Vertenza BRT che coinvolge molte imprese di autotrasporto: l’opinione del Vicepresidente Vicario FAI Gianni Satini

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Vertenza BRT che coinvolge molte imprese di autotrasporto: l’opinione del Vicepresidente Vicario FAI Gianni Satini

Roma, 10 maggio 2024

Perché prendo carta e penna (esistono ancora nonostante l’I.A.) per scrivere di BRT, perché si tratta d’una vicenda che ci obbliga a più riflessioni sul mondo dell’autotrasporto e sul mondo associativo.

Proverò a mettere ordine partendo dagli aspetti giudiziari che hanno visto protagonisti alcuni big del cosiddetto “ultimo miglio” coinvolti in operazioni, a detta della magistratura che indaga, poco trasparenti nei rapporti con i fornitori operanti, appunto, nell’ultimo miglio.

La prima domanda che si è posto colui che indaga è stata, più o meno, la seguente: qual è il ruolo d’un fornitore di servizi se lo stesso non ha una propria organizzazione aziendale e l’attività dei propri conducenti è organizzata dal proprio committente? C’è una sorta di confine tra un’azienda strutturata che riesce a competere ed un’azienda che sembra costantemente alla mercé del proprio committente?

Lo so, la risposta facile è che da anni funziona così, quasi da prendere o lasciare, infatti, dispiace che sia la magistratura a scegliere e non l’impresa, evidentemente qualcosa non funzionava e forse diventa legittimo aspettarsi un cambiamento, perché nei fatti il committente ci guadagnava, e non poco, mentre Stato e lavoratori assistevano quasi passivamente a un gioco mai da protagonisti.

In effetti il gioco dell’avidità di pochi è durato anche troppo a lungo e ben venga chi ritiene che vi si debba porre fine.

Viene raccontato, tornando a BRT, che 2.500 fornitori siano troppi, e il tribunale sostiene che va fatto un profondo cambiamento che deve avvenire celermente.

BRT cambia governance, prepara un progetto da presentare al giudice che segue l’inchiesta, trova il suo consenso e l’azienda decide di partire con il cambiamento dai territori dove sono presenti le maggiori criticità, intendo per criticità la mancata retribuzione dei propri dipendenti, il mancato versamento dell’IVA e così via.

E’ mancata una programmazione, certamente, ma la sostanza non cambia, soprattutto se c’è un magistrato che vuole controllare l’avvio del progetto e a lui rispondere.

BRT, arrivo alla sostanza, invia a un primo numero di aziende la disdetta del contratto entro 30 giorni provocando una scontata reazione, forse non prevista dall’azienda BRT, che produce un allarme tra i fornitori che si ripercuote nei sindacati confederali e in alcune associazioni di categoria.

I primi preoccupati per la ricaduta occupazionale, le seconde in difficoltà rispetto alla platea di aziende obbligate ad affrontare una condizione che le esclude in breve tempo dalla fornitura di servizi per BRT.

Le conseguenze, nei fatti, vedono Assotir proclamare un fermo dal 29 aprile al 3 maggio, UNATRAS inviare la richiesta di apertura d’un Tavolo di confronto e i sindacati confederali aprire a loro volta una trattativa con BRT.

A fronte di queste legittime richieste, BRT apre tempestivamente a colloqui chiarificatori con tutti i soggetti per informare sui motivi delle scelte fatte e ascoltare pareri e considerazioni dell’altra parte dei Tavoli.

“Cè la necessità di sostituire e ridurre il parco fornitori, una forte raccomandazione della magistratura ad evitare consorzi e cooperative per la difficoltà d’un corretto monitoraggio, di conseguenza l’esigenza d’individuare aziende con almeno 50/60 veicoli che non potranno utilizzare subvettori, sarà stipulato un contratto di appalto di trasporto con aziende che dimostrino autonomia tecnico-gestionale e non riguarda i fornitori che oggi svolgono l’attività di trazionismo”.

A queste prime informazioni è stato chiesto se fosse possibile allungare i tempi delle disdette contrattuali, se esistesse un accordo con i fornitori confermati o subentranti per farsi carico di mezzi e personale del fornitore escluso dal servizio, quale logica avesse portato ad agire in alcuni territori e quali saranno quelli prossimamente coinvolti dalle medesime iniziative.

“I contratti già scaduti, della prima tranche di disdette, non verranno rinnovati, per le altre disdette il tempo non è più di 30 bensì di 60 giorni; c’è la possibilità per un subvettore che ne avesse le caratteristiche, non fornitore di BRT, di essere valutato come vettore; è previsto che un nuovo fornitore, oppure il fornitore confermato, si faccia cario di mezzi e dipendenti dell’escluso; inizialmente abbiamo agito nei territori che presentavano fornitori con forti criticità. Siamo disponibili ad informarvi preventivamente sui territori che saranno oggetto, prossimamente, delle stesse operazioni”.

Un passaggio del Tavolo ha riguardato un accordo che BRT ha firmato con le organizzazioni sindacali e che riguarda la regione Toscana, accordo che si prevede di replicare dopo un primo periodo di applicazione.

Confermato, quindi, un Tavolo che favorisca relazioni tra BRT e le associazioni dell’autotrasporto, restano aperti argomenti che obbligano a una riflessione più ampia, che vanno dalla tipologia del contratto previsto alla dimensione e alle caratteristiche dell’impresa di trasporto, alla necessità d’individuare, di conseguenza, un modello d’impresa e di rapporti committente/fornitore in grado di salvaguardare le diverse capacità imprenditoriali.

Siamo tutti chiamati ad una sfida certamente complicata ma obbligata: di fronte a un “nuovo” che avanza e un “vecchio” che, finalmente, appare in forte sofferenza, troviamo il coraggio per accettare un cambiamento che riguarda tutti: committenza, fornitori e associazioni.

Il Vicepresidente Vicario FAI

Gianni Satini