IL PUNTO di Paolo Uggè

Esistono alcuni “fantasmi” che circolano nel nostro Paese. L’immigrazione clandestina ed i migranti, blocchi alla libertà di circolazione in zona Brennero; tagli ai vitalizi e alle pensioni d’oro; ambientalismo esasperato ed emergenza occupazione ed infine i riders.


Il tema dei migranti va affrontato con molto rispetto. Si tratta di uomini, donne e bambini nei confronti dei quali le società civili hanno il dovere di garantire un trattamento “umano”. Tuttavia accogliere non è un verbo a senso unico. Chi viene accolto ha “l’obbligo di condividere i valori fondanti della Costituzione del Paese accogliente e rispettare le leggi”. La destinazione umana infatti è “un valore reciproco che impegna sia chi apre la porta di casa e chi la sta varcando”.


Se, anziché scadere nell’affarismo (come appare sentendo i media) che sembra essere “il dominante” nel significato del valore dell’accoglienza o nel “buonismo di facciata” che non chiede all’accolto di rispettare le leggi ed i valori di chi riceve, si fosse, da subito, dato applicazione ai principi enunciati, il fenomeno delle migrazioni non sarebbe mai divenuto lo strumento scardinante i principi di convivenza civile e rapporti tra Stati e popoli. E’ il comportamento di alcuni di questi migranti ed il pietismo ad innescare le reazioni di rifiuto di molti dei nostri concittadini.


Le conseguenze stanno portando all’introduzione di forme di restringimento di quelle libertà che stanno alla base dell’Unione europea. La più grave è la limitazione della libertà di circolazione delle persone e delle merci che viene oggi utilizzata per fronteggiare un fenomeno che è irresponsabilmente è stato lasciato crescere.


Se chi Governa un Paese non comprende e non sa distinguere le priorità le conseguenze rischiano di essere gravi perché i nodi prima o poi arrivano al pettine (ovviamente la considerazione non si limita al Governo in carica da poco tempo).


Il caso Brennero ne è un esempio. Per un Paese periferico come l’Italia la permeabilità dei valichi alpini è un fattore strategico. 524 MLD di euro pari a 200 milioni di tonnellate/anno attraversano i valichi alpini. Di queste il 60% interessano i valichi austriaci. I ritardi di una sola ora generano sul sistema produttivo un costo annuo pari a 203 milioni di euro, 170 mil. solo per il mondo dell’autotrasporto. Ad oggi registriamo dichiarazioni da parte di organismi europei, del Ministro dei Trasporti italiano ma dello stesso Governo austriaco che comincia a preoccuparsi per i possibili mancati introiti che un blocco al Brennero produrrebbe alle entrate del proprio Stato. Ciò nonostante imperterrito prosegue con la propria strategia.


Certamente i danni  al sistema produttivo nazionale per il rallentamento del traffico pesante dovrebbe prevalere sulla considerazione  che questo fermerebbe anche gli immigrati che intendono entrare in Italia. Il rallentamento nella filiera produce la ricerca di soluzioni alternative, che non può essere il trasporto su ferro per il semplice fatto che non esiste, ma il rischio è l’esclusione dai mercati delle merci che il sistema Italia produce. Questo danneggerà l’intero sistema paese. Non sarà il caso di compiere qualche riflessione più complessa rispetto al tema dei migranti che sembra essere l’unico aspetto sul quale si concentra l’interesse di chi dovrebbe occuparsi anche della politica dei trasporti?


Sicuramente anche il dibattito sui vitalizi di persone che sono state chiamate a rappresentare il popolo per mezzo di libere elezioni, altro argomento che domina il dibattito politico, è sicuramente utile per attirare la superficiale attenzione ed anche condivisione dei cittadini oscurando però altro.


È trascorso un primo periodo dall’insediamento dell’Esecutivo ma non sono state assegnate ancora le deleghe ed alcune Commissioni parlamentari sono ancora inattive. Non voglio sminuire l’utilità del dibattito sui diritti acquisiti ma forse, alla luce delle situazioni nelle quali si trova il Paese forse non sarebbe più importante affrontare le questioni di natura economica in modo concreto, dopo aver sentito le parti rappresentative degli interessi economici piuttosto che dilaniarsi sul tema dei vitalizi del valore di qualche decina di milioni.


Un ulteriore esempio proviene dalla questione occupazionale giovanile. Se evidenziamo la necessità di interventi per incrementare l’occupazione vogliamo segnalare come esista nel settore del trasporto merci una potenziale esigenza di impiego ipotizzato, nel volgere di pochi anni, per oltre 10 mila conducenti di automezzi pesanti. Possibile che uno Stato debba pensare di dare sussidi a fannulloni che non intendono lavorare anziché, con strumenti adeguati, favorire opportunità di lavoro? La professione dei conducenti è certamente impegnativa, anche se oggi molto meno faticosa degli anni passati, ma la remunerazione è soddisfacente. Perché il Ministero del Lavoro non rafforza l’esperimento lanciato dal Comitato Centrale dell’Albo, potenziandolo, rendendolo più efficace ma offrendo anziché assistenzialismo opportunità di impiego? Nell’autotrasporto l’occupazione è un problema.  Il tema dei riders è importante ma forse quello delle motorizzazioni che non effettuano revisioni, o il rischio Ilva che rischia di mettere sul lastrico decine di migliaia di persone dovrebbe essere prioritario. Quello che appare è che il  mantenimento dei fannulloni sia centrale nella politica in tema di lavoro, anche se non è così. 


Il terzo argomento che domina sui media è il rispetto dell’ambiente e le iniziative da assumere. Non si può che restare perplessi di fronte alla superficialità di soluzioni ottimali ipotizzate senza approfondire su cosa genera l’energia elettrica che muove i treni, quanto inquinano i reflui della zootecnia, gli impianti a legna che hanno un potere di inquinamento molto più elevato del gasolio. (Un camino ha un potere 4 mila volte superiore di un impianto a metano, una stufa a pellet trecento volte di più). Le auto elettriche necessitano di batterie. Dove si smaltiranno? E la rete distributiva esiste? L’autotrasporto oggi  può essere di supporto a trovare soluzioni che riescano a conciliare la revisione delle risorse al settore con il rispetto dell’ambiente, il rinnovo del parco circolante e la competitività delle imprese. Cominciamo allora da lì!


Quesiti sui quali chi è chiamato a governare dovrebbe riflettere prima di ipotizzare soluzioni fondate su annunci di ciò che si farà ma  che spostano in là i tempi  e non sono utili per generare crescita nel Paese.

06 luglio 2018

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