IL PUNTO di Paolo Uggè

Ormai il clima preelettorale sta inasprendo le polemiche politiche. Niente di nuovo ci sono sempre state.  Nel passato la politica era approfondimento, ricerca di soluzioni migliori e utili per i cittadini e l’economia, contrapposizioni su temi etico morali, diversità di valori. Oggi invece, pare che il tutto sia legato all’apparire, alla conquista del potere e ad una gestione in termini personalistici. E’ il frutto del leaderismo esasperato, esercitato  nelle forme peggiori.  Le elezioni regionali  e la campagna elettorale europea di maggio esaltano sempre più le diversità, e questo è giusto, ma trasformare le visioni differenti,  in risse da comari, non credo sia opportuno alla credibilità della politica stessa.


L’ultima uscita in ordine di tempo che ha scatenato dichiarazioni a iosa è stata del Ministro dei trasporti che ipotizza l’acquisizione da parte dello Stato dell’Autostrada del Brennero. Non voglio fare facile ironia ma ricordo al signor Ministro che così non si risolve il problema di fondo. Alla base di tutto vi è la decisione del governo austriaco di rallentare il passaggio dei mezzi pesanti, attraverso il divieto notturno  del venerdì e del sabato mattina in Tirolo. Venerdì mi trovavo su quell’autostrada e gli interventi necessari da parte della concessionaria erano stati messi in funzione. La vera battaglia politica sulla quale il Ministro si dovrebbe, a mio  avviso, invece impegnare è nei confronti di paesi che pensano, come sempre fatto, di creare ostacoli ai collegamenti con i mercati europei per le merci italiane e non a colpevolizzare i gestori. Ecco perché per il tema infrastrutture è importante vi sia una linea ben definita. 


Questo vale soprattutto anche per la La Tav, parte del “corridoio Mediterraneo”  e non la città lineare che unisce Torino a Lione. Per questo è stata definita da accordi internazionali ed approvata nel gennaio 2017 dal vero rappresentante del “popolo sovrano” che è il Parlamento. Se il Governo, come sostiene il ministro Toninelli, vuole modificare la legge è legittimato a farlo ma utilizzando gli strumenti previsti in democrazia. Presenti, dunque, un provvedimento di legge idoneo a cambiare le disposizioni precedenti.  


Un’altra questione oggetto in questi giorni dell’attenzione dei media, è la considerazione sui cambiamenti climatici generati dal mancato rispetto dell’ambiente. Anche su un tema così serio non si perde l’occasione per sparare dati pur di costruire opinioni. Indicare nel trasporto su gomma il colpevole maggiore è molto comodo. Ebbene l’Arpa Lombardia e l’Agenzia europea per l’inquinamento attribuiscono, per la formazione dello smog  l’86% ai solventi, freni e pneumatici, ed alla combustione delle industrie e della legna. Il 14% al diesel. Eppure secondo alcuni i media la percezione è che i colpevoli siano i cosiddetti “Tir” e le autovetture. Si spinge quindi alla sostituzione del diesel con l’alimentazione elettrica ma si dimentica di evidenziare  come viene prodotta. E’ noto come il carbone (la Germania ha deciso di bloccare l’utilizzo del carbone a dopo il 2038); l’energia nucleare che l’Italia compra dall’estero (40 Mld il costo) e il gasolio siano le fonti principali. Vi è poi, anche se tale aspetto viene sottovalutato  il rilevante problema dello smaltimento delle batterie per l’ambiente. Questo non sembra però sufficiente a contrastare la furia iconoclasta di esperti che si abbatte sui Tir e sulle autovetture. Basta forse domandarsi a chi giova per dare una risposta. Seguire le mode e ricercare il consenso e quello che differenzia uno statista da un capopopolo.


Sul Corriere di questa settimana Milena Gabanelli affronta invece  il tema dei ponti dei viadotti e della loro tenuta, evidenziando i rischi che si potrebbero presentare all’improvviso. Naturalmente i ragionamenti della opinionista si basano su ricerche, ritengo, approfondite. Un aspetto non viene affrontato ed è legato a quanto abbia potuto incidere il fatto che da quasi 15 anni i nostri ponti sono sottoposti a stress, causa una interpretazione, “curiosa” del codice della strada che consente l’utilizzo di veicoli eccezionali (3.000 c.a. sono in circolazione oggi) aventi un peso di 108 tonnellate, senza che vi sia la presenza di un pezzo unico indivisibile che è l’elemento che determina il ricorso a tale automezzo. Cosa determinò tale interpretazione  ah, saperlo? Gli operatori del trasporto furono costretti, pena la perdita della commesse, a dotarsi di tali veicoli.  Non sono quindi le imprese di trasporto ad essere responsabili, come si era tentato di dimostrare. Il procuratore della Repubblica che conduce l’indagine sul crollo del ponte di Annone ha dovuto constatare, infatti, che l’autoveicolo viaggiava dotato di regolari autorizzazioni in applicazione di una norma. Anche in questo caso occorrerebbe domandarsi se qualcuno ha ottenuto benefici. Chissà se il Ministro deciderà di occuparsene per definire la questione delicata, come annunciato da tempo. Nulla facendo consentirà la circolazione sui ponti e viadotti.  


Infine in settimana, grazie all’intervento del presidente della Repubblica, è stato cassato un emendamento che alcuni senatori della Lega avevano presentato sui requisiti necessari per dimostrare la rappresentanza ai fini di essere ammessi all’Albo degli autotrasportatori. Abbiamo letto, da una pubblicazione che si occupa di trasporti, che l’emendamento sarebbe stato utile ad una associazione padronale. L’osservazione che ci sentiamo di fare è relativa al valore che i senatori (non sappiamo come la pensi il loro leader) attribuiscono alla rappresentanza e se sono a conoscenza delle conseguenze che un simile emendamento, se approvato, avrebbe determinato. Si sappia che sono interessati quasi cento mila operatori del trasporto su gomma che  per esercitare la professione debbono essere iscritti, paganti, all’Albo, oltre che avere la disponibilità degli autoveicoli per esercitare la professione . E questo non è irrilevante.

05 febbraio 2019

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