IL PUNTO di Paolo Uggè

La federazione per lo sviluppo sostenibile ha giudicato, in questi giorni, la strategia dell’Italia per il contenimento delle emissioni inquinanti, inadeguata. Non mi pare sia una dichiarazione realistica. Le condizioni attuali ed i dati diffusi da Ispra sulla riduzione delle emissioni inquinanti da parte del mondo dei trasporti dovrebbero indurre a maggior prudenza. Comprensibile che il tema ambientale debba essere oggetto di particolari attenzioni, non solo del mondo ambientalista, ma di tutti i cittadini. Forzare i fatti non mi pare tuttavia opportuno. Da una attenta lettura dei dati diffusi in questi giorni proprio dall’Istituto Superiore per la protezione e la difesa dell’ambiente (Ispra), emerge una situazione per quanto riguarda l’inquinamento che dovrebbe indurre a maggior obiettività. Secondo le stime effettuate, in Italia nel 2020 si evidenzia una riduzione delle emissioni di gas serra pari al 9,8%. Ma nei trasporti, additati come gli inquinatori per eccellenza, invece, la stima della riduzione è del 16,8%. Il dubbio che la federazione dello sviluppo sostenibile abbia dei preconcetti mi assale.

 

Credo che questo renda evidente il tentativo, non troppo nascosto, di utilizzare i temi ambientali come uno strumento per penalizzare una economia che tiene conto del principio della mobilità sostenibile, valore più che condiviso, ma che non può essere l’elemento centrale di un’economia che produce e trasforma. La mobilità sostenibile è una modalità portante sulla quale realizzare la politica dei trasporti, non il contrario. Inoltre o questo principio diventa condiviso da tutte le economie mondiali o è solo un modo per farsi del male. Ben mi rendo conto di quanto sia funzionale una iniziativa sui gas serra, ai veicoli a trazione elettrica, a idrogeno oppure ad altre fonti energetiche. Non c’è contrarietà nel favorire un ambiente migliore. Il momento critico in atto non lo ritengo il più adatto. Sostenere una campagna che vada a colpire quella parte rilevante dell’economia, che è la logistica, funzione decisiva per la competitività, nel momento nel quale si cerca di ripartire è autolesionista. Per questo è da bocciare l’idea di cambiare la denominazione del Ministero dei trasporti in “Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile”.

 

Venendo alla lotta nei confronti della diffusione del Corona virus che vede in sofferenza cittadini ed imprese ritengo che le iniziative del Governo che ci appena lasciati non sembrano essere state utili a fronteggiare adeguatamente la situazione drammatica. Recentemente in una trasmissione ho avuto modo di ascoltare l’esaltazione delle azioni anti Covid, portate avanti dal Commissario Arcuri. La gestione della logistica della distributiva del vaccino non la ritengo ottimale. I dati pubblicati sulla stampa (se non rispondono ai fatti vengano smentiti) ci collocano al 16 esimo posto nella classifica delle vaccinazioni e non passa giorno che sulle dosi concordate vengano annunciati tagli. Ma che contratti sono stati stipulati? Esisterà anche una responsabilità politica? In questi giorni abbiano potuto leggere di una accusa gravissima, se confermata, che viene dagli organismi internazionali che incolpano l’Italia di aver nascosto o presentato dati difformi alla realtà sulla situazione pandemica esistente nel Paese. Non c’è di che stare tranquilli. Cosa si aspetta a costituire una Commissione di inchiesta? Ma soprattutto perché attendere e non sospendere, da subito, i responsabili?  Come dimenticare la gestione delle misure adottate per tutte le iniziative atte a contrastare la diffusione del virus? I risultati non sono stati brillanti. Le mascherine? Un disastro; i banchi con le rotelle? Un altro fallimento; le siringhe? I centri di vaccinazione. Per non parlare dei contratti con le case produttrici dei vaccini. Mi pare che il tutto faccia pensare ad una superficialità nella gestione. Eppure è evidente che il vaccino è il vero ed unico elemento idoneo a sconfiggere il virus. Anche su tale aspetto basta constatare quanto verificatosi in altri Paesi.

