IL PUNTO di Paolo Uggè

 

 

Il Governo tenga d’occhio i porti!

 

Da un po’ di tempo si parla,  talvolta a sproposito e senza considerare quello che potrebbe essere il reale obiettivo, della “Nuova via della Seta”. Da quanto si apprende dalle cronache anche i nostri governanti pare siano interessati all’evoluzione.


Siamo sicuri che invece di una opportunità non sia una vera e propria invasione commerciale nei confronti dell’Europa? Credo occorra riflettere profondamente.


Lo si deve fare soprattutto di fronte alla situazione esistente  nel sistema dei nostri porti. A parte i problemi legati alla riforma che non ha, ad oggi, ancora fornito le risposte attese relativamente alla permeabilità, ai collegamenti retro portuali , al comitato nazionale di coordinamento, un aspetto preoccupante  si evidenzia e riguarda l’attività dell’autotrasporto. Le imprese hanno subito incrementi  che si aggirano intorno al 35/40%. ed a questi si aggiungono le inefficienze esistenti, come i tempi di attesa. Tutto questo fa divenire, la situazione insostenibile.


Da qui l’iniziativa che le associazioni dell’autotrasporto hanno deciso di portare avanti nei confronti dei loro committenti e delle stesse Autorità portuali. Incremento dei costi e funzionalità inadeguata determinano una miscela che potrebbe divenire rapidamente esplosiva. Lo stesso Ministero dei trasporti non può non intervenire ad affrontare la delicata questione. Se mostrasse disinteresse si assumerebbe responsabilità di grande rilevanza.


Le azioni di protesta sono come le valanghe:  se non si fermano in tempo diventano inarrestabili e difficili a gestirsi.


Importante è individuare i soggetti verso i quali aprire il confronto. Certamente lo sono i committenti del trasporto, ma anche le Autorità portuali oltre allo stesso Ministero.  Sbagliare gli obiettivi e innescare una guerra tra poveri rischia di indebolire la portata dell’iniziativa. Non è possibile affrontare solo parzialmente le questioni aperte.


Affrontare ed istituire un sistema funzionante è la condizione, qualora si ritenesse che la Nuova Via della seta potesse essere un’opportunità per il nostro Paese, che consentirebbe all’Italia di partecipare alle opportunità che potrebbero generarsi. E’ del tutto  evidente che senza una portualità adeguata non vi sarà invece alcun beneficio per l’economia italiana. Anzi vi sarà una penalizzazione.


Già nel passato altri episodi  verificatisi lo testimoniano. A Taranto una delle più grosse compagnie mondiali di fronte all’impossibilità di avere servizi adeguati ha deciso di trasferire i traffici al Pireo che è divenuto uno degli avanposti  della Cina. Il Pireo può essere il punto di partenza della rotta balcanica, escludendo il nostro Paese.


L’Italia se si inserirà nel progetto via della Seta, dovrà puntare allo stretto controllo sui porti. Anche se non sarà così avrà la necessità ancor più di incrementare la propria competitività. Per questo occorre un sistema portuale che sia collegato ad infrastrutture efficaci e ad un trasporto su gomma o su ferro che non paghi le inefficienze di un sistema inadeguato.

 

Paolo Uggè

25 ottobre 2018

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