittadini verso una evoluzione rivoluzionaria. (per fortuna non spetta a noi affrontare tale situazione molto difficile).
Lo ribadiamo ancora una volta: noi prendiamo le distanze solo da quei soggetti che hanno compiuto atti di vero e proprio squadrismo e vandalismo. Gli arresti effettuati dalle forze dell’ordine, alle quali va il mio più che convinto ringraziamento (anche se qualcuno ha provato a strumentalizzare il gesto distensivo di tagliere i caschi), hanno contenuto gli interventi intimidatori.
Negozianti ed operatori minacciati, automezzi bloccati da persone che impugnavano armi fino a giungere a minacce di morte nei confronti della presidente della Fita, alla quale esprimiamo solidarietà, non sono da condividere, ma da condannare. Questo rischia di far attribuire alla giusta indignazione che esiste tra la gente (a poche ore del voto di fiducia se un Ministro minaccia la crisi anziché consentire di concentrarsi sui problemi che i cittadini rappresentano merita solo di essere mandato a casa) un significato diverso da quello che credo la gran parte degli scontenti con questo grido di dolore vuol fare emergere.
LA MAGGIOR PARTE DELL’AUTOTRASPORTO NON RISULTA COINVOLTO IN QUESTI EPISODI. NE’ IN ATTI DI VIOLENZA, SE NON MARGINALMENTE (QUALCHE ESAGITATO ESISTE) NE’ NELL’INIZIATIVA DI FERMO CHE NON HA PROVOCATO LA SOSPENSIONE DEI SERVIZI, NONOSTANTE SI SIA PROVATO A RAPPRESENTARE LA REALTA’ IN MODO DIVERSO.
Oggi per effetto del codice di autoregolamentazione l’autotrasporto deve concludere le iniziative se non vuole incorrere in pesanti sanzioni da parte dell’Autority sugli scioperi.
La nostra attività si è concentrata per far conoscere la reale situazione agli organi di stampa che avevano, in modo poco attento, classificato le proteste come “fermo dell’Autotrasporto”. Così non è stato ed, al di là delle dichiarazioni che i dirigenti di quell’organizzazione si sono sforzati di sostenere, alla fine quello che è emerso (il pezzo di De Vico di ieri sul Corsera evidenzia la situazione) è il flop dell’iniziativa.
Anche su questo mancato coinvolgimento della maggior parte delle imprese di autotrasporto esistono sia filmati, reperibili sul nostro sito, ma soprattutto i dati dei concessionari autostradali che attestano come nei giorni della protesta il traffico abbia subito una riduzione dello 0,97%, tagliano la testa al toro. Se qualcuno continuerà a definirli dei dati strumentali e artefatti se la prenda con altri e non con noi.
Certamente anche la scelta di alcune associazioni della Sicilia, guidate da Richichi, ha contribuito a collocare la protesta in un contesto diverso. (la regione Sicilia è tra quelle dove la circolazione è stata regolare) Aver attribuito alla costituzione del tavolo per i problemi degli operatori insulari il significato importante che riveste è forse stata la chiave di volta della scelta. Un giusto riconoscimento al presidente Richichi.
I momenti sono difficili e l’autotrasporto ha bisogno di unità per tutelare al meglio gli interessi delle proprie imprese. Gli operatori dovrebbero aver tratto una lezione importante da questa vicenda nella quale è stata la confusione l’elemento dominante.
Qualcuno ha giocato a sminuire i risultati ottenuti dal Governo ed ha amplificato richieste molto popolari ma assolutamente non realizzabili né in tempi brevi né per la complessità delle soluzioni.
Affermare che si lotta per ottenere i tempi di pagamento a 30 giorni è più che condivisibile. Chi non può essere d’accordo? Attuarlo è meno semplice. Intanto impatta con norme generali sull’Iva e su quelle fiscali, successivamente su un tema così delicato il Governo rischierebbe di aprire contenziosi con tutte le restanti categorie. Non bisogna dimenticare poi i comportamenti individuali (purtroppo molti) di chi per sottrarre il viaggio ad un collega sarebbe sempre pronto a convenire una soluzione che aggiri questo diritto (ci siamo dimenticati di quanto subivano i piccoli operatori che erano costretti a dichiarare di aver ricevuto quanto loro spettante per legge e poi stornare in contanti il pizzo). Quanto concordato nel protocollo con la norma concordata a noi pare una soluzione equa che tutela meglio l’autotrasportatore e soprattutto non diventa una ulteriore sanzione a suo carico.
Ed è proprio di queste ore la notizia dell’approvazione dell’emendamento da parte della Commissione che il sottosegretario Rocco Girlanda si era impegnato a presentare (cosa che ha fatto, dunque impegno mantenuto) sul tema del pagamento a trenta giorni dall’emanazione della fattura. Non venga presa per piaggeria ma il giusto ringraziamento all’impegno che sta profondendo il Sottosegretario è doveroso. Ancora, dunque la dimostrazione concreta che il Governo intende mantenere gli impegni che assume. Dopo l’accisa, la parte economica, la riassegnazione dei compiti all’Albo per favorire una politica dei controlli che coinvolga le associazioni, la soluzione possibile sul tema dei pagamenti, sono fatti.
Questo è il modo di rapportarsi con chi è al Governo e non solo urlare slogan utili solo a alzare la tensione.
