IL PUNTO di Paolo Uggè

Passato il periodo pasquale le attività del Paese si sono rimesse in moto. Anche la situazione politica è ripartita con le consultazioni per il nuovo Esecutivo che il Presidente della Repubblica ha avviato in questi giorni.


Anche le nostre imprese attendono mutamenti, sperando che siano positivi. Per ora restano in fiduciosa attesa dell’emanazione di provvedimenti che dovrebbero assegnare le risorse per gli interventi già definiti a favore del settore.


La nostra attesa ovviamente è molto concentrata su quale sarà la politica che il nuovo Governo sceglierà di attuare nel mondo dei trasporti. Quello che non possiamo sottacere è che, nel frattempo, aspetti delicati restano senza soluzione, danneggiando imprese, ma soprattutto non si conosce quali saranno le scelte del  futuro. L’incertezza è un costo pesante.


Quello che preoccupa è che non abbiamo sentito la benchè minima attenzione ai temi della mobilità, della connettività logistica né a come si intendono affrontare le intenzioni che l’U.E e altri paesi (l’Austria è una di questi) stanno assumendo sui trasporti, con ricadute sulle attività economiche nazionali.


Mi pare di rivivere, e se ci penso mi corre un brivido alla schiena, la situazione dei trasporti eccezionali dove esisteva l’interesse di tutte le componenti della filiera ad intervenire. Tuttavia a lanciare ripetute grida d’allarme siamo stati molto in pochi. Solo qualche timido segnale da parte del mondo della committenza, giunto in zona Cesarini, quasi a voler certificare la propria presenza, ma che non ha certo contribuito a rimuovere gli ostacoli. Si è proseguito, mi si passi il brutto termine, all’italiana, a rischio e pericolo degli operatori, sperando che nulla di nuovo e grave abbia a ripetersi. 


Con i divieti del Tirolo che l’Austria ha già iniziato ad applicare le misure restrittive nei confronti del trasporto su strada nonostante le segnalazioni e grida di allarme che abbiamo lanciato, anche con interrogazioni alla Commissaria europea. Si vi sono state prese di posizione positive e tempestive, anche del Ministro Delrio. Ma la decisione è stata attuata. La voce del nostro Esecutivo è talmente flebile che anche se decidessero di invadere i nostri confini (a Bardonecchia qualcosa di simile è già avvenuto) molto probabilmente si continuerebbe a discutere se tizio debba entrare oppure no nel futuro Governo, se sarà un Esecutivo di scopo o ci porterà di nuovo a votare,  oppure se si tornerà ai governi della “non sfiducia”. Un grande uomo politico del passato e ministro dei trasporti Carlo Bernini usava dire che “coe ciacoe no se impasta fritoe” (con le chiacchiere non si fanno frittelle). Il fatto che Paese da troppo tempo sia senza una guida precisa è un grosso problema ma intanto si continua a chiacchierare….


Come si può pensar bene di una classe politica che non ha saputo rendersi conto di quanto stava montando nella gente e che invece di approvare una legge che in nome dei superiori interessi del Paese  assicurasse dopo pochi giorni l’insediamento di un Esecutivo, ha preferito guardare alle proprie esigenze  ed in base ai sondaggi rabberciare una legge elettorale che non funziona e sta condannando il Paese all’inattività.


Forze sociali, forze politiche, corpi intermedi umiliati e sottomessi alle esigenze  di pochi  “personaggetti”  che interpretano le leggi per gli amici e le applicano ai nemici, ( arrivano anche ad aggiustare norme di natura amministrativa), che elargiscono promesse e suscitano speranze, costruite su illusioni che non realizzeranno mai. Tutto questo  allontanerà la gente in modo definitivo. Salvo non rinasca quel senso di responsabilità sociale e politica, (con la P maiuscola),  che sappia rimettere al centro gli interessi del Paese.


Forse è giunto il momento che ognuno di noi riscopra il gusto del valore della  partecipazione. Che, come cantava Gaber, era il modo vero per  essere liberi.

09 aprile 2018

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