IL PUNTO di Paolo Uggè

Il decreto semplificazione approvato dal Senato passa ora per l’approvazione definitiva alla Camera dei deputati. Salvo modifiche, che costringerebbero ad un nuovo passaggio al Senato, il 12 febbraio il D.L sarà legge.


Alcuni argomenti di interesse del settore sono presenti nel testo licenziato. Alcuni positivi come la norma di abrogazione del Sistri, (fortunatamente il tentativo di “succhiare soldi alle imprese di trasporto è andato a vuoto e almeno per il 2019 nulla è dovuto) altri non propriamente positivi. Le nuove normative sull’attività di Noleggio con conducente che potrebbe presentare anche  elementi di incostituzionalità, genera delle complicazioni che mettono a rischio la prosecuzione della stessa attività. Più che di un provvedimento per la semplificazione sembra una complicazione. L’aspetto preoccupante è che le conseguenze di tale pasticcio  rischia di coinvolgere negativamente più di ventimila imprese che danno lavoro a circa 80 mila lavoratori. Da tempo avevamo lanciato l’allarme ma invano. “Personaggetti” in cerca di visibilità e poco a conoscenza dei meccanismi della politica e della burocrazia hanno contribuito a portare la categoria al disastro.


Il decreto legge “semplificazione” interviene su disparati argomenti ma le “marchette” erano giunte ad un livello tale che il Presidente della Repubblica non ha potuto fare a meno di evidenziare l’inammissibilità per alcuni emendamenti. Tra questi ve ne era uno che avrebbe depotenziato la rappresentatività del Comitato Centrale dell’Albo. Un vero regalo, probabilmente supportato da chi, con metodi, per noi discutibili, opera per associare imprese per dare spazio anche a chi non è in possesso di requisiti adeguati per essere presenti negli organismi che partecipano alle consultazioni del ministero dei trasporti.


Una decisione scriteriata che avrebbe complicato ancor più la non facile attività di rappresentanza e che è stato, per ora, sventato dall’intervento del presidente Mattarella e dalla Presidente del Senato.


Intanto l’Esecutivo sembra concentrarsi sulle polemiche legate all’immigrazione (argomento che merita la dovuta attenzione  anche alla luce dei dati sull’immigrazione forniti da Eurostat) ma che non può evitare di  conciliare i principi umanitari con la necessità di governare il Paese. Non si può governare una Comunità complessa solo con gli slogan né guidarla con i no. In questo la quasi totalità dei media ci sguazzano e così i temi che impattano concretamente sulla vita dei cittadini finiscono per non trovare soluzioni.


In un articolo di fondo del Corriere della Sera di domenica i professori Giavazzi ed Alesina hanno voluto in modo forte evidenziare un assunto reale: “la recessione sarà evitata o attenuata solo se le imprese che esportano e guardano all’estero riusciranno ancora a tenere a galla la nostra economia come ha fatto in questi ultimi tre anni.” Concetto elementare perfettamente condivisibile. E’ noto quanto il trasporto e la logistica siano decisivi per le nostre esportazioni e come, da parte di Conftrasporto tale elemento sia stato portato all’attenzione del mondo politico e dei media. Una conferma della criticità nella quale si trova la nostra economia nazionale arriva in questi giorni dallo stesso Presidente del Consiglio che ha dovuto ammettere (un esempio di correttezza raro in questi ultimi tempi) che nei prossimi sei mesi l’economia dovrà soffrire ma riprenderà  (speriamo non sia una “captatio benevolentiae” di sapore elettorale) nel secondo semestre del 2019.


Che fare allora di fronte al fatto che si continuano a registrare gli annunci del governo austriaco che intende introdurre nuove limitazioni alla circolazione degli automezzi pesanti, anche se di  nuova generazione; che si annuncia la scelta di chiudere il traforo del monte Bianco per due anni; che al Frejus non sembrano più rinviabili i necessari interventi manutentivi che prevedono transiti a senso alternato; o che la linea con la Francia, via Ventimiglia, sta subendo le conseguenze del crollo del ponte di Genova? La domanda è come si potrà mantenere il livello di esportazione necessario per evitare una possibile fase recessiva se si ostacola la libera circolazione delle merci? Se a questo si aggiungono delle  decisioni che rinviano interventi, già decisi da tempo come, la gronda a Genova , il terzo valico e la Tav, solo per citare le più note, diviene spontaneo domandarsi se le forze politiche non debbano interrogarsi sugli effetti che l’evoluzione che produrrà una   decrescita felice, obiettivo di uno dei partiti che compongono la maggioranza, determinerà al Paese.


La nostra non vuole essere un critica preconcetta ma una esternazione delle preoccupazioni che non sono sminuite dalle assicurazioni che uomini di governo attraverso giri di parole o slogan forniscono.


Forse un po’ di umiltà sarebbe utile da parte di coloro che gli italiani hanno scelto per governare il Paese. La conoscenza e l’ascolto di tutte le rappresentanze in grado di fornire consapevolezza sono indispensabili per approfondire questioni che impattano con la vita di tante imprese e cittadini.

31 gennaio 2019

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