
Russo:”Difenderemo i costi di sicurezza dinnanzi al TAR”
30 Dicembre 2011
Ottavio Garnero ci ha lasciati
2 Gennaio 2012Mi appresto, come di consueto a diffondere la nota settimanale che in questa occasione affronterà delle questioni con uno spazio temporale più ampio. Tanti sono stati gli avvenimenti che si sono susseguiti e che, anche in questa ultima settimana dell’anno, hanno portato ad evoluzioni importanti e preoccupanti.
Mi scuso se sarò quindi un po’ lungo. (Ovviamente le scuse valgono per i nostri associati e tutti quelli che ci leggono senza preconcetti). Di tutti gli altri ce ne stropicciamo altamente.
L’ANNO TRASCORSO
Voglio per il doveroso rispetto ad un uomo che è stato a noi vicino ricordare che il 1 gennaio è venuto a mancare il senatore Carlo Bernini. Ad un anno della Sua scomparsa siamo vicini ai suoi familiari e noi della Fai lo ricordiamo ancora con tanto affetto.
L’anno trascorso ci ha portato indubbiamente una crisi economica peggiore delle aspettative e un cambio di governo a fine anno.
Per il nostro settore dobbiamo subito dire che dal punto di vista sia economico che normativo quanto era stato programmato è stato sostanzialmente raggiunto. Le risorse sono state messe a disposizione e rese spendibili, pur se con qualche ritardo. La decisione riguarda anche l’anno a venire. Prima dell’uscita di scena l’Esecutivo precedente ha infatti provveduto a mantenere risorse pari a 400 milioni di € per gli interventi aggiuntivi. Una rapida lettura, dopo l’ulteriore intervento del nuovo Governo, fa emergere che le somme destinate alla riduzione del costo del lavoro sono però state ridotte di 42 milioni di euro.
Anche la parte normativa, credo la più importante per le imprese del settore, ha avuto interventi sia per mezzo di norme di legge che di provvedimenti amministrativi, completando la legge delega n.32/05. Di questo in particolare riteniamo doveroso evidenziare l’impegno profuso dal sottosegretario Giachino che, pur nelle difficoltà, ha portato avanti interventi sicuramente positivi.
A qualcuno, questo nostro giudizio non piace? È troppo crudo rispondere con un chi se ne frega?
Nessuno può permettersi di contestare o fare illazioni sul comportamento tenuto dalla nostra organizzazione. Abbiamo criticato, anche duramente, certe scelte che il sottosegretario delegato compiva e che consideravamo non condivisibili. Ma alcuni allora lasciavano intuire che le critiche fossero frutto di invidie o di inesistenti preconcetti. La verità è che se oggi il settore ha una legge che consente ad ogni operatore di potersi in modo serio confrontarsi con il mercato avendo a riferimento i costi della sicurezza, lo si deve anche a chi, in condizioni non sempre facili, ha saputo trovare le adesioni su un progetto fondato sulla sicurezza. Quindi io credo che questo si debba riconoscere. Certo, ognuno avrebbe voluto magari che le disposizioni tenessero in maggior conto taluni aspetti rispetto ad altri. Ma la mediazione finale a nostro giudizio è stata buona dal punto di vista della normativa, anche se purtroppo non vi è stato il tempo di ottenerne l’attuazione. Questa è la critica che può e deve essere rivolta al precedente Governo . Non aver saputo vincere le tante ritrosie e i troppi interessi contrastanti, favoriti magari dalle lungaggini burocratiche, è stato deleterio perché ha dato spazio per poter sostenere la tesi che le normative approvate non funzionano. Ma questo è solo un preconcetto.
Purtroppo si sono dovuti registrare distinguo, a nostro avviso dannosi, che si sono palesati negli ultimi tempi che non aiutano certo a trovare la soluzione dei problemi. Coloro che vogliono percorrere nuove vie temo si illudano. A loro chiedo solo di riflettere su alcuni aspetti. Il più evidente, l’azione congiunta che la committenza confindustriale sta conducendo nei confronti dei costi della sicurezza. Le ostilità sono state aperte in sede comunitaria senza trovare le risposte che i ricorrenti attendevano.
Ora, approfittando forse di una impostazione che può dare adito a delle interpretazioni dubbie ma non aderenti alle norme vigenti, si sono presentati ricorsi al Tribunale amministrativo, alle Autorità competenti, sostenendo che si sarebbe violata la norma antitrust. Forse la scelta degli accordi di settore, peraltro non realizzati e quindi inesistenti, potrebbe sollevare qualche perplessità sulla accezione che i committenti attribuiscono alle norme in vigore. Non è però assimilabile a tale fattispecie la decisione dell’Osservatorio che, avendo connotazione pubblica, non ha fatto altro che individuare i costi della sicurezza per singoli settori.
Questi aspetti giuridici sui quali si pronuncerà la magistratura amministrativa (questa volta con una celerità inusitata che non si è riscontrata sulla vicenda dei coils ) . Per decidere infatti se fosse o meno legittima la norma sui coils non sono bastati otto anni, per i costi della sicurezza, nonostante il periodo , sembrano bastare invece poche settimane) non ci devono far dimenticare l’elemento che determina una semplice ed ovvia domanda: ma se la normativa è così inefficace, come sostiene ancora qualcuno, perché la committenza si impegnerebbe così a fondo per cercare di far saltare il sistema dei costi della sicurezza?