Ma la dimostrazione di quanto siano disinformati alcuni dei nuovi “leaderini” lo si può riscontrare leggendo l’intervista del signor Gobbi sul giornale Libero. La pubblichiamo nel link sottoriportato.
Come si può sostenere (uno è in malafede, o in malafede è chi lo ha informato) che i 330 milioni assegnati “vadano ai corsi di formazione”; così pure far coesistere con gli interessi del settore il rifiuto delle risorse al fine di aiutare le imprese che in modo interessato attendono si avviino le riforme per il settore; e da ultimo l’altra incongruenza di domandare il rispetto delle regole e poi chiedere la soppressione dell’Albo al quale questi compiti vengono demandati.
Comprendiamo la preoccupazione di chi teme l’esclusione dall’Albo e lo grida a gran voce. Qui ci si deve intendere. Se l’organismo non serve, come è stato detto anche a quella deputata che, ascoltando una sola parte, ha dichiarato solidarietà ai trasportatori e alle loro richieste, come quella sull’Albo, ma poi gli automezzi della Sua impresa familiare, nostra aderente, non partecipano al fermo, perché lamentarsi della esclusione. Fuorviante è anche criticare le norme sull’individuazione delle federazioni in possesso dei requisiti di rappresentatività. Sono in vigore dal 1978. Non vorremmo che qualcuno tema invece la propria esclusione; sappiamo quanto qualcuno tenga alle “poltrone”. Dopo aver lasciato l’organizzazione a cui apparteneva non si è dimesso nè dall’Albo né dal Comitato portuale di Genova. E’ proprio il caso di affermare che chi è senza peccato….
Non è un caso che durante l’incontro al Ministero un rappresentante di quella organizzazione ha posto, proprio la questione della presenza nell’Albo. Anche qui si può sempre ragionare e durante la trattativa si era ipotizzata una soluzione ma la scelta è stata quella dell’inutile protesta.
ORA CHE FARE
Martedì riprenderemo il confronto con il Ministro ed il sottosegretario Girlanda sui punti del protocollo. Il Ministro, durante il Suo intervento alla trasmissione Porta a Porta di giovedì sera, alla mia domanda ha riconfermato la volontà del Governo di non modificare il testo che tratta delle nostre questioni, se non su quelle eventualmente concordate. Si apre un periodo ancora più complesso ed impegnativo di quello che abbiamo trascorso. Noi ci impegneremo al massimo ma abbiamo la necessità di sentire che la categoria è con noi. Togliamo alibi a chi nel mondo della politica si muove per danneggiarci presentando situazioni di divisioni inesistenti. Non ascoltiamo i “si dice” approfondiamo le questioni, seguiamo le federazioni che sono certo capaci di protestare ma sanno anche indicare ipotesi di soluzioni possibili.
Restiamo tutti uniti il più possibile. Speriamo che da questa tribolata settimana scaturisca una lezione per tutti. Divisi conteremo sempre meno. Scegliamo un riferimento condiviso (sempre pronto a fare un passo indietro, l’ho sempre detto) ma non perdiamo quella che potrebbe essere l’occasione per dare forza alle realtà che vogliono risolvere i problemi del nostro settore. Le imprese hanno dimostrato di essere con noi non deludiamole per questioni che con i loro interessi hanno poco a che fare.
D’ora in poi discutiamo al nostro interno ma una volta definite le soluzioni evitiamo di esprimerci con pubbliche dichiarazioni con posizioni diverse.
CURIOSITA’ DA SODDISFARE
Sui giornali abbiamo assistito a ricostruzioni fantasiose circa miei interventi su leaders politici che, come spesso succede, ricostruiscono a loro modo i fatti. Questa puntualizzazione la devo per chi è rimasto più costernato di me nel sentire un dirigente associativo sostenere che la Fai avrebbe cercato di dare delle vie d’uscita a Trasporto Unito, intervenendo anche a livello politico.
Nella vicenda i personaggi che si sono attivati sono diversi. Una deputata, molto nota, un ex consigliere del Ministro. L’ipotesi di incontrare tutte le rappresentanze dell’autotrasporto è esistita. Tra di noi ne abbiamo parlato ed assunto una decisione condivisa. Personalmente ritenevo, e continuo a ritenere, che i leaders dei vari schieramenti avrebbero avuto interesse a conoscere le ragioni per le quali nel Paese si registrava una protesta. Ascoltare chi protesta, nel caso dell’autotrasporto la situazione era diversa, ha un senso. Sentire però solo una parte è un errore. Ho espresso questa mia convinzione a chi mi chiedeva come la pensassi. Tutto qui! Ognuno ha fatto le proprie scelte e se incontri si sono tenuti o altri sono stati annullati è una questione che non ci appartiene.
CONCLUSIONI
Apprendiamo in chiusura della volontà di proseguire nella protesta da parte del Movimento dei Forconi. Lo abbiamo detto prima la questione è molto delicata e chi è chiamato a fare delle scelte deve effettuarle con determinazione per dare una soluzione a coloro che vivendo nel disagio evidente scelgono di manifestarlo con la protesta. Il Governo si deve muovere! Occorre ridare alla gente la speranza e delle prospettive che delineino un percorso che porti alla soluzione dei problemi.
Già in settimana con un nostro comunicato avevamo chiesto al presidente Letta di agire per evitare che i tanti fuochi che sono accesi, divengano un incendio. Il tirare a campare non funziona più, soprattutto in questo caso.
Noi attendiamo fiduciosi.
Alla prossima.
Paolo Uggè




