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24 Ottobre 2016
ASS16243 – Oggetto: Vertenza autotrasporto. Incontro con il Sottosegretario ai Trasporti Sen. Simona Vicari.
26 Ottobre 2016SIAMO UOMINI O CAPORALI?
Come avevo accennato nelle consuete comunicazioni di venerdì mi vedo costretto da alcuni episodi che ci sono stati riferiti (ultima fatto si è verificato a Salerno) a tornare sull’argomento legato non tanto alla costituzione di una nuova associazione, ma ai comportamenti che ci sono stati riferiti e che si sono verificati. La speranza di un confronto in un clima di libertà e serenità è venuta meno proprio da quanto riferitoci è successo in questi giorni.
Parrebbe che in una trattativa sindacale un rappresentante di questa realtà che fa capo ad “un principe del mare” avrebbe contestato la presenza di un rappresentante di Conftrasporto, sostenendo che questa non rappresenterebbe il settore armatoriale e gli operatori logistici essendo questi passati in blocco alla nuova realtà associativa. Premesso che così non è e non risulta. Il Forum di Cernobbio ha dimostrato proprio in questi giorni quanto sia presente la componente armatoriale nelle nostre fila. A nessuno deve essere in alcun modo consentito il diritto di assumere certe posizioni. Soprattutto se poi, almeno così sembrerebbe avvenire, i rappresentanti della nuova associazione non si mostrerebbero particolarmente rispettosi di un principio sacrosanto qual è la libertà di associarsi. Quello che mi appresto a scrivere è frutto di segnalazioni giunte da parte di importanti imprenditori che ci hanno riferito di alcuni comportamenti inqualificabili che in queste giornate, persone che si presentano con una doppia veste (quella di rappresentante di un impresa armatoriale e quella di una associazione, starebbero assumendo. Premesso che stiamo compiendo accurate verifiche, qualche osservazione, ripartendo dalle parole del grande principe De Curtis (Totò in arte) ritengo sia giusto presentare.
Il “principe del mare”, così lo definiremo, starebbe, come sopraddetto, facendo contattare, (l’etica non la commentiamo, in quanto ognuno ha la propria) alcune imprese strutturate del trasporto e della logistica, molte associate a Conftrasporto, avanzando, in modo ultimativo una proposta “ democratica”. Il messaggio, così ci è stato riportato), sarebbe: O entri nella mia associazione e lasci la Conftrasporto oppure ……. Ora non pare difficile capire cosa si potrebbe celare dietro “ quell’oppure”. Questo non può essere accettato almeno per un motivo. Innanzitutto perchè in Italia esiste il diritto e la libertà di iscriversi o meno ad una associazione sindacale. Coartare la libera volontà di scelta non è consentito e chi lo pratica può incorrere in azioni di natura penale.
Una’ “offerta” così formulata, inoltre, potrebbe suscitare, da parte di un magistrato un qualche interesse. Soprattutto quando un servizio di pubblica utilità viene gestito in modo monopolistico e dominante, come poter operare su rotte internazionali senza competitors. (ma questo è competenza dell’Antitrust).
Appare oltretutto evidente come la proposta, non sia rifiutabile, aderire oppure attendersi, per chi non appartiene “alla famiglia” trattamenti particolari. Noi ci auguriamo ancora che queste voci siano solo frutto di malintesi o di incomprensioni. Comunque non rinunceremo ad occuparcene informando, qualora fossero reali le Autorità competenti. Singolare comunque il fatto che chi si è occupato in modo prevalente di mare oggi decida di portarsi dalla propria parte degli imprenditori logistici nei confronti dei quali magari ha agito e, se l’operazione avrà successo continuerà a farlo, proponendosi nei confronti dei sistemi produttivi, come gestore contrattuale unico per poi ricorrere a forme di subappalto nei confronti di imprenditori logistici ed autotrasportatori che prima erano fornitori diretti. Un modo di agire che non condividiamo e che abbiamo sempre cercato di regolamentare. La legge 298 impone regole ma anche il principio della responsabilità condivisa non è un ipotesi ma una norma precisa. (Non va dimenticato che anche il proprietario della merce può essere coinvolto).
In aggiunta occorre considerare che si sta parlando di un operatore che riceve, come altri, ingenti risorse pubbliche, ma che invece di dare occupazione ai giovani italiani, imbarcherebbe a salari ben più bassi, extra comunitari, facendo così concorrenza ad altri competitori. Il “nostro principe del mare” forse si è risentito del fatto che Conftrasporto, coerentemente, (da tempo è nota la battaglia che conduciamo per combattere i fenomeni di dumping sociale anche nel trasporto su gomma; quindi non operiamo per tutelare qualcuno), sostiene il principio che coloro che sono destinatari di incentivi dallo Stato siano vincolati ad incrementare i livelli occupazionali. Aiutando così veramente quelle zone del Mezzogiorno dove l’occupazione giovanile è a livelli insostenibili.
Questo lo deve aver molto disturbato fino ad indurlo a costituire una propria associazione? Sarebbe molto interessante vedere lo Statuto e i diritti riservati ai soci. Ognuno evidentemente deve essere lasciato libero di impiegare chi ritiene opportuno sulle proprie navi, o sui propri automezzi, ma, secondo noi, a condizione che garantisca il medesimo trattamento salariale e normativo previsto nel paese dove batte bandiera o si risiede. A noi sembra un fatto di etica sociale. Liberi altri di non essere concordi ma l’iniziativa di porsi come organizzatore di imprese di Logistica Sostenibile ci pare un po’ esagerato, se i comportamenti e gli obiettivi sono quelli che, salvo smentite ci pare di intravvedere. Così non si rafforza un settore ma lo si indebolisce a vantaggio di una impresa. Oltre tutto, nella fattispecie, si fa nascere un soggetto rappresentativo nuovo: l’associazione a gestione aziendale.
La parola passa ora agli imprenditori. Se vogliono continuare ad intraprendere in modo indipendente o se divenire nel tempo dipendenti da un soggetto che insieme ad una rivincita personale prova a coinvolgere liberi imprenditori con un arma che potrebbe ricordare modalità comportamentali non propriamente in linea con principi democratici (libertà di associarsi) ma più in simbiosi ad altre esperienze.
“Siamo uomini o caporali”? Chiedeva il grande Totò, E’ giunto il momento di dimostrarlo. O si vuole essere fedeli alla scelta che ha indotto molti a scendere in campo per divenire imprenditori oppure si cede alle più o meno velate minacce e si percorre la strada che porta ad una evoluzione: trovarsi, questione di tempo, a dipendere da un “Principe del mare”. Insomma passare da imprenditori a dipendenti.
Conftrasporto non recederà di un passo. Difenderà il principio sacro santo che le imprese che ricevono dei contributi pubblici debbono “ritornare” in posti di lavoro, in contributi ed imposte allo Stato una parte di quanto ricevuto. Così si difende il mezzogiorno i suoi giovani e si fa crescere il Paese. Conftrasporto non si lascerà intimidire e porterà questa battaglia in tutte le sedi perché la ritiene etica, giusta e coerente con i propri principi. Non siamo contro aprioristicamente a nessuno. Questa posizione deriva da scelte che nostri imprenditori hanno effettuato. Diversamente da chi invece per difendere i propri interessi costituisce una associazione. Eppure esiste una Confederazione nella quale il nostro” principe” è particolarmente influente.
Meditate gente…. Meditate!
Paolo Uggè