Quello che non si comprende è la posizione di un’organizzazione che è stata determinante per introdurre gli accordi di settore ed oggi lascia a chi, magari non era così convinto, il compito di difendere l’esistente. Alcuni quesiti restano per noi senza risposte: se gli accordi non hanno valore che garanzia vi sarà che intese dirette con la Confindustria siano rispettate? Chi e come si controllerà il rispetto degli impegni assunti? Ed ancora ma se due parti trattano le condizioni economiche che portano ad interventi sul prezzo non si incorre nella violazione delle normative che impediscono i patti di cartello? Da ultimo infine perché lamentarsi nei confronti del Governo sui prossimi aumenti dei pedaggi autostradali non è sufficiente chiedere a Confindustria di riconoscere anche questo ultimo incremento?
Le federazioni di Conftrasporto si costituiranno per difendere il valore della sicurezza. Proprio quel principio in base al quale la terza sezione del Tar ha convenuto sulla richiesta dei Codacons tendente ad aumentare le giornate di divieto della circolazione dei mezzi pesanti con la motivazione che la sicurezza è un valore non disponibile e superiore ai benefici economici. Noi conveniamo sul principio ma anche i morti sulle strade di operatori e dei loro dipendenti meritano altrettanto rispetto. La sicurezza è un diritto per tutti. Lo sostiene per fino anche uno spot pubblicitario.
La situazione è certamente complessa e temo che alla fine a pagarne le conseguenze sarà la categoria e il Paese. Già in alcune zone si pensa ad anticipare le manifestazioni di protesta. L’Unatras, e noi con loro, non siamo certo irresponsabili ma ci riesce difficile far comprendere ai molti operatori che la sicurezza sia un valore negoziabile. Gli stessi pareri dell’Antitrust riconoscono la necessità di identificare i parametri utili a garantire il rispetto delle disposizioni sulla sicurezza sociale e della circolazione; la direttiva servizi, quella sulla liberalizzazione, non è un caso che non venga applicata ai trasporti; infine sentenze dell’Alta Corte di Giustizia europea riconoscono la legittimità che i pubblici poteri intervengano a determinare modalità che garantiscano l’interesse generale della sicurezza.
Ora non aiutano certo le iniziative solitarie che, riappropriandosi delle richieste già avanzate dall’Unatras, qualche federazione lancia per chiedere la mensilizzazione del recupero del gasolio. Forse non ci si rende conto che così si fornisce a chi sta, in ogni modo, tentando di far saltare un meccanismo che produce come risultato il rispetto delle regole, una evidente opportunità di successo? Noi non vogliamo dare credito alla notizia che una organizzazione stia accreditandosi come responsabile presso le autorità locali; quasi che le altre non lo siano. Così come strumentali gli appelli alle prefetture perché siano garantite il rispetto delle regole; solo fumo negli occhi. Fino ad oggi le richieste di intervento su episodi verificatisi sulle strade ed iniziative legali sono state molto poche e di tutte quelle ne siamo stati i promotori.
La battaglia è decisiva. Noi la condurremo perché siamo convinti che un settore senza regole consente a chi è meno idoneo, di mettere in difficoltà l’imprenditore onesto. Lo chiedono tanti operatori che si aspettano comportamenti responsabili da parte di tutti. Le intenzioni del Governo sono molto chiare. Si tende a far credere che la liberalizzazione, ma per i trasporti si tradurrà in un annullamento delle norme sui costi della sicurezza, porterà maggior competitività per l’economia nazionale. Sono bugie mescolate a demagogia.
Se così sarà non accetteremo certo di essere responsabili delle conseguenze che si determineranno. La professionalità nel settore diverrà una chimera. Solo allora ci si renderà conto degli errori commessi ma sarà troppo tardi.
L’ANNO CHE VERRA’
Sembra consequenziale dopo le riflessioni sopraddette immaginare un anno di grandi battaglie. Tutto verrà rimesso in gioco: rapporti associativi; ruolo e rappresentanza delle associazioni; tutela delle imprese; spazi dei lavoratori nazionali; concorrenza tra lavoratori indipendenti italiani ed esteri.
Ciò che si perde non potrà più essere recuperato. Avremo l’esplosione di fenomeni di protesta incontrollati e chiunque sarà al governo del Paese dovrà saper gestire quella che sarà una fase caldissima di conflitti. Noi lavoriamo e lavoreremo per evitare questa evoluzione. Non vorremmo trovarci a rivedere film già visti nel 2007 e dover sentire a posteriori lezioni da parte di chi ha sbagliato. L’inizio ci sembra identico. Per questo, in nome della chiarezza scriviamo oggi queste opinioni che speriamo suscitino riflessioni in tutti i dirigenti associativi ma soprattutto tra gli operatori. Oggi è il tempo della scelta. Non verrà data un’altra possibilità.
Se tutti sapremo invece recuperare il senso comune dello stare insieme, l’anno che incomincia potrà, pur nelle difficoltà che non mancheranno, aprire una fase di prospettiva. Per questo utilizzo per il mio forte e sentito augurio una frase di Sir Winston Churchill dopo la battaglia vittoriosa d’Inghilterra: “questa non è la fine, non è nemmeno l’inizio della fine; ma è, forse, la fine dell’inizio”
Non v’è dubbio che questa sia una frase conosciuta dai “senescenti”. Ma forse anche i giovani farebbero bene a rifletterne il significato.
La Fai/Conftrasporto non rinuncerà certo alla propria presenza e con serietà troverà la strada più adeguata per tutelare chi vuol continuare ad essere imprenditore, sia esso proprietario di uno o mille automezzi; sia che operi nella logistica o nel trasporto combinato. Insomma continuerà ad essere presente perché ricca di un valore poco comune: la schiena diritta nei confronti di tutti, la coerenza ed il coraggio della speranza.
Auguri di cuore a tutti voi e alle vostre famiglie.
Paolo Uggè