 

Recentemente il professor Matteo Bassetti direttore del Gaslini di Genova, ha affermato che, per Sua esperienza, le chiusure ed i lockdown non sono funzionali per contrastare la pandemia. Il governo Conte con i Ministri Speranza e Boccia hanno preferito intervenire sui sistemi della produzione; di penalizzare il terziario e limitare i consumi, danneggiando così molte attività e l’economia in generale. Non si è puntato a mettere a disposizione dei cittadini quello che sembra essere in grado di tutelarli al meglio: il vaccino. Non certo per rafforzare le opinioni del professor Bassetti ma nella vicina Svizzera, non si sono bloccate le attività economiche (le piste da sci, ad esempio non sono state chiuse ma regolamentate). La situazione è così migliorata tanto che dal 1° marzo le limitazioni saranno ridotte. In Alto Adige dove si è scelto il lockdown la diffusione del virus non è regredita secondo le aspettative.

 

Le chiusure dell’ultimo minuto, il divieto di assembramento, senza garantire momenti di controllo e le dichiarazioni estemporanee di esperti portate all’attenzione della opinione pubblica a cosa sono servite? Solo a creare allarmismo. Il Paese è in crisi. Le percorrenze veicoli/kilometro dei veicoli pesanti si sono ridotte nel 2021 rispetto a quelle del 2020 del 10,4%. Le attività di ristorazione, turistiche, produttive, sportive, quelle dei teatri, cinema, insomma la vita in generale dei cittadini è risultata stravolta e le libertà limitate. Basta con le chiacchiere! L’unica risposta idonea è agire in modo rapido con i vaccini. Si punti su quello non sulle chiusure generalizzate. In questo senso è pienamente da riconoscere la positiva azione del presidente Draghi in sede europea. Ma occorre fare in fretta.

 

In questa situazione ecco perché sentire parlare ancora di interventi contro l’inquinamento penalizzando le attività di trasporto e logistica è preoccupante. Se le merci non si muovono restano nei magazzini delle imprese produttrici. Così non si incrementa la competitività. La società italiana è arrivata allo stremo. La speranza è che il nuovo Esecutivo possa rapidamente invertire la tendenza che tanti esperti, o pseudo tali e spesso in contrasto tra loro, hanno creato con la connivenza di alcuni uomini di Governo. Se si vuole evitare che le, per ora, contenute proteste abbiano a trasformarsi in una azione generale di forte dissenso, occorre dare segnali adeguati. Attenzione perché la tensione sociale non si placa con i ristori, per altro in ritardo, o non ancora disponibili nella misura propagandata. La gente vuole poter lavorare e sentirsi libera.

 

Basta anche con gli annunci all’ultimo momento, si chiuda la bocca ai troppi virologi in cerca di visibilità e si istituisca, in tempi rapidi come annunciato, un coordinamento presso la Presidenza del Consiglio che deve assumere l’intera responsabilità della gestione.

 

Se i dati economici mostrano timidi cenni di ripresa l’introduzione di ulteriori limitazioni non calibrate e non idonee ci faranno ripiombare nella regressione. Già le iniziative al Brennero con i controlli sugli autisti non aiutano certo l’economia nazionale oltre, giustamente, a fare irritare i conducenti costretti a pagarsi il costo del tampone. Quel che è peggio si favoriscono le condizioni di assembramento nelle quali il virus si sviluppa più rapidamente. Se in Tirolo o in altre zone il virus è presente non pare un controsenso concentrare tante persone? Linee green, mobilità sostenibile uniti al rispetto delle regole sono le scelte idonee se si intende aiutare il Paese e non altre realtà.

26 febbraio 2021

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