Comunicazioni del Segretario Generale

Il Pragmatico….

19 Dicembre 2011

Comunicazioni del Segretario Generale

20 Dicembre 2011

Il Pragmatico….

19 Dicembre 2011

Comunicazioni del Segretario Generale

20 Dicembre 2011

Il particolare e difficile momento mi induce a redigere queste poche note sulla situazione in essere. Lo ritengo necessario anche per coinvolgere coloro che per ragioni oggettive non sono riusciti ad essere presenti nella giornata di ieri ai lavori del Comitato Esecutivo.

Innanzitutto voglio ringraziare di cuore i molti partecipanti e i tanti interventi che hanno saputo dare un tono elevato al confronto sviluppatosi in seno al nostro Comitato.

A differenza di altre riunioni il motivo unico degli intervenuti era monocorde. Tutti hanno ribadito con grande determinazione la delicatezza del momento che richiede una risposta compatta e forte da parte della categoria tutta. L’unità è stata più volte richiamata, anche se le ragioni per le quali oggi sembra non essere ancora totale, sono ben conosciute dal nostro gruppo dirigente.

L’esecutivo Conftrasporto ha quindi confermato pienamente la decisione della dirigenza Unatras e  ne ha condiviso le ragioni.

Va da sé che la raccomandazione più volte ripetuta è stata quella di ricercare una unità di intenti anche da parte di chi, oggi, non riconoscendosi evidentemente nelle posizioni espresse poco più di un mese fa, ha deciso di abbandonare la posizione dei costi della sicurezza, definiti non trattabili in una propria comunicazione inviata al Governo solo poche settimane fa.

Il fatto che il precedente Esecutivo non sia riuscito a superare le pastoie di una certa parte della burocrazia ministeriale è considerata una responsabilità tutta da attribuire al precedente Governo. Solo qualche vuoto di memoria fa dimenticare che nelle ultime richieste, che in modo unitario l’Unatras aveva indirizzato al Governo, la questione dell’applicazione delle sanzioni previste dall’art 83 bis, attraverso l’emanazione del necessario decreto interministeriale, era diventata una questione dirimente. Ma chi scrive deve anche evidenziare che chi oggi tanto si lamenta poco ha intrapreso (attraverso denunce e segnalazioni) per sensibilizzare i pubblici uffici ad intervenire per dare applicazione alla legge. Noi lo abbiamo fatto e non è un mistero che le vertenze risultate positive sono la dimostrazione di quanto le norme siano da difendere ad ogni costo. Se si volesse una riprova di quanto appena detto basta riflettere sul perchè Confindustria si sta così attivando per annullare norme che non valgono. 

Stupisce che anche chi, fino ad oggi, era critico e contrario  al sistema dei costi della sicurezza proponga nelle loro assemblee azioni per richiederne l’applicazione, ed altre, che invece,  hanno preso parte alla trattativa e sostenuto sia la questione degli accordi che dei costi minimi, propongano nuove e alternative soluzioni, il cui contenuto è a tutti sconosciuto. Ora illudersi ed illudere che accordi con la committenza (quella che si è da sempre opposta agli accordi ed ai costi della sicurezza e quella che ha pubblicamente dichiarato di voler  pagare tariffe, e non costi, pari a 0.87 al km) sia in grado di garantire i ventilati aumenti è abbastanza rischioso; come garantiranno il rispetto degli incrementi promessi ed a quali interventi sanzionatori pensino non è dato sapere (che pensino di escluderli dall’elenco degli associati come hanno inserito nel codice per la battaglia alle infiltrazioni malavitose?). Di una cosa siamo invece noi convinti: il sistema dei costi della sicurezza è la strada possibile  e praticabile oggi per meglio tutelare i nostri operatori. Deve solo essere fatta funzionare in modo completo attraverso la definizione della procedura che attribuisce al Ministero dei trasporti il relativo potere sanzionatorio. Nel frattempo non dimentichiamo che come abbiamo già fatto è possibile denunciare al Ministero dei Trasporti i committenti che non pagano e far avviare l’istruttoria per verificarlo. Nessun committente resta tranquillo di fronte alle richieste di esibire le fatture per un controllo dei costi minimi, che è bene ricordarlo prevede pesanti sanzioni per chi non li rispetta.

Altro aspetto che voglio ricordare è che l’art 83 bis ha, fin dalla sua prima formulazione, previsto  la clausola di adeguamento obbligatorio dei costi di esercizio al costo del gasolio per i servizi di trasporto. Oggi è significativo il numero di aziende di autotrasporto che beneficia di questo meccanismo, non lo dimentichiamo, perché  l’eventuale cancellazione di questa norma porterebbe via anche questo modus contrattuale che è stato sostanzialmente accettato dal mercato.

Qualcuno si domanda per quale ragione oggi si ricorre ad una dichiarazione di fermo e cerca di colorare la decisione con ragioni politiche. A parte che si potrebbe sostenere anche il contrario. Ma ci si dimentica che nelle disposizioni appena emanate si paventa il rischio che tutto l’impianto del 83 bis possa decadere; così come che l’aumento di 12 centesimi di euro che è avvenuto con la legge Salva Italia; come dimenticare infine le regole di accesso alla professione che sono state respinte dall’attuale ministro (sicuri che non vi sia un po’ di colpa in qualche associazione che ha operato per allungare i tempi della discussione?). E che dire al riguardo  dei sindacati che non proclamavano uno sciopero unitario da tempo immemore? Anche loro sono disturbati dal cambio di Governo? E i tassisti ? E  i farmacisti?  E i consumatori? Tutti nemici politici del Governo? Evidentemente con il decreto Monti qualche novità (negativa) rispetto a quindici giorni fa c’è stata.

Sentiamo inoltre ricostruzioni su quanto avvenuto nel 2007. Qui chi critica sia  quali furono sia le organizzazioni che proclamarono  quel fermo e perché fu sospeso.  Il fermo fu proclamato da Fita e Confartigianato, ma per la  sua sospensione se la si vuol  proprio criticare,  bisogna rivolgersi a chi all’epoca decise di revocarlo. Tutti sanno che non fummo noi della Conftrasporto a siglare notte fonda l’accordo con il Governo dell’epoca per la revoca dello sciopero.  La Fita invece qella notte c’era .

Riassumendo,  non fummo solo noi a portare in strada le imprese nel 2007, ma come detto il fermo fu proclamato da altri e noi ci aggiungemmo, ma  non fummo noi a mancare l’obiettivo perché non eravamo tra quelli che lo revocarono a fronte dell’impegno del Governo Prodi di stabilire le famose tariffe antidumping, che poi non videro mai la luce perche il Governo cadde.

Infine accogliamo positivamente che non vi siano uscite dall’Unatras (bisogna rispettarne il regolamento) né che vi siano preclusioni all’azione di fermo tanto che potrebbe anche registrarsi  l’adesione a quello già proclamato (una delle ragioni della mancata indicazione della data di avvio, oltre al codice di autoregolamentazione, è data dalla speranza della ricostituzione di una posizione unitaria). Noi ci confidiamo così come confidiamo nella speranza che chi oggi ritiene di aver trovato una soluzione migliore dell’attuale norma sui costi della sicurezza si renda disponibile ad illustrarla e a condividerla con le imprese e con le associazioni dell’Unatras. Stia certa che se dovesse essere realmente utile noi l’appoggeremo.

In chiusura è pervenuta una prima convocazione da parte del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per il giorno 22 p.v. staremo a vedere.

PASQUALE RUSSO