IL PUNTO di Paolo Uggè

E’ finito il mese di agosto che per il mondo del trasporto è stato veramente disastroso. Incidenti a ripetizione tra i quali spiccano quello di Bologna e soprattutto la tragedia di Genova che ha colpito cosi pesantemente una città, i suoi cittadini e l’economia locale con riflessi anche in campo nazionale. Purtroppo sia a Bologna che nel crollo del ponte sono rimasti coinvolti veicoli di imprese associate alla nostra realtà. Mi sembra doveroso rivolgere un pensiero di conforto, o meglio ancora una preghiera, per tutte le vittime, per il conducente del tir e per suoi i familiari .


Non v’è dubbio che la vicenda ha messo in prima fila il tema della sicurezza con il tentativo di colpevolizzare il mondo del trasporto pesante in responsabilità che non gli appartengono totalmente. E’ innegabile che esistano tra gli operatori del trasporto soggetti che operano al di fuori del rispetto delle regole ma quello che traspare in tutta la sua evidenza è che da parte della pubblica Autorità poco si faccia per dar vita ad un sistema funzionale a determinare la certezza della possibilità dei controlli.


Sulla tragedia di Genova si sta assistendo ad un balletto indecoroso che probabilmente mira a raggiungere obiettivi non proprio in sintonia con le esigenze della gente e dell’economia. Che si debbano accertare le reali cause e le responsabilità è fuori discussione. E’ altrettanto evidente che montare polemiche di natura politica che producono confusione e soprattutto spostano l’attenzione dai problemi reali, è una vergogna.


Assistere coloro che sono stati coinvolti, realizzare in tempi brevi un nuovo ponte e trovare delle soluzioni che consentano il più possibile alle attività legate al porto ed alla vita dei cittadini genovesi di ottenere una funzionalità accettabile sono gli interventi da fare subito. Dividersi invece sugli aspetti legati alla nazionalizzazione o meno delle Autostrade (tema di tutto rispetto ma che viene certamente dopo) dimostra quanto stiano a cuore ad una certa classe politica le condizioni dei cittadini.


Intanto alcuni interventi possono essere realizzati subito. Il ministro Toninelli, che peraltro ha inserito le questioni legate alla sicurezza ed al rispetto delle regole nel programma presentato alle commissioni  di Camera e Senato, delle ipotesi di soluzione che Conftrasporto pienamente condivide, possono e devono essere attuate subito. Mi limito a citare la questione della responsabilità condivisa dei componenti della filiera del trasporto che deve per legge essere sempre accertata quando in incidenti si riscontrino decessi o feriti gravi e che dopo le sentenze della Corte Costituzionale e della Suprema Corte di giustizia europea dovrebbero portare alla pubblicazione dei costi minimi della sicurezza da parte della pubblica Autorità. La richiesta che era stata condivisa già dal ministro Delrio non è ancora diventata operativa. Il ministro Toninelli la renda in tempi rapidi efficace. Così come la questione della sicurezza dei manufatti. Se è vero che il 60% dei ponti, come si legge sulla stampa, sarebbero da verificare in quanto a rischio, la prima cosa da fare è riportare la norma dell’articolo 10 del Cds all’interpretazione, in atto fino al 2006, che impone la presenza di un pezzo unico ed indivisibile per determinare l’eccezionalità del trasporto. Mentre la politica discute, la circolazione di tali automezzi continua ad avvenire senza il minimo intervento. Il ministro è in grado di affrontare subito la questione e trovare una soluzione immediata e calibrata.  Nel programma anzidetto l’argomento del pezzo unico ed indivisibile è presente. Perché non intervenire?


Ancora: quanti degli automezzi in circolazione non hanno potuto effettuare la revisione annuale, non per colpa loro, ma perché non esistono negli uffici delle motorizzazioni tecnici in grado di realizzarle? Anche in questo caso concreto, che impatta sulla sicurezza, perché non agire? Eppure la tutela dell’incolumità e della sicurezza sono sufficienti per interventi legislativi aventi carattere d’urgenza. Perché anziché perdersi sulle questioni che debbono essere affrontate (ma solo dopo che la magistratura e le Autorità competenti si siano pronunciate) si sceglie solo di fornire notizie ai media per indirizzare l’attenzione dei cittadini su temi concreti e non si trovano le soluzioni? Sentire oggi dissertazioni su chi debba fare il ponte di Genova non servirà a far dimenticare che se si fosse realizzata la “Gronda” già prevista trent’anni fa proprio per separare il traffico di transito da quello locale, probabilmente il ponte non sarebbe collassato? Non è che si voglia creare una cortina fumogena per impedire che la gente si domandi chi siano coloro che in tutti questi anni si sono opposti alla realizzazione della “Gronda” e che ora si atteggiano a vergini illibate? 


Vi esimo dall’esprimere cosa penso della gran parte della stampa che è in possesso di tutti gli elementi per aprire inchieste fondate su dati tecnici e non sui “si dice” e che, nonostante sollecitata (una mia lettera su questo tema non è stata ripresa da nessuno), quello che si legge sono ricostruzioni approssimative e poco attinenti alla realtà vera dei problemi. Invito a riascoltare alcune considerazioni dell’indimenticabile Giorgio Gaber che più volte si è espresso sui modi di informare fino a definirli “quei bordelli di pensiero che chiamano giornali…”Forse molte risposte le troveremmo.
 

30 agosto 2018

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