IL PUNTO di Paolo Uggè

“E l’Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar e l’Italia rideva e cantava….” Così inizia “La presa del potere” una delle canzoni più profetiche degli anno 70 dell’indimenticabile Giorgio Gaber. Invito chi ne avesse voglia di documentarsi e sentire come l’autore aveva previsto quanto sarebbe successo al nostro Paese. 


I fatti che stiamo vivendo sono lì a dimostrare come senza una presa di coscienza da parte di ognuno di noi il futuro rischi di travolgere i sacrifici di tanti imprenditori e soprattutto di non dare speranze ai  giovani sul loro futuro.


L’economia non sembra vivere il suo massimo splendore. Ormai tutti i dati attestano quanto la parabola sia discendente per la nostra economia. Mentre questo avviene e la classe politica prova a nascondere la realtà sostenendo che la crisi stia investendo tutti i Paesi europei ma tacendo che mentre altri hanno recuperato  i livelli anti 2008, l’Italia non vi sia riuscita e quindi, anche nella crisi, rimane il Paese che cresce di meno e fa registrare i dati peggiori sull’occupazione, soprattutto quella giovanile (basta leggere i dati e le analisi che il Centro studi Confcommercio ha elaborato).


Nel fine settimana a Torino si tornerà in piazza per non dimenticare quanto stia avvenendo, meglio dire non avvenendo, per la Tav. Ancora qualche “gazzettiere di regime” tende a sostenere che tutto sommato anche la Francia sia tentata di bloccare l’opera che in fondo si limita a collegare due città Torino e Lione, tacendo che si tratta invece di un anello essenziale del Corridoio Mediterraneo, deciso dall’Europa. Anche in questo caso si diffonde una sensazione errata. Leggendo le dichiarazioni del Presidente del Senato francese che riferisce  quanto stiano proseguendo invece  lavori nella parte francese delle gallerie (il direttore giornalista Travaglio forse non deve aver avuto tempo di leggerle) e le ultime dichiarazioni del presidente Macron che evidenzia ancora  una volta  quanto le indecisioni siano frutto solo di un problema all’interno del Governo italiano, ci si per rende conto della confusione e si comprende da che parte stiano i bugiardi.


Intanto le imprese di trasporto soffrono. Stanno  ancora attendendo l’emanazione del decreto che deve assegnare alle officine private, come dispone la legge, la possibilità di effettuare le revisioni agli automezzi pesanti (le imprese sono sempre più in difficoltà? Non ci dicono di mangiare le brioches, come una regina di Francia disse ma ci chiedono di pazientare); i trasporti eccezionali attendono una normativa che risolva dei problemi a dir poco drammatici per l’intero sistema produttivo e trasportistico? Anche in questo caso la risposta è pronta: si attenda che il Parlamento approvi la legge delega sul codice della strada ed il problema si risolverà (campa cavallo); l’Austria ha deciso di aumentare dall’autunno gli ostacoli al trasporto merci, su strada, anche se effettuato con automezzi ecologicamente avanzati? Per noi bastano le dichiarazioni della signora Bulc, Commissaria europea, che però in autunno potrebbe non essere riconfermata. Il dato certo è che le imprese italiane che operano su quella direttrice subiranno le conseguenze  del non fare del nostro Governo. Potrei andare avanti ancora per molto (ad esempio sui costi della sicurezza, i tempi di pagamento, la riforma del sistema portuale, le iniziative per fronteggiare la Via della Seta, maggior consapevolezza su una  politica ambientale, sempre più legata essenzialmente sulla cultura del divieto, etc.). Su questo aspetto mi soffermo in quanto emerge quanto la coerenza della politica sia ipotetica. Da un lato si introducono dei divieti di ingresso nelle aere urbane per gli automezzi euro 4, presto anche per gli euro 5, il motivo è ridurre l’inquinamento, dall’altro si destinano risorse a chi inquina attraverso  automezzi a motorizzazione euro 0, senza avviare un programma che incentivi la sostituzione del parco circolante più obsoleto e quindi più inquinante, oltre che meno sicuro.


Per fortuna all’autotrasporto, grazie al Vice Ministro delegato, è stata mantenuta l’entità dei trasferimenti e sembra che ulteriori risorse vengano ancora reperite in particolare  per gli investimenti. Ciò che purtroppo  non si coglie è la consapevolezza  della necessità di affrontare i temi della logistica e dei trasporti con una logica di insieme non in forma scollegata ad un disegno.


Anche tra alcune rappresentanze sembrano prevalere gli interessi  mirati, anziché di carattere generale. E nel far questo si dimentica che la formazione è giusto sia finanziata ma attraverso procedimenti adeguati  che impediscano con bandi selettivi  le “furbate”. Oppure non si riconosce quanto abbia funzionato la scelta che nel 1997 venne effettuata di introdurre le riduzioni compensate sui pedaggi autostradali. (Allora i dati dell’Albo attestavano che ogni impresa aveva la disponibilità di 1,8 autoveicoli mentre oggi, grazie anche a  scelte che in modo evidente hanno indotto tante imprese mono veicolari a raggrupparsi, la media è salita ed ha raggiunto quasi i 9 autoveicoli per impresa). Anche per questa misura,  un intervento più a favore delle imprese a piccola dimensione che non a quelle strutturate in grado di raggiungere il livello di fatturato necessario per ottenere la riduzione in poche, le normative possono essere rivisitate, legandole all’anzianità dell’automezzo o ad altro requisito. Ma  sostenere che questa misura avvantaggi solo le grandi imprese o i consorzi  è superficiale o peggio ancora distorce i fatti. Senza voler considerare che introdurre divisioni in modo strumentale su tale aspetto è dannoso per gli operatori.


Intanto il Parlamento europeo ha approvato la mediazione, migliorativa su certi temi rispetto ad oggi, che se approvata dal trilogo (Consiglio, Parlamento e Commissione) fornirà elementi per ostacolare meglio la  concorrenza sleale, come previsto nella Road Alleance. Un ringraziamento va a tutti i parlamentari italiani, ma in particolare a quelli della Commissione trasporti (On.li Salini, (F.I) Bizzotto (Lega) e De Monte (Pd). La Fai/Conftrasporto, presente con una delegazione ha vissuto in diretta la votazione della Commissione, non può che evidenziare l’impegno profuso da tutti i parlamentari nazionali.


Proprio per questo al fine di rafforzare una presenza attiva  nella ormai prossima competizione elettorale , la Fai/Conftrasporto  sarà impegnata a segnalare solo quei candidati che sottoscriveranno un documento vincolante sulle nostre questioni. Il tutto nel rispetto delle idee di ognuno ma senza dimenticare che nella prossima legislatura il tema della sostenibilità, a senso unico, rischia di divenire un “arma impropria” che gli integralisti a prescindere dell’ambientalismo di mestiere, intendono  utilizzare contro i trasporti.

05 aprile 2019

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